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Museo Marino Marini

Pablo Bronstein. Studi di scomposizione manierista

12.12.2015

a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi 

 

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 12 dicembre la personale dell'artista Pablo Bronstein (1977), con un progetto inedito pensato e realizzato per il Museo fiorentino, a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi. La mostra, dal titolo Studi di scomposizione manierista, è la prima personale dell’artista in un’istituzione museale italiana. Pablo Bronstein si misura in questo progetto su un tema a lui particolarmente caro, come da molto tempo va facendo: la rielaborazione di stilemi e concetti decorativi dell’architettura e del teatro europeo dal rinascimento ai giorni nostri. Le sue elaborazioni, formalmente concretizzate con disegni di raffinatissima fattura, istallazioni e performance, concettualizzano un tema affascinante e incontrollabile, dettato nei sui principi dalla fantasia e capacità di elaborare dati esistenti, andando a definire un’affascinante metastoria dell’architettura. Per la mostra sarà presentata una nuova serie di disegni e maquettes sviluppate dall’artista in dialogo con il Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti nella Cappella Rucellai, entrato a far parte del percorso di visita del Museo Marini grazie al restauro del 2013. Capolavoro del Rinascimento, progettato sul modello del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il Tempietto fu commissionato ad Alberti da Giovanni di Paolo Rucellai e la sua costruzione fu completata nel 1467. Nella mostra sono presenti alcuni temi fondamentali della ricerca dell’artista, e in particolare le relazioni estetiche e concettuali tra il modello e gli oggetti che derivano dal suo studio. In un gioco continuo di sovrapposizioni di stili, citazioni e confronti, Bronstein costruisce un resoconto storico immaginario dell’opera di Alberti, seguendola idealmente nei secoli successivi alla sua costruzione, dalle possibili contaminazioni manieriste, fino ad arrivare agli esuberanti stilemi decorativi e teatrali del barocco. Attraverso l’uso di stampe e rendering 3D estremamente elaborati, l’artista costruisce dei modellini che riproducono in scala ridotta il Tempietto - Sepolcro Rucellai con leggere correzioni manieriste I-IV – con delle aggiunte decorative come nicchie, colonne o altre aperture. Una sezione della mostra sarà dedicata ad opere realizzate dall’artista negli ultimi anni, tra cui il video Origin of Sprezzatura (2010), in cui si fa riferimento al termine coniato nel ‘500 da Baldassarre Castiglione per indicare l’atteggiamento del cortigiano, e una selezione di disegni dell’artista, eseguiti tra il 2007 e il 2014, provenienti da importanti collezioni private italiane. Chiude il percorso espositivo Sepulchre with Dancer (2012), documentazione video di una performance nella quale la figura umana di un ballerino era chiamata a interpretare l’immobilità di un monumento funebre.  

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Franco Noero (Torino) e Herald St. (Londra). Si ringrazia inoltre per il sostegno Golden View Open Bar.

Filtri: Museo Marino Marini, Arti visive, 2015

Base

MARTIN CREED

05.12.2015

BASE / Progetti per l’arte dal 5  Dicembre  al 6 Febbraio presenta la mostra di Martin Creed, concepita appositamente per lo spazio non-profit di Firenze. Il vernissage diversamente dal consueto avverrà in una data a sorpresa decisa dall’artista che sarà presente e che intende così spostare l’attenzione sulla fruizione dell’opera più che sull’evento connesso alla sua presentazione.

Il progetto di Martin Creed per BASE / Progetti per l’arte è animato da differenti opere che fanno percepire lo spazio fisico allo stesso tempo espanso, compresso, dilatato e pieno. Questo avviene grazie all’equilibrio degli interventi “Work No. 920” del 2008 (wall painting), “Work No. 672, FRIEND” del 2007 (neon), “Work No. 2199” del 2015 (quadro con geometrie in gesso), “Work No. 1597, Laura” del 2013 (ritratto), “Work No. 2097” del 2014 (quadro astratto) e “Work No. 921” del 2008 (wall painting). Le opere si distribuiscono nei due spazi, da sinistra a destra, come a “perimetrare” per evidenziare, ma anche per rarefare i confini fisici della scatola architettonica in cui si manifestano.

Le forme geometriche o astratte, come gli environment o le installazioni, sono sempre per Martin Creed non il fine bensì il mezzo per creare un dialogo con il contesto. Questo approccio è portato alle estreme conseguenze nel progetto a BASE dalla presenza della scultura “Work No. 1638” del 2013 a forma di ziggurat di 5 longarine di ferro di misura decrescente poste una sopra l’altra. La scultura, ingombrando il centro dello spazio, destabilizza la possibilità di una visione contemplativa delle singole opere, costringendo lo spettatore a vivere quel luogo come un landscape composto da vari rumori di fondo. Inoltre, la scelta di non far coincidere l’inaugurazione con il giorno dell’apertura della mostra, è il modo da parte dell’artista di creare un tempo di attesa e far riflettere in maniera delicata sulla relazione che esiste oggi tra l’opera e l’evento, connesso alla sua presentazione nel mondo dei media, quello sociale e del sistema dell’arte.

Filtri: Base, Arti visive, 2015

River to River

River to River Florence Indian Film Festival 2015

05.12.2015

Si chiude con oltre 12200 presenze la 15/a edizione del River to River Florence Indian Film Festival. Il best of sarà proiettato a gennaio all’interno della programmazione della Cineteca di Bologna e a febbraio allo Spazio Oberdan di Milano

Il film sul dramma di Bhopal: A Prayer for Rain di Ravi Kumar

vince il premio River to River Award per il Miglior Film  

Il premio miglior cortometraggio è andato a Sarmad Masud per Two Dosas.

The Hope Doctors di Diya Banerjee ha vinto il premio come miglior documentario.

Firenze, 11 dicembre - Nel giorno dedicato ai diritti umani – il 10 dicembre – è stato Bhopal: a prayer for rain di Ravi Kumar, che ripercorre uno dei più gravi disastri chimici della storia, a 31 anni dalla notte in cui una fuga di gas letale della fabbrica di pesticidi della Union Carbide di Bhopal, in India, ha causato la morte di migliaia di persone, a vincere il premio River to River Award per il Miglior Film della 15/a edizione del River to River Florence Indian Film Festival, unico festival in Italia interamente dedicato alla cinematografia indiana (Cinema Odeon, Firenze).

Il film, prodotto dal Bhopal Medical Appeal, organizzazione che si occupa delle vittime della tragedia è interpretato da un cast internazionale, tra cui Misha Barton, Martin Shen e Kal Penn. A ricevere il premio è stato David Brooks, sceneggiatore del film.

La 15/a edizione de festival si è chiusa ieri con circa 12200 presenze in sei giorni (quasi il 30% in piùrispetto allo scorso anno). Nella giornata di ieri, giovedì 10 dicembre, sono stati decretati anche i film vincitori del “River to River Audience Award” assegnato dal pubblico per la categoria dei documentari e dei cortometraggi.

A farla da padrone è ancora la tematica dei diritti umani e l’attenzione per l’altro, al centro del documentarioThe Hope Doctors di Diya Banerjee che si è aggiudicato il premio come miglior documentario; il docu racconta le mancanze del settore sanitario indiano, che vengono sanate e raccontate dai medici e operatori che praticano la clownterapia.

Il premio miglior corto è andato invece a Sarmad Masud per Two Dosas, tragicomica commedia romantica, che racconta del primo appuntamento tra l’insegnante di scienze Pavan e Chloe.

“E’ stata un bella edizione, unica nel suo genere - spiega Selvaggia Velo, direttrice del festival - perché è stata possibile anche grazie alla campagna di crowdfunding, e quindi tutti i donatori si sono sentiti parte del festival. Lo abbiamo notato anche in sala, nelle reazioni delle persone, è stato un festival davvero partecipato. I film - prosegue la Velo - hanno ottenuto dei punteggi alti, segno che la selezione di quest’anno è stata molto apprezzata dal pubblico. Deepa Mehta, poi, è stata una grande ospite, e la presentazione in prima italiana di Beeba Boys è stato uno dei momenti più emozionanti di questa edizione. Vince Bhopal: A Prayer for Rain - conclude la direttrice - in cui si parla dei diritti umani e delle tragedie del mondo, segno che l’importanza del messaggio, nei film, rimane centrale, e sono queste le storie che colpiscono di più”.

La manifestazione, inserita nell’ambito della 50 Giorni di cinema internazionale a Firenze, ha presentato 30 film tra prime nazionali, europee e mondiali, dalle novità del circuito indipendente, alle ultime produzioni di Bollywood, fino alla scena contemporanea della video arte, con 15 ospiti tra cui la star Deepa Mehta, regista indiana di fama mondiale, a cui il festival ha dedicato la retrospettiva italiana dei suoi film.

Il River to River non è ancora finito: nel 2016 una selezione dei “best of” e i film vincitori dell’edizione 2015saranno proiettati a gennaio al cinema Lumiere di Bologna, inseriti per la prima volta all’interno della programmazione della cineteca, mentre dal 12 al 14 febbraio approderanno per il terzo anno consecutivoallo Spazio Oberdan di Milano.

Filtri: River to River, Festival, Cinema, 2015

Lo schermo dell'arte

Lo Schermo dell'Arte - edizione 2015

Evento inserito nella rassegna Lo Schermo dell'Arte - edizione 2015

18.11.2015

Dal 18 al 22 novembre a Firenze si terrà LO SCHERMO DELL'ARTE FILM FESTIVAL, Festival internazionale di cinema e arte contemporanea, diretto da Silvia Lucchesi, un ricco programma di film dedicati ai maggiori protagonisti delle arti contemporanee tra cui Peggy Guggenheim, Richard Hamilton e Marcel Duchamp, i maestri della Land Art e Jan Fabre; cinema d'artista con film, tra gli altri, di Pierre Huyghe, Flatform, Sarah Vanagt, talks, workshop, ospiti internazionali tra cui Martial Raysse e Runa Islam, il Focus on dedicato al regista e videoartista tedesco Harun Farocki. Infine ritorno dell'arte contemporanea a Palazzo Strozzi con la mostra VISIO. Next Generation Moving Image, curata da Leonardo Bigazzi, 12 giovani artisti che presenteranno fino al 20 dicembre i loro lavori video negli spazi della Strozzina.
Film dell’Opening Night è l’acclamato Francofonia di Alexandr Sokurov, in concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia, che racconta la collaborazione tra il direttore del Louvre Jacques Jaujard e l'ufficiale tedesco Franziskus Wolff-Metternich per salvare i tesori del museo parigino durante l'occupazione nazista. Prosegue, inoltre, la collaborazione con Palazzo Grassi – Punta della Dogana e Gucci Museo, iniziata lo scorso anno: sabato 21 novembre, l’artista francese Martial Raysse, in conversazione con Martin Bethenod direttore di Palazzo Grassi, presenterà sei suoi film. In collaborazione con il Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, giovedì 19 novembre presso l’Aula Magna del Rettorato, per la sezione Festival Talks, si terrà una conversazione tra l’artista e filmmaker britannica Runa Islam e lo storico dell’arte Riccardo Venturi. Nell’ambito del Festival si terrà, inoltre, la IV edizione di VISIO European Programme on Artists’ Moving Images curato da Leonardo Bigazzi e rivolto ad artisti under 35 che lavorano con le immagini in movimento, che inaugurerà martedì 17 novembre con la mostra VISIO. Next Generation Moving Images (Strozzina, fino al 20 dicembre). A questo ricco calendario si aggiunge l'importante novità di quest'anno, Feature Expanded, primo programma di formazione al mondo rivolto ad artisti con background nel campo delle arti visive, ideato e organizzato da Lo schermo dell'arte e da HOME Manchester, sostenuto dal Creative Europe MEDIA, e diretto da Leonardo Bigazzi e Sarah Perks, con project partner Netherlands Film Fund, University of Salford, Manchester e Toscana Film Commission.

 

Lo schermo dell’arte Film Festival 2015 è incluso nella rassegna 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze; riceve il contributo di Creative Europe-MEDIA, Regione Toscana, Ente Cassa di Risparmio/OAC Osservatorio per le arti contemporanee; è realizzato con il sostegno di Fondazione Palazzo Strozzi, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia, Institut français Firenze, Deutsches Institut Florenz, Accademia di Belle Arti di Firenze e il patrocinio di Confederazione Svizzera-Ambasciata di Svizzera in Italia. in collaborazione con il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale “Cantiere Toscana Contemporanea”.

Filtri: Lo schermo dell'arte, Festival, Cinema, Arti visive, 2015

Fondazione Targetti

Michele De Lucchi | I miei orribili e meravigliosi clienti

17.11.2015

Osservatorio sull'Architettura | Fondazione Targetti
Ordine degli Architetti P. P. C.  di Firenze | Fondazione Architetti Firenze | Quodlibet

Villa La Sfacciata | Fondazione Targetti | via Volterranea | 82 | Firenze

Michele De Lucchi ha sempre tenuto conferenze cercando di incuriosire il pubblico con racconti sui suoi clienti e aneddoti sulla sua vita professionale. Solo nel corso della conferenza gli ascoltatori capivano che i clienti non erano i tradizionali committenti, i presidenti degli stati, i famosi industriali o i grandi investitori quanto i temi, i valori e gli ideali del mondo contemporaneo, interlocutori simbolici che quotidianamente orientano l’architetto.
Il libro I miei meravigliosi e orribili clienti (Quodlibet 2015) getta finalmente luce sui protagonisti nascosti del lavoro di De Lucchi e in un modo insolito: secondo Domitilla Dardi, autrice della nota in calce al libro, si tratta in realtà di una vera e propria autobiografia che si dipana grazie a una successione di immagini scelte per lo più in ordine cronologico. Si va dalle scorribande giovanili di De Lucchi nell'alveo dell'architettura radicale - com'è noto si è laureato a Firenze -, alle sue esperienze nel design milanese degli anni '80 nel gruppo Alchimia fino all'affermazione del proprio studio professionale, impegnato equamente in progetti di architettura, allestimento museale e design. Fra le immagini più note del suo lavoro compaiono qui anche aspetti più intimi come i modelli ispiratori scolpiti con la motosega nello studio privato, i disegni fatti con matite temperate col coltellino e gli oggetti e le lampade di Produzione Privata. Il genere letterario in cui il libro si inserisce, forse a sua insaputa, è quello della novella: della forma breve, ma ricco di aneddoti, motti di spirito e facezie del tutto personali e spesso esilaranti.
Scrive De Lucchi che «Come architetto ho trattato come miei clienti ideali i temi dell'industria, del mercato, dell'artigianato, della sperimentazione, dell'avanguardia, della tecnologia, della natura, della cultura e molti altri di cui mi sono anche innamorato e che ho servito come veri clienti più importanti di quelli commerciali della vita professionale. Questa è la mia filosofia e la racconto per convincere soprattutto i giovani architetti e designer che, se vogliono veramente avere gratificazione nella professione devono saper trovare i propri clienti soprattutto e prima di tutto dentro se stessi».
Alla Sfacciata De Lucchi farà un salto nel tempo: dialogherà con il suo ex professore e relatore di tesi, Adolfo Natalini, che lo indirizzò verso i sentieri immaginifici dell'architettura e del design radicale. Saranno presenti alla discussione anche Manuel Orazi, storico dell'architettura, e l'assessore all'urbanistica del comune di Firenze, Lorenzo Perra.

Evento sostenuto da: B&C Speakers spa | Gervasi Costruzioni spa | Osservatorio Arti Contemporanee ECRF | Targetti Sankey spa.

Filtri: Fondazione Targetti, Architettura, 2015

50 giorni di cinema internazionale a Firenze

50 GIORNI CINEMA INTERNAZIONALE 2015

Evento inserito nella rassegna 50 GIORNI CINEMA INTERNAZIONALE 2015

29.10.2015

Prodotta da Quelli della Compagnia di Fondazione Sistema Toscana, la 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze nasce nel 2007 per dare un “cartellone unico” e una sede unificata a tutti i principali festival cinematografici fiorentini con una vocazione internazionale. Il progetto comprende 9 festival, oltre 150 film in anteprima, rappresentativi di 20 Paesi nel mondo, oltre 300 ore di programmazione, che contano circa 40.000 presenze, per mostrare al pubblico il cinema di qualità, “invisibile” nella distribuzione nazionale.

La rassegna è un evento unico nel panorama cinematografico nazionale ed europeo, una vera e propria stagione autunnale di cinema tra anteprime, retrospettive, concorsi e incontri con gli autori. I festival assolvono oggi una funzione importante per la diffusione del cinema d’autore, offrendo visibilità e una possibilità di distribuzione “alternativa” a quei film che non trovano spazio nella filiera tradizionale. I festival della 50 Giorni sono: France Odeon, Festival del cinema francese contemporaneo; Immagini e Suoni del Mondo – Festival del Film EtnomusicaleFestival Internazionale di Cinema & DonneLo Schermo dell’Arte Film FestivalFlorence Queer FestivalFestival dei Popoli – Festival Internazionale del Film DocumentarioRiver to River Florence – Indian Film Festival; Una Finestra sul Nord – rassegna di cinema finlandese e Premio NICE Città di Firenze. L'edizione 2015 ospita inoltre, per la prima volta, Il Cinema Ritrovato, una selezione di classici restaurati dalla Cineteca di Bologna presentati in anteprima a Firenze.   

Filtri: 50 giorni di cinema internazionale a Firenze, Cinema, 2015

Museo Marino Marini

Alfred Jarry. Un programma (patafisico) di performance, installazioni, incontri e proiezioni

07.10.2015

con Julien Bismuth, Kasia Fudakowski, Petrit Halilaj, Pierre Huyghe e Luigi Presicce

a cura di Leonardo Bigazzi

 

Il Museo Marino Marini, insieme all’Institut français di Firenze, presenta Alfred Jarry Archipelago: ’HA ’HA, un programma di performance, installazioni, incontri e proiezioni a cura di Leonardo Bigazzi con gli artisti Julien Bismuth, Kasia Fudakowski, Petrit Halilaj, Pierre Huyghe e Luigi Presicce. Il progetto, della durata di quattro giorni, dal 7 al 10 ottobre, si svolgerà in vari luoghi della città, dal Museo Marino Marini all’Institut français, al Cinema Spazio Alfieri, e altri luoghi ancora. È incluso in PIANO, piattaforma preparata per l'arte contemporanea, Francia-Italia 2014-2016, ed è realizzato nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2015 organizzata dal Comune di Firenze. Poeta, drammaturgo, disegnatore e punto di riferimento delle avanguardie storiche, Alfred Jarry (1873–1907) ha contribuito con la sua opera a scardinare vincoli e convenzioni artistiche e sociali a cavallo tra i due secoli, suscitando ammirazione in personalità come Guillaume Apollinaire, Antonin Artaud, André Breton, Pablo Picasso e Marcel Duchamp. Dopo oltre un secolo, la sua opera e le sue idee rappresentano ancora una fonte d’ispirazione per molti artisti contemporanei. Dal personaggio di Ubu Re, simbolo degli aspetti più assurdi e grotteschi del potere, alla Patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie e delle eccezioni, nell’opera di Jarry si ritrova il suo spirito proto-dadaista in cui la coesistenza degli opposti, rappresentati dall’espressione ‘HA ‘HA in Faustroll, annulla ogni separazione tra il serio e il comico, rimanendo tragica e burlesca allo stesso tempo. Il suo anticonformismo irriverente, espressione di un rifiuto delle norme e dei limiti che regolavano i canoni della vita borghese, ne ha caratterizzato non solo l’opera ma anche la vita. Il progetto fiorentino è parte di un programma di ricerca più ampio, Alfred Jarry Archipelago, pensato come un’indagine approfondita delle tematiche presenti nell’opera dell’intellettuale francese che si ritrovano ancora oggi nelle opere di molti artisti contemporanei. Ideato e sviluppato da Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi con Keren Detton e Julie Pellegrin direttrici dei due centri d’arte francesi, Le Quartier (Quimper) e La Ferme du Buisson (Noisiel), Alfred Jarry Archipelago prevede oltre al programma a Firenze anche due mostre collettive organizzate dai partner francesi, e altri progetti espositivi associati tra cui la mostra di Guy de Cointet al M Museum Louvain (Belgio). Infine sarà prodotta un’importante pubblicazione nel 2016.

 

Il progetto è realizzato nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2015 organizzata dal Comune di Firenze e riceve inoltre il sostegno della Regione Toscana.

Filtri: Museo Marino Marini, Performing Art, Arti visive, 2015

Tempo Reale

Tempo Reale Festival 2015 - Rewind musiche non lineari

Evento inserito nella rassegna Tempo Reale Festival 2015 - Rewind musiche non lineari

26.9.2015

Si intitola Rewind. Musiche non lineari l'ottava edizione del festival prodotto e organizzato dal centro fondato da Luciano Berio. Il Tempo Reale Festival, dal 26 settembre al 10 ottobre, aprirà le porte della città alla sperimentazione sonora, invadendo luoghi come la Ex Manifattura Tabacchi, tempio dell'archeologia industriale fiorentina e parchi cittadini, confrontando la ricerca dei grandi maestri con quella delle nuove leve, in un crogiolo creativo distribuito in 10 performance e concerti, libero da condizionamenti e aperto a tutto ciò che di nuovo c’è nella musica e nel suono. L'edizione di quest'anno “è un’azione che partendo da grandi compositori del passato getta un ponte verso la musica più attuale – nell'idea della direzione artistica di Francesco Giomi - il riavvolgimento del tempo – rewind – parte da tre figure fondamentali della sperimentazione sonora, due francesi ed una americana. A Bernard Parmegiani e Luc Ferrari sono dedicati due concerti, per il loro valore e la loro influenza su intere generazioni di creativi. Di Bernard Parmegiani saranno eseguiti alcuni estratti da La Création du Monde (1996), un vero e proprio poema sinfonico elettroacustico volto a trovare una sonorità descrittiva di quell’evento. Con il mitico In C di Terry Riley, con 18 strumentisti che eseguiranno uno dei primi brani minimalisti della storia, si chiude l’edizione di quest’anno, un’edizione che inventa anche il nuovo format Klang, dove musicisti e gruppi nella fase iniziale della carriera si confrontano con il lavoro di artisti consolidati sul terreno fertile della sperimentazione e contamina anche la danza dei Kinkaleri, un gesto che diventa suono su una drammaturgia ispirata al brano Real Good Time di Lou Reed. Un percorso dunque che, seguendo la non linearità dei linguaggi, tocca espressioni, modalità, approcci anche estremi, dando vita ad un festival quanto mai corale, come nella sua giornata inaugurale: sabato 26 settembre per la prima volta dalla sua chiusura la Ex Manifattura Tabacchi apre le porte al pubblico per l'arte contemporanea in un SOUND DAY interamente dedicato alla sound art con un workshop e cinque performance che per un giorno trasformeranno la Manifattura in una fabbrica del suono; mentre domenica 27 un percorso installazione nel parco di Villa Vogel con musicisti di diverse etnie e culture valorizzerà attraverso la musica e lo stare insieme il parco cittadino.

 

Sostenitori istituzionali: Regione Toscana; Città Metropolitana di Firenze e Comune di Firenze. Sostenitori progettuali: Ente Cassa di Risparmio di Firenze; Osservatorio per le Arti Contemporanee; Quartiere 4; Mibact; Miur; Siae; Estate Fiorentina; Cantiere Toscana Contemporanea/Museo Pecci Prato. Partners: CANGO/Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza; Kinkaleri; Spazio K; Istituto Francese di Firenze; INA _ GRM di Parigi; Scuola di Musica di Sesto Fiorentino; Accademia di Belle Arti di Bologna. Media partners: Firenze Spettacolo; Rete Toscana Classica; The Florentine.

Filtri: Tempo Reale, Danza, Musica, Performing Art, 2015

Fondazione Targetti

Superstudio | La vita segreta del Monumento Continuo

24.9.2015

Osservatorio sull'Architettura | Fondazione Targetti
Ordine degli Architetti P. P. C. di Firenze | Fondazione Architetti Firenze | Quodlibet

Conversazione di Gabriele Mastrigli con Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo ii Francia e Piero Frassinelli.
Villa La Sfacciata | Fondazione Targetti | via Volterranea | 82 | Firenze

Fondato nel 1966 da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, ai quali si sono poi uniti Gian Piero Frassinelli, Roberto e Alessandro Magris e Alessandro Poli, il Superstudio è stato tra i gruppi più influenti della cosiddetta architettura radicale. Nel clima generale delle neoavanguardie italiane e all’interno di un inedito e intenso campo di forza politico, il Superstudio si sviluppa a Firenze nell’alveo dell’insegnamento dei tre grandi Leonardo – Benevolo, Ricci e Savioli – in parallelo ad Archizoom, 9999, Ziggurat, UFO, Gianni Pettena, Remo Buti e altri ancora. Nonostante l’asciuttezza metafisica delle immagini – forse la critica più dura alle pretese salvifiche del Movimento Moderno – il Superstudio è stato tutt’altro che un gruppo omogeneo. Basti pensare ad Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, che arrivano all’architettura rispettivamente dalla pittura e dalla fotografia, oppure a Gian Piero Frassinelli, che coltivava interessi specifici per l’antropologia. 

Le conversazioni di Gabriele Mastrigli con i tre protagonisti, realizzate in occasione della Biennale di Venezia diretta da Rem Koolhaas – di cui è noto il debito giovanile nei confronti del gruppo fiorentino –,  e ora raccolte nel volume La vita segreta del Monumento continuo (Quodlibet 2015) ripercorrono, ciascuna da un punto di vista differente, l’intero percorso del Superstudio: dalla mostra fondativa Superarchitettura, alle visioni distopiche del Monumento Continuo (1969) e delle Dodici città ideali (1971), sino agli Atti fondamentali (1972-73), il più ambizioso tentativo di affrontare la relazione fra vita e progetto attraverso una radicale rifondazione antropologica e filosofica dell’architettura. 
Allo stesso tempo i tre racconti rivelano che il progetto del Superstudio consisteva nel sublimare le peculiarità dei suoi membri in un soggetto superiore e anonimo – da cui il nome stesso del gruppo – in grado di trasformare la cifra autobiografica in strategia operativa condivisa e in metodo di lavoro. È un’inclinazione che non cessa di esercitare un forte magnetismo verso le nuove generazioni di architetti e designer anche oggi, a cinquant’anni di distanza dal loro esordio.

Per capire le ragioni di questa longevità, ben lungi dal terminare, Gabriele Mastrigli  e Giovanni Bartolozzi animeranno una discussione con i protagonisti a 50 anni dalla fondazione del gruppo e in parallelo con altri due illustri cinquantenari: quelli della pubblicazione de L'architettura della città di Aldo Rossi e di Complessità e contraddizioni in architettura di Robert Venturi, che fanno del 1966 uno degli annus mirabilis del Novecento. Alberto Salvadori, direttore del Museo Marino Marini, aiuterà a sottolineare le molteplici relazioni con la scena artistica di quegli anni.

Evento sostenuto da: B&C Speakers spa | Gervasi Costruzioni spa | Osservatorio Arti Contemporanee ECRF | Targetti Sankey spa.

Filtri: Fondazione Targetti, Architettura, 2015

Museo Marino Marini

Betty Woodman

19.9.2015

a cura di Vincenzo De Bellis

 

In oltre sessanta anni di carriera - 45 dei quali passati vivendo a metà tra New York e Antella, frazione di Bagno a Ripoli -Betty Woodman è stata riconosciuta a livello internazionale come una delle più importanti artiste contemporanee. La sua carriera ha avuto inizio nel 1950, quando ha intrapreso la professione di ceramista con il proposito di creare degli oggetti che con la loro bellezza potessero arricchire la vita quotidiana. Da allora per lei il vaso è diventato oggetto di studio, produzione e fonte d’ispirazione quotidiana. Nel decostruire e ricostruire la sua forma ha creato un complesso ed esuberante corpo di scultura ceramica, il cui segno è il riflesso di una vasta gamma di influenze e tradizioni, spesso sperimentate in prima persona nei suoi numerosi viaggi. Anche se la ceramica resta infatti l’alfa e l’omega del suo dizionario artistico, attraverso l’uso di colori accesi e forme eccentriche, le sue opere hanno progressivamente violato il confine delle arti decorative per entrare prepotentemente in quello delle arti visive, valicando spesso le frontiere della pittura: nelle mani della Woodman, un vaso può prendere le forme di corpi umani e figure animali, di cuscini o di fiori, confrontarsi con una cronologia di culture diverse - dalla Grecia alla Cina passando per riferimenti alla trazione azteca, etrusca, romana fino al Rinascimento italiano - o proiettare ombre di architetture classiche su oggetti illuminati dalla luce del Pop europeo (senza mai scordare il debito con la tradizione della pittura americana Anni ‘70). Una commistione, quella tra ceramica e pittura, resa ancora più esplicita dall’integrazione in tempi recenti di tele ad elementi tridimensionali, e messa intenzionalmente in evidenza in questa mostra: le opere di Woodman si confrontano infatti qui in maniera diretta da un lato con l’opera  scultorea di Marino Marini  - attraverso un allestimento, nel secondo piano del museo, che ne esalta le sinergie - e dall’altro con l’eroica avventura pittorica del Quattrocento fiorentino, reiterato in particolare dal lavoro che apre il percorso espositivo Of Botticelli, 2013: una composizione che riempie la prima sala della mostra con frammenti di ceramica che alludono a colonne avvolte dalle vigne e vedute rinascimentali che si aprono su giardini immaginari. Dopo il Museo Marino Marini, la mostra avrà una seconda tappa presso l'ICA (Institute of Contemporary Arts) di Londra, dal 2 Febbraio al 10 Aprile 2016, dove troverà nuova configurazione e allestimento, sempre a cura di Vincenzo de Bellis. In occasione della doppia mostra è inoltre prevista una pubblicazione monografica sull’artista, finalizzata a rileggerne le evoluzioni e riscoprirne il ruolo all’interno della storia della pittura di matrice americana dalla seconda meta del Novecento ad oggi.

 

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si ringrazia inoltre per la collaborazione Antinori Art Project.

Filtri: Museo Marino Marini, Arti visive, 2015

Museo Marino Marini

Inner Beauty. Fredrik Værslev

19.9.2015

a cura di Alberto Salvadori

 

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 19 settembre la personale dell'artista norvegese Fredrik Værslev (1979), un inedito progetto pensato e realizzato per il Museo fiorentino, a cura di Alberto Salvadori. Al Museo Marino Marini l’artista presenterà due serie di opere: la prima, un gruppo di dipinti genericamente intitolato Trolley Paintings, e Glass Paintings (o Glass Sculptures), entrambe prodotte per l’occasione. I Trolley Paintings, realizzati con una striping machine meccanizzata, utilizzata in genere per marcare le linee dei campi di atletica e i margini e le mezzerie di strade e autostrade, sono arricchiti qui da un insolito approccio figurativo, ispirato all’estetica e all’atmosfera della cripta del Museo Marino Marini, luogo destinato alla mostra. I segni si sovrappongono in una sorta di collage, una composizione nastriforme di linee dotata di svariate atmosfere e trasparenze. Seguendo questa particolare strategia l'artista esamina l’intersezione e la dicotomia che lega tra loro astrazione, decorazione e rappresentazione, sfuggendo al limite del controllo e inserendosi nella tradizione di quella pittura di gesto che ha liberato dagli schemi accademici e preconcettuali gli artisti fina dagli anni ’50. Formalmente ed esteticamente, le opere in vetro sono state invece pensate in risposta ai lavori su tela, e si concretizzano come una sorta di spazio pittorico secondario rispetto ad essi. I Glass Paintings - corpo di opere che nella forma e nella funzione riprende oggetti della cultura folk norvegese del secondo dopoguerra, derivati dalla tradizione artigianale della comunità rom -  sono realizzati in vetro acrilico smerigliato e sono animati nelle loro traslucide trasparenze e colorazioni da una luce artificiale, una semplice lampadina montata su un piedistallo realizzato in perfetta assonanza a quelli destinati alle opere di Marino Marini, esposte al piano rialzato del museo. La pittura viene aggiunta in cumuli direttamente sul vetro tramite una bomboletta spray, poi viene pressata a terra creando pattern spessi che vengono poi rimossi con della carta igienica e con un raschia-ghiaccio. In occasione della mostra sarà pubblicata da Mousse Publishing una monografia sviluppata in partnership con Le Passerelle Centre d'art contemporain di Brest che ha dedicato a Vaerslev una mostra personale nel febbraio 2015 e supportata da Galleria Giò Marconi (Milano), STANDARD (OSLO), Oslo e Andrew Kreps (New York).

 

La mostra è realizzata con il supporto di Regione Toscana, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Giò Marconi (Milano), Andrew Kreps (New York) e STANDARD (OSLO), Oslo. Iniziativa realizzata con la collaborazione del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell'ambito del progetto regionale: "Cantiere Toscana Contemporanea".

Si ringrazia inoltre per la collaborazione Antinori Art Project.

Filtri: Museo Marino Marini, Arti visive, 2015

Virgilio Sieni / Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza

CENACOLI FIORENTINI #5_ Grande adagio popolare Sei azioni coreografiche di Virgilio Sieni

07.7.2015

Esodo
di Virgilio Sieni
Un tempo era il luogo in cui si spezzava il pane, nutrimento del corpo e dello spirito. Luogo del pasto quotidiano e dell’Ultima Cena, dipinta sulle pareti a memoria del sacrificio. Luogo di comunione domestica, adiacente, nella scansione quotidiana, alla solitudine della cella e alla condivisione della chiesa. E ancora, luogo di accoglienza e di letture ad alta voce.
Oggi sono spazi museali, mete appartate per turisti colti, che non respirano più al ritmo della quotidianità: plurali, silenziosi, vuoti.
Riportare i Cenacoli a essere luoghi da abitare - luoghi d’arte in cui, attraverso una frequentazione inedita, si rivitalizza la percezione del corpo e si rinnova una consapevolezza condivisa, luoghi di pensiero in dialogo con la contemporaneità - è quanto si propone questo progetto ideato per Firenze, giunto quest’anno alla quinta edizione.
Ai Cenacoli già frequentati in passato - Sant’Apollonia, Ognissanti e San Salvi - si aggiungono quest’anno Santa Croce, Santo Spirito e San Marco a delineare una mappa che si estende per la prima volta in Oltrarno, coinvolgendo alcuni dei luoghi più rappresentativi della città.
Ad animarli saranno danzatori e persone comuni di tutte le età - bambini, adulti e anziani - chiamati a interpretare sei azioni coreografiche appositamente realizzate per questa edizione a comporre un Grande adagio popolare sul tema dell’Esodo.
Sono partiture corali che evocano l’epopea biblica ma anche quella contemporanea dei tanti migranti che ogni giorno abbandonano la loro terra in cerca di accoglienza e di pace. A volte sono drappelli solitari, a volte gruppi che si incrociano lungo il cammino, profughi senza tempo, avvolti in vecchie coperte pesanti o in leggerissimi tessuti termici. Non sappiamo da quale paradiso perduto si allontanino, né verso quale paradiso da riconquistare siano diretti.
Nella fragilità del passaggio, è il procedere insieme - tra incrinature e lievi contatti, quasi fossero un unico corpo - a dargli forza e speranza.

ESODO#1
mar 7, mer 8 luglio h 20, 21, 22 (via XXVII Aprile 1)
CENACOLO DI SANT’APOLLONIA, AFFRESCO DI ANDREA DEL CASTAGNO

ESODO#2
gio 9, ven 10 luglio h 20, 21, 22 (borgo Ognissanti 42)
CENACOLO DI OGNISSANTI, AFFRESCO DI DOMENICO GHIRLANDAIO

ESODO#3
sab 11 luglio h 21, 22 (piazza Santa Croce 16)
CENACOLO DI SANTA CROCE, AFFRESCO DI TADDEO GADDI

ESODO#4
mar 14, mer 15 luglio h 20, 21, 22 (piazza Santo Spirito 30)
CENACOLO DI SANTO SPIRITO, AFFRESCO DI ANDREA ORCAGNA

ESODO#5
gio 16, ven 17 luglio h 20, 21, 22 (via di San Salvi 16)
CENACOLO DI SAN SALVI, AFFRESCO DI ANDREA DEL SARTO

ESODO#6
mar 21, mer 22 luglio h 21, 22 (piazza San Marco 3)
BIBLIOTECA DI SAN MARCO, ARCHITETTURA DI MICHELOZZO

Le lingue dei Cenacoli 
introduzioni alla visione a cura di Sergio Risaliti
mar 7 luglio h 20.30  /  Cenacolo di Sant’Apollonia
gio 9 luglio h 20.30  /  Cenacolo di Ognissanti
mar 14 luglio h 19.45  /  Cenacolo di Santo Spirito
ven 17 luglio h 19.45  /  Cenacolo di San Salvi

Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza
Accademia sull’arte del gesto / Compagnia Virgilio Sieni
con il sostegno di Estate Fiorentina 2015
Un progetto di Virgilio Sieni 
Assistenti Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Daina Pignatti, Irene Stracciati
Tecnici Mattia Bagnoli, Luca Ciccone, Flavio Innocenti, Giacomo Ungari

I Cenacoli fanno parte del Polo Museale Regionale della Toscana (Ognissanti, Sant’Apollonia, San Marco, San Salvi); Musei Civici Fiorentini (Santo Spirito); Complesso Monumentale di Santa Croce (Santa Croce). Si ringrazia l’Opera di Santa Croce per la collaborazione e la disponibilità.

Filtri: Virgilio Sieni / Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza, Danza, 2015

Fondazione Targetti

UFO: La cupola del Duomo (s)gonfiabile

09.6.2015

Osservatorio sull'Architettura | Fondazione Targetti
Florence Institute of Design International (FIDI)
Ordine degli Architetti P. P. C. di Firenze | Fondazione Architetti Firenze 

Evento installazione di Lapo Binazzi (UFO)
con la partecipazione di  Titti Maschietto e Patrizia Cammeo
Villa La Sfacciata | Fondazione Targetti | via Volterranea | 82 | Firenze

L’attività degli UFO è giunta finalmente alla realizzazione di un sogno sviluppatosi nel mitico ’68, quando il gruppo produceva nella facoltà di architettura occupata, grandi oggetti gonfiabili, calati a sorpresa nei riti e miti socio-urbani-architettonici della città di Firenze. Principalmente gli UFO utilizzavano il sagrato del Duomo per intervenire, antesignani dei Ghostbusters, con giganteschi oggetti quali un serpentone bianco latte di 300 metri sul quale era effigiata la scritta potele agli studenti, una spaghettata sul sagrato della chiesa dopo la messa del sabato, con forchettone di cartapesta lungo 4 metri e spaghetti gonfiabili di diametro 10 centimetri, un missile  di 12 metri, diametro 2 metri con su la scritta colgate con viet-cong, un dollaro o la S del supermarket, alto 6 metri e lungo 8, diametro 2 metri che recava slogan finto-pubblicitari come viva il mago zurlìnpiao, ogiocagiòcimin. Ma gli happening degli UFO non si fermavano qui. A S.Giovanni Valdarno, sempre nel ’68, con il superhappening n.7, gli UFO inventarono un confronto tra i polli venusiani di plastica, arrivati con una astronave gonfiabile sul tetto del palazzo comunale progettato da Arnolfo di Cambio, e quelli del Valdarno prelevati da una rosticceria locale. Sempre nel ’68 costruirono un muro di canne cubane gonfiabili alto 10 metri e un’alluvione gonfiabile alle Cascine per il Festival dell’Unità. Poi si trasferirono in ottobre all’Isolotto da Don Mazzi con una serie di rebus gonfiabili utilizzando memorie anni ’50, come l’enorme wiew-master. A febbraio del ’69 si recarono a Rieti con un autobus affittato per l’occasione, immagazzinando nelle stive un acquedotto romano gonfiabile in scala 1/1 - che doveva confrontarsi con quello vero; ma questo non fu possibile a causa di una forte nevicata... al ritorno costruirono quindi nel giardino della Facoltà di Architettura di Firenze una Casa ANAS gonfiabile con base di 4x4 metri e 6 metri di altezza, che diventò il loro capolavoro. Ma l’evento degli eventi, per cui gli UFO avevano intenzione di coinvolgere l’intera assemblea della facoltà, con circa 400 studenti in crow funding, era la costruzione di una cupola del Duomo in grande scala che proseguisse ed esaltasse il confronto serrato con la storia dell’architettura e che facesse definitivamente i conti con la propria città. Per diversi motivi questo progetto non andò mai in porto ma solo oggi, per via di una fortunata coincidenza astrale e grazie alla perseveranza dimostrata da parte degli UFO - nonché per l’apporto fondamentale del Florence Institute of Design International, oltreché della globalizzazione - la cupola gonfiabile addirittura in versione ANAS e in scala 1/5 è stata realizzata in Cina, più precisamente nella provincia del Ghuanzoù. E ora è qui tra noi su questo prato della Sfacciata, villa quattrocentesca e sede dell’Osservatorio sull’Architettura della Fondazione Targetti per suggerirci inediti accostamenti con quella vera in lontananza, nel sublime panorama delle colline toscane. Un lavoro ironico e dissacrante dell'apparato storico artistico di Firenze che ha da sempre puntato le proprie carte ed energie sull'enfatizzazione (gonfiaggio?!) del patrimonio architettonico espresso dai suoi principali monumenti. Una pesante eredità che ancora oggi rischia di non far vivere a pieno la sua contemporaneità. La cupola del Brunelleschi, nel suo doppio significato laico e religioso, protettrice della città e del suo paesaggio, viene intercettata dagli UFO come un corpo spaziale proiettato - anche attraverso il riferimento ANAS - nel vuoto esistente tra significante e significato. Una fissione semantica raggiunta attraverso una convenzionalità concettuale sempre più espressione della nostra contemporaneità. Il risultato è spendibile anche sul piano della politica - intesa come polis - quindi come partecipazione critica agli eventi e alle scelte istituzionali; incitazione verso le nuove generazioni ad affrontare con maggiore coraggio le sfide del nostro tempo. A circa 50 anni di distanza dal progetto iniziale (era il 1968) e a circa 600 anni da quella del Brunelleschi, la cupola degli UFO si pone ancora, nella sua straordinaria radicalità, come stella polare per nuovi naviganti.
Long life to the UFO!

L'evento a cura di Pino Brugellis (Direttore dell’Osservatorio sull'Architettura) e Maria Cristina Didero (curatrice indipendente) raccoglierà interventi da parte di Lapo Binazzi, Gianni Pettena (Anarchitetto), Alberto Salvadori (Direttore Museo Marino Marini), Stefano Pezzato (Curatore Centro Pecci), Patrizia Mello (Docente di storia dell'architettura contemporanea - DIDA), Marc Di Domenico (Direttore FIDI), Luigi Ferrando (Presidente Fondazione Targetti), Lorenzo Coppini (Amministratore Delegato B&C Speakers), Elisabetta Meucci (Assessore Urbanistica Comune di Firenze), Marzia Magrini (Presidente Ordine degli Architetti di Firenze) e di Alessandro Jaff (Ordine degli Architetti di Firenze).


L’evento è stato sostenuto da: B&C Speakers spa | Gervasi Costruzioni spa | Osservatorio Arti Contemporanee ECRF | Targetti Sankey Spa.

Filtri: Fondazione Targetti, Architettura, 2015

Base

GIUSEPPE GABELLONE

20.5.2015

Il progetto di Giuseppe Gabellone per BASE / Progetti per l’arte si concretizza nel gesto, semplice quanto pieno di significati, del voler spostare un elemento esterno dell’illuminazione pubblica all’interno dello spazio espositivo. In questo modo Base, che è un luogo fondato da artisti che invitano altri artisti al fine di creare uno spazio di dibattito democratico sull’arte contemporanea e sul suo ruolo nell’attuale società del villaggio globale, sarà illuminato soltanto negli orari in cui sono attivi i lampioni comunali. Questo preciso atto progettuale – scultoreo, installativo, surrealista e duchampiano – è il mezzo che l’artista ha scelto per evidenziare la relazione intensa di contrasti tra l’arte contemporanea e la culla del rinascimento, ma anche e soprattutto il mezzo per far dialogare i due suoi disegni su carta – un intreccio di linee che compongono la scritta “Proteggi Giuseppe”- con l’opera del 1966 “Rosso, poema idroitinerante” di Maurizio Nannucci – una vaschetta di metallo smaltata di rosso riempita d’acqua su cui galleggiano dieci sfere, ognuna delle quali riporta una singola lettera, che compongono due volte la parola “rosso” – e l’intervento di Mario Airò dal titolo “Il mondo di rugiada è il mondo di rugiada, eppure, eppure…” del 1988, che consiste in un cappello di paglia sospeso al soffitto. “L’idea di inserire nella mostra queste due opere” afferma Gabellone nel descrivere il suo intervento per BASE “nasce da un’associazione poetica ai miei due disegni. Anche nell’opera di Nannucci, le lettere sono forme fluttuanti. La loro combinazione è legata al caso, al gioco, mentre il senso delle parole e della frase che compongono resta un’idea nello spettatore. Per il lavoro di Airò, invece, ho sempre associato quel cappello al soffitto e ad un colpo di vento. Adesso lo vedo anche come una specie di segno celeste in risposta al più terreno “Proteggi Giuseppe”, che suona invece come uno scongiuro.” Le due opere in questione scelte da Gabellone corrispondono per coincidenza alle opere di esordio di Airò, ma anche di Nannucci, e sempre per coincidenza questi due artisti fanno parte del collettivo di Base. Le coincidenze, naturalmente, sono sempre da cercare o da predisporre e in questo caso corrispondono all’esigenza di Gabellone di riflettere sull’idea di collaborazione e sul voler praticare un approccio artistico al di fuori di un soggetto/immagine specifico.

www.musicusconcentus.com

Filtri: Musicus Concentus, Musica, Arti visive, 2015

Tempo Reale

Progetto Primavera 2015

09.5.2015

La Primavera di Tempo Reale libera la sperimentazione: concerti, passeggiate sonore e performance di musica elettronica.

Con la Primavera si apre la stagione concertistica di Tempo Reale che porta a Firenze, dal 9 maggio al 13 giugno nel Progetto Primavera, i protagonisti internazionali della musica sperimentale insieme ad eventi che mettono in relazione suono, sensibilizzazione sociale e nuova musica elettronica: prime assolute e prime nazionali, giovani autori e interpreti di fama mondiale.

L'americano Bob Ostertag re dei campionamenti e della musica come strumento per affrontare argomenti sociopolitici come la guerra, i diritti gay, le rivolte che avvengono nell'indifferenza della collettività (21 maggio), Flo Menezes il compositore elettronico brasiliano che ha fatto del massimalismo il suo manifesto (6 giugno),  e le sonorità dei Tangerine Dream, principali esponenti del krautrock e della musica cosmica in un live set diretto da Lelio Camilleri (10 giugno), rappresenteranno il sound internazionale della scena sperimentale ed elettronica in eventi unici per gli appassionati del genere.


Le prime esecuzioni le regala il format di successo Maggio Elettronico nato per il Festival del Maggio Musicale Fiorentino come contenitore della nuova musica elettronica che quest'anno propone la prima di Mauro Lanza e Andrea Valle nella serata dal titolo Teatro Natura (12 giugno): Mauro Lanza è uno dei compositori di spicco delle nuove generazioni della musica colta europea, rappresentato in tutti i festival, cresciuto tra i conservatori italiani, mentre il percorso di Andrea Valle è all'insegna della sperimentazione, nasce un duo perfetto di musica ex machina, con  la straordinaria esecuzione del gruppo tedesco Ensemble Mosaik. La seconda serata – dal titolo In Solo – è un’indagine sull’esperienza solistica, partendo dalla musica di Stockhausen per arrivare a musicisti giovani e affermati, da pietre miliari a nuovissime opere (13 giugno).

Centrale – come ogni anno - nel Progetto Primavera il coinvolgimento della città in eventi che mirino a sensibilizzare il pubblico al suono e a temi sociali con passeggiate sonore nel quartiere dell'Isolotto per i suoi 60 anni ed entrando nel carcere di Sollicciano per assistere ad un concerto con i detenuti dell'Orkestra Ristretta e il duo fiorentino Pastis per un approcio sociantropologico della musica.

Il 9 maggio, il ciclo di passeggiate sonore Come suona Firenze? Isolotto vuole raccontare il quartiere attraverso il suo paesaggio sonoro. Dalle ore 11, due gruppi, uno di adulti e uno di bambini, saranno guidati alla scoperta delle strade, dei suoni, delle voci di quella che fu fondata dal sindaco Giorgio La Pira come la città divina ideale per divenire poi uno dei centri di dissenso più attivi in Italia, dal sostegno agli operai delle Officine Galileo nel 1959 alla vicenda della comunità cristiana guidata da Don Enzo Mazzi, il prete del dissenso.

La durata di ogni passeggiata è di 80-90 minuti e i partecipanti saranno guidati da esperti dediti alla sensibilizzazione del suono ambientale. La partecipazione è gratuita.

Il 19 maggio con GalàGalera la casa circondariale di Sollicciano apre le sue porte, dalle ore 21, a tutti e per tutte le sensibilità con un concerto a ingresso libero. Suoneranno insieme musicisti molto diversi tra loro, dai detenuti fino a professionisti della musica leggera di oggi con un approccio di apertura alle culture musicali del mondo e all'insegna dell'accoglienza.  Il cantautore Massimo Altomare dirigerà l’Orkestra Ristretta composta dai detenuti del carcere, sostenuto dai Pastis, duo fiorentino dietro cui si cela uno dei maggiori produttori e session-man del pop-rock, Saverio Lanza (Cristina Donà, Bugo, PGR, Sarah Jane Morris, Vasco Rossi, Biagio Antonacci, Piero Pelù, Irene Grandi & Stefano Bollani) insieme al fratello Marco, fotografo ed esperto di arti visive.

Con il supporto di Tempo Reale e un approccio dichiaratamente etno-antropologico, nasce il progetto GalàGalera. In collaborazione con Ministero di Giustizia, Casa Circondariale di Sollicciano e Arci Firenze. 

Filtri: Tempo Reale, Musica, 2015

Fabbrica Europa

FABBRICA EUROPA 2015

Evento inserito nella rassegna FABBRICA EUROPA 2015

07.5.2015

Fabbrica Europa XXII edizione è un'immersione in una moltitudine di universi creativi, fisici e culturali.
Danza, Teatro, Musica esprimono contemporaneità non convenzionali, tracciando linee progettuali simultanee attraverso proposte innovative che lasciano emergere una polifonia di voci artistiche.
Non un'accumulazione di segni, ma la tendenza a innestare relazioni che originano nuovi significati.
Fabbrica Europa lavora da sempre per costruire ponti di conoscenza e occasioni di consapevolezza culturale, individuando percorsi possibili, traiettorie inusuali e trattenendo memoria di ritualità passate e presenti. Memoria che dia la spinta per riattivare un impegno collettivo dello sguardo, della percezione, del gesto. Verso un futuro dagli orizzonti ancora aperti.
Al centro del programma la danza. Un focus sull’arte scenica di area asiatica, importanti compagnie di respiro europeo, artisti affermati e giovani emergenti del panorama internazionale e nazionale, rappresentano per lo spettatore un’occasione unica per un viaggio tra i linguaggi performativi e coreografici oltre ogni confine.
Per il teatro, all’insegna della contaminazione di forme e linguaggi, vengono presentati in questa edizione spettacoli che puntando su una polifonia di voci artistiche, intrecciano parola e musica, ricerca drammaturgica e vocale, testimonianza storica, sociale e politica. 
Nel 2015 è tornata a Fabbrica Europa anche la musica, dopo alcuni anni in cui il festival si era concentrato principalmente su danza e teatro. Le proposte di questa XXII edizione combinano l'esigenza del fare musica agli aspetti socio-politici, in un percorso in cui la presenza di nomi storici si intreccia con le più interessanti novità della scena attuale.

Firenze, Stazione Leopolda, Museo Novecento, Cortile Palazzo StrozziIstituto francese; Le Murate,teatro Cantiere FloridaTeatro Verdi
Teatro Goldoni

Pontedera, Teatro Era

Filtri: Fabbrica Europa, Teatro, Performing Art, Musica, Festival, Danza, Arti visive, 2015

Fondazione Targetti

Scena Mobile | Paolo Rosselli

22.4.2015

Osservatorio sull'Architettura | Fondazione Targetti
Ordine degli Architetti P. P. C.  di Firenze | Fondazione Architetti Firenze | Quodlibet

Villa La Sfacciata |Fondazione Targetti | via Volterranea | 82 | Firenze

Le città viste da Paolo Rosselli
, architetto e fotografo, hanno sempre un punto di vista apparentemente già visto, uno sguardo banale che ci permette però di cogliere immagini delle metropoli altrimenti sfuggenti: infatti «Il modo migliore per nascondere qualcosa è di metterlo in piena vista» avvertiva Edgar Allan Poe ben prima dell'invenzione della fotografia. Rosselli, al contrario di molti suoi colleghi, da circa quindici anni ha abbracciato senza ipocrisie il digitale con un raffinamento stilistico e un'evoluzione tecnica che gli hanno permesso di analizzare e capire lo sviluppo di molte metropoli contemporanee e di sperimentare punti di vista nati dal caso o dall'azzardo, su un treno giapponese, un'automobile indiana o un tram milanese.
Il digitale, da alcuni ancora demonizzato, è uno strumento privilegiato per indagare la città, l'unico soggetto dove soggetto e sfondo si mescolano davvero fino ad annullarsi a vicenda. Come ha dichiarato di recente in un'intervista alla radio svizzera: "Non esiste più differenza tra soggetto e sfondo. La foto digitale ha messo fine all'idea di fotografia come veduta ordinata e gerarchica". 
I «quadri» fotografici di Rosselli sono affreschi di vita contemporanea: scorci di metropoli postmoderne, scene di civiltà avveniristiche, paesaggi di natura straniata. Ridipinte coi colori digitali, le sue Tokyo, Berlino, Istanbul, Pechino, Shanghai, Milano, Parigi, mostrano volti che nessun occhio umano o analogico avrebbe mai visto. E invece bastava puntare il dito e lo sguardo digitale per indicare questo: guarda là, ancora una volta l’arte inventa la realtà. Come la pittura e forse anche l'architettura, appunto.
Partendo dal libro Scena mobile, uscito per i tipi di Quodlibet, la conferenza intende porre l'accento sulla filosofia che anima l'opera di uno dei più grandi fotografi contemporanei di architettura e città per imparare a leggere la "sostanza urbana" della città generica, come direbbe Rem Koolhaas, attraverso le immagini di viaggio di Rosselli.
A tal proposito vale la pena riportare ciò che ha scritto Michele Smargiassi su La Repubblica: «C'è un'immagine del viaggio che sia stata radicalmente inventata dalla fotografia, possibile soltanto in fotografia? Ho una risposta: la veduta dal finestrino. Del treno, dall'aereo, dall'auto, dal pullman. Già pronta e incorniciata, è una visione del paesaggio propria della modernità e dei suoi rapidi mezzi di trasporto, che della fotografia sono coetanei, ed è sconosciuta al pittore e anche al disegnatore, accessibile solo alla velocità dello scatto. Della visione tradizionale sovverte tutti gli schemi: la veduta dal finestrino abolisce il primo piano, è sempre laterale e un po' obliqua, incompleta, casuale, effimera e senza una forma composta e studiata, frammento immobile di un film che scorre, sempre tagliata da un bordo, semi-mascherata da un retrovisore, da una tendina, da un cruscotto. Nelle fotografie che Paolo Rosselli ha raccolto in Scena mobile, prese nel corso di una carriera di fotografo, nei ritagli di tempo durante gli spostamenti in auto, questa che oggi è senza dubbio la più comune e familiare esperienza del paesaggio la trovate ironicamente, intelligentemente declinata senza parole».
A Firenze, all'Osservatorio sull'Architettura, Rosselli proverà invece a commentare e dunque letteralmente a far parlare quelle immagini ed altre più recenti, mostrate in pubblico per la prima volta. Il convegno intende promuovere, nelle sue varie sfaccettature un modo di guardare l'architettura e la città in modo nuovo dove visibile e invisibile si mescolano, dove gli scatti, veri "piani sequenza", costruiscono narrazioni del reale totalmente inattese.

La conferenza coordinata da Pino Brugellis (Osservatorio sull'Architettura) e Alessandro Jaff (Ordine degli Architetti di Firenze) raccoglierà gli interventi oltre che di Paolo Rosselli, di Manuel Orazi (Storico dell'architettura), di Alberto Salvadori (Direttore Museo Marino Marini), di Luigi Ferrando (Presidente Fondazione Targetti) e di  Elisabbetta Meucci (Assessore Urbanistica Comune di Firenze).

Evento sostenuto da: B&C Speakers spa | Gervasi Costruzioni spa | Osservatorio Arti Contemporanee ECRF | Targetti Sankey spa

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Museo Marino Marini

Gavin Kenyon. Lift your head, give me the best side of your face

20.4.2015

a cura di Alberto Salvadori

 

Il Museo Marino Marini, a Firenze, inaugura sabato 18 aprile Lift your head, give me the best side of your face la prima personale in un'istituzione italiana dell'artista americano Gavin Kenyon (1980), unanimemente riconosciuto come una delle figure più interessanti delle nuove generazioni di artisti a livello internazionale. Il centro del suo lavoro è la scultura, realizza opere astratte dalle qualità biomorfe. Trae la sua ispirazione dal territorio dove è cresciuto, le foreste  di Upstate di New York, e le sculture a forma di bulbo in cemento, lana e altri materiali organici affondano le proprie radici nell'idea dell'Informe formulata da George Bataille nel 1929.

Per questo inedito progetto fiorentino, a cura di Alberto Salvadori, Kenyon ha prodotto 13 nuovi lavori che occuperanno la cripta del Museo Marino Marini. Le opere, tutte prodotte in Italia per questo progetto, costituiscono un momento importante nel lavoro dell’artista; combinazioni formali e soluzioni scultoree di vario genere uniranno elementi tipici della scultura di Kenyon, come l’incontrollabilità delle forme, la naturale anarchia della materia libera di trovare la sua condizione uscendo dalla regola della costruzione, alla formale convenzionalità simbolica di un’architettura rinascimentale, connotata dal rigore e dalla misura come può essere la cripta del museo Marini. Nel corso dell’ultimo anno, l’artista americano ha sperimentato nuove forme ispirate all’architettura e alla scultura classica che ricordano archi o colonne, reinterpretate secondo il proprio linguaggio che mantiene quella sua tipica sensibilità biomorfica. Sono sculture dal carattere monumentale che, come per altri interventi pubblici realizzati anche recentemente, nel 2014, negli Stati Uniti e in Italia - dalla sua prima personale in un museo, Reliquary Void al MOMA PS1 a New York, a Four Sentinels a Milano, nei giardini di Corso Indipendenza - hanno l’obiettivo di alterare la percezione dello spazio, creando nuovi punti d’interesse o di vista. Kenyon riesce a mettere insieme poetico e grottesco. I suoi lavori nascono dalla pressione del cemento umido in sacchi di stoffa, di vinile, di pelliccia sintetica, cuciti assieme e in fase finale dipinti, che una volta induriti assumono fattezze ambigue, ispirate anche alle opere di grandi artiste come Lynda Benglis o Louise Bourgeois. Alludono a forme anatomiche, spesso con connotazioni umane, che si abbinano a forme organiche simili a morbidi tessuti. Seduttive e respingenti allo stesso tempo a chi le guarda, le sue sculture sembrano vivere grazie a questa costante tensione e opposizione tra figurazione e astrazione, mascolino e femminile.

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Galleria ZERO… di Milano.

La mostra è realizzata con la collaborazione del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale “Cantiere Toscana Contemporanea”.

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Museo Marino Marini

Accadrà Domani

21.2.2015

Un archivio aperto di libri d’artista contemporanei selezionati da Gregorio Magnani.

Il Museo Marino Marini di Firenze ospita la mostra Accadrà domani, a cura di Gregorio Magnani, dedicata alla fase più recente nella storia dei libri d’artista: opere d’arte che assumono il formato e i modi specifici di distribuzione e fruizione del libro. Non libri che rappresentano l’arte ma opere d’arte che esistono esclusivamente attraverso il formato del libro.
 
Tutti i libri selezionati, molti in edizione unica o limitatissima, sono pubblicati direttamente dagli artisti che li hanno creati o da piccolissimi editori specializzati. Ciascuno partecipa a un’economia minima i cui modi di produzione, canali di distribuzione e pubblico, contribuiscono a creare e rafforzare il contenuto dei libri stessi.
 
Per la mostra di Firenze, la terza dell’archivio di Accadrà Domani, dopo le recenti a Londra presso Corvi-Mora Gallery a Londra e Arists Space a New York, la selezione delle opere in mostra sceglie come tema i diversi modi in cui i libri occupano, condensano, attivano, infiltrano, o esplodono lo spazio. Libri-scultura, libri che occupano lo spazio di altri libri, o che sono invasi dallo spazio che li circonda, definiscono il filo conduttore in questa esplorazione dei più recenti sviluppi del libro come modo di fare arte.
 
Accadrà domani presenta libri di: Anonimo, Kasper Andreasen, Diana Artus, blisterZine, Daniel Gustav Cramer, Mariana Castillo Deball, Michael Dean, Arnaud Desjardin, Johanna Drucker, Melissa Dubbin & Aaron S. Davidson, Karl Holmqvist, Louis Lüthi, Sara MacKillop, Kristen Mueller, Sophie Nys, Asher Penn, Chiara Pergola, Simon Popper, Lucy Powell, Alessandro Roma, Karin Ruggaber, Izet Sheshivari, Mari Simkover, Erik Steinbrecher, Mladen Stropnik, Derek Sullivan, Nick Thoenen & Lorenzo le kou Meyr, Peter Tillessen, Erik van der Weijde, Jean-Michel Wicker.

 

Filtri: Museo Marino Marini, Arti visive, 2015

Museo Marino Marini

WHAT EDUCATION FOR MARS?

20.2.2015

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura venerdì 20 febbraio What Education for Mars? personale dell’artista italiano Valerio Rocco Orlando, curata da Alberto Salvadori, direttore artistico del museo.

Il ciclo What Education for Mars? è il tentativo di sperimentare un modello alternativo di trasmissione di conoscenza e relazione in scuole d'arte internazionali. Come Bruno Latour, nel suo libro “Vita da Laboratorio” (1979), analizza le scoperte scientifiche attraverso lo studio delle relazioni tra gli scienziati e le loro famiglie, What Education for Mars? interroga il sistema scolastico contemporaneo attraverso le relazioni tra studenti e tra studenti e insegnanti. Parafrasando “il potere non è una cosa ma una relazione” di Michel Foucault, possiamo intendere l'educazione non come una somma di contenuti ma come l'interazione tra due o più soggetti con ruoli distinti. Definendo dunque la diffusione di conoscenza all'interno della scuola come un dialogo tra individui differenti, che modello alternativo possiamo proporre?
Nel 2011 Valerio Rocco Orlando ha condotto una prima serie di laboratori in alcune classi di un liceo artistico di Roma producendo una video installazione composta da ritratti, interviste e conversazioni tra studenti che immaginano una scuola migliore. Nel 2012 questo lavoro è stato presentato all'XI Biennale de L'Avana e una seconda produzione è stata realizzata all'ISA, l'Università delle Arti di Cuba. Nel 2013 il terzo capitolo del ciclo è stato prodotto alla Valley School di Bangalore in India, in collaborazione con la Krishnamurti Foundation.
Nel 2015, l'intero ciclo, per la prima volta nella forma di installazione a tre canali, viene presentato in questa sede in una mostra personale. All'interno degli spazi del museo e per tutta la durata dell'esposizione, inoltre, Valerio Rocco Orlando attiva, assieme al Dipartimento Educazione, un laboratorio aperto agli studenti delle scuole fiorentine, un'opera di partecipazione collettiva finalizzata alla realizzazione di un nuovo libro d'artista.

What Education for Mars? è un progetto realizzato con il supporto di ALA, Nomas Foundation, Ministero per i Beni e le attività culturali, Roma; Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam, Bienal de la Habana, L'Avana; Krishnamurti Foundation, Bangalore.

 

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Base

CHRISTIAN JANKOWSKI

30.1.2015

BASE / Progetti per l’arte presenta la mostra site specific di Christian Jankowski con opere realizzate in dialogo con il contesto di Firenze e lo spazio autogestito da artisti BASE, fondato diciotto anni fa.

“no-profit” è il nuovo progetto di Christian Jankowski pensato appositamente per l’occasione in cui il concetto, la sigla, gli ideali evocati da questa definizione possono essere analizzati collettivamente partendo dalla sua ri-proposizione in quanto oggetto (per mezzo di una scritta al neon), ma anche come racconto (tramite una lista visibile sul muro che evidenzia tutto ciò che ha reso possibile la realizzazione del neon stesso). Jankowski, con questo “intervento di matrice concettuale e relazionale”, suggerisce una visione differente di Base, sposta cioè l’attenzione dallo spazio fisico ai meccanismi, anche economici, che lo sottendono, quali l’autotassazione degli artisti del collettivo che ne permettono l’esistenza oltre alle dinamiche organizzative che di solito rimangono nascoste. Tutto ciò inevitabilmente si confronta con l’attuale situazione caratterizzata dall’economia immateriale della nuova finanza, con la comune accettazione che le informazioni in internet non sono mai del tutto corrette o verificabili e infine con le amicizie virtuali dei social network, che sono ovunque ma nelle quali nessuno è mai realmente presente. Lo sguardo di Jankowski tuttavia non si ferma al contesto di BASE bensì si allarga al luogo in cui si trova: la città di Firenze. Così, l’altra faccia della medaglia dell’installazione “no-profit” è l’opera esposta nell’altra sala dal titolo “friends to friends”. Quest’ultima consiste in una mappa della città, di una serie di fotografie e altri segni che testimoniano l’happening che ha realizzato l’artista nelle trattorie e nei ristoranti in città, in cui normalmente sono esposti al loro interno le fotografie scattate a persone famose assieme al personale o ai proprietari dei locali, come per sottolineare l’importanza o la qualità del luogo stesso. Jankowski si è fotografato con le stesse persone di questi locali ricreando la posa esatta delle foto originali (tra cui compaiono John Travolta, Rocco Siffredi, Valeria Marini, Matteo Renzi e molti altri), ma inserendosi nella scena come se fosse la sua immagine speculare. Le uniche cose che cambiano sono l’aspetto della persona fotografata con l’artista, che nel frattempo, anche se di poco, è invecchiata e un foglio con una frase che risponde alla domanda fatta da Jankowski: per te quale è la definizione dell’amicizia? Questo progetto indaga il concetto di celebrità, di intimità e di amicizia nell’epoca del villaggio globale, oltre che proporre una lettura dell’opera d’arte e dello spazio d’arte come mezzo per discutere attorno al loro ruolo nella società di cui fanno parte.

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Museo Marino Marini

MASSIMO BARTOLINI

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10.1.2015

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini inaugura il programma espositivo del 2015, sabato 10 gennaio, con la personale di Massimo Bartolini curata da Alberto Salvadori. L’artista toscano ha elaborato un percorso di opere che trovano in Marino Marini e Leon Battista Alberti il loro punto di incontro e la loro sorgente di riflessione.

L’esposizione si apre all’interno della Cappella Rucellai con Revolutionary Monk, riproduzione di un monaco birmano nella posizione del Bodhisattva, cioè colui che sta a cavallo tra religione e laicità, intesa questa come condizione di presenza attiva nella dimensione sociale, assimilabile all'attività dell’Alberti il quale è stato uno dei più importanti intellettuali del Rinascimento che attualizzò il linguaggio dell’antichità, ovvero rese contemporanea la classicità.
Altro intervento, questo di accostamento, è Airplane che gioca sull’identità del linguaggio formale e della materia.
Al piano inferiore del Museo si trova un lavoro che propone un altro modo di fare una scultura, con l'aiuto di due grandi artisti quali Marini e Constable. Utilizzando le nuove tecnologie usate in architettura, si è fatta una scansione 3d della statua di Marini Il Giocoliere, titolo anche dell’opera di Bartolini, della quale si sono trattenute stampandole su carta, le “nuvole” di coordinate sotto forma di 6 numeri per ogni punto rilevato, per un totale di 77 m2 di numeri corpo 4. Il gruppo di coordinate numeriche, chiamate in gergo “nuvole di numeri”, è stato sovrapposto alle opere  "Studi di nuvole di Constable". Nuvole di numeri su Studi di nuvole.

Nascosta ed introdotta dal muro del Giocoliere, appare un’altra riflessione sulla scultura, stavolta sotto forma di azione: due persone si appropriano e leggono, alternandosi, un testo fondamentale per la storia dell’arte del ‘900, Scultura lingua morta di Arturo Martini, grande artista italiano al quale Marino Marini deve molto, e del quale fu successore alla cattedra di scultura a Monza. Le due persone leggendo lo stesso libro, una ad alta voce l’altra in silenzio, ci mettono di fronte al doppio registro dell’invettiva da una parte e dell’analisi interiore dall’altra, tema centrale del testo. Questa azione si svolge sullo sfondo ad un lavoro audio diffuso nella cripta che ha per titolo Petites esquisses d' arbres, una parafrasi di un titolo di una serie di sonate per pianoforte chiamate Petites Esquisses d' Oiseux di Olivier Messian.


La mostra è prodotta dal Museo Marino Marini di Firenze con il supporto di Regione Toscana, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Galleria Massimo De Carlo, Milano\Londra.

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