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Museo Marino Marini

Rayyane Tabet La Mano De Dios

09.6.2016

a cura di Leonardo Bigazzi

 

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura giovedì 9 giugno La Mano De Dios, prima personale in Italia dell’artista libanese Rayyane Tabet (1983, Ashqout). La mostra, a cura di Leonardo Bigazzi, presenta un nuovo progetto realizzato appositamente per la cripta del museo. Nelle sue opere Tabet affronta questioni legate a situazioni geopolitiche complesse attraverso una riflessione sulle potenzialità della memoria e ricontestualizzando episodi della sua storia personale.

 

A Firenze l’artista presenterà l’ultimo capitolo della serie Five Distant Memories: The Suitcase, The Room, The Toys, The Boat and Maradona (2006-2016); un progetto decennale legato alle sue prime memorie d’infanzia e alla capacità che queste hanno di generare e trasformare oggetti e situazioni diverse se ricollocate in un contesto più ampio. Una valigia pronta in caso di evacuazione, alcuni elementi della camera dell’artista distrutta nei bombardamenti di Beirut, un set di giocattoli di legno e una barca usata dal padre dell’artista nel tentativo, fallito, di scappare dal paese, sono tutti oggetti trovati e riconfigurati dall’artista in modo da creare esperienze complesse che si sviluppano in stretto dialogo con lo spazio espositivo.

 

La Mano De Dios, il progetto che chiude la serie, ha come punto di partenza il famoso gol di mano che Maradona segnò contro l’Inghilterra nei quarti di finale del Mondiale del 1986. Quella partita, carica di tensioni politiche dovute alla guerra delle Falklands terminata solo quattro anni prima, è passata alla storia come la vendetta degli Argentini contro gli Inglesi. L’opera in mostra consiste in un vasto intervento architettonico nella cripta del Museo che l’artista ha realizzato basandosi sul ricordo dell’annuncio alla radio del gol. A Beirut la notizia fu preceduta dalla sirena che solitamente segnalava il pericolo di imminenti bombardamenti, volutamente inserita dal commentatore radiofonico per avere la massima attenzione possibile dagli ascoltatori. Utilizzando vari elementi riconducibili al contesto originale della sua memoria – il bunker usato dalla famiglia dell’artista durante la guerra civile – Tabet ha creato un ambiente sfruttando la particolare struttura architettonica della cripta, stabilendo anche un legame con la sua storia recente. Durante la Seconda Guerra Mondiale infatti, la cripta del Museo fu usata come rifugio dagli abitanti del quartiere durante i bombardamenti aerei. Nonostante questo progetto condivida vari riferimenti, sia formali sia concettuali, con i capitoli precedenti della serie, è la prima volta che viene coinvolto un episodio storico conosciuto in tutto il mondo, con cui ciascuno degli spettatori è chiamato a relazionarsi.

 

I quattro capitoli precedenti della serie sono stati tutti commissionati e prodotti da importanti istituzioni internazionali: Darat al Funun (Amman), Centre Georges Pompidou (Parigi), The New Museum (New York), Pinchuk Art Center (Kiev) and Sharjah Art Foundation (Sharjah).

 

In occasione della mostra Mousse Publishing pubblicherà un catalogo sulla serie Five Distant Memories.

 

La mostra è stata realizzata con il supporto di Regione Toscana e OAC-Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si ringrazia inoltre per il sostegno il Comune di Firenze e il progetto Secret Florence, parte del Programma Speciale Fiere Pitti Immagine 2016 promosso dal Centro di Firenze per la Moda Italiana e realizzato grazie al contributo di Mise (Ministero Sviluppo Economico) e Agenzia Ice nell’ambito del progetto a sostegno delle fiere italiane e del Made in Italy.

 

 

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Museo Marino Marini

Tony Lewis. Alms Comity and Plunder

12.3.2016

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura sabato 12 marzo 2016 Alms Comity and Plunder, la prima personale in Europa in uno spazio istituzionale del giovane artista afroamericano Tony Lewis (Chicago, 1986), dedicata e realizzata appositamente per la cripta del museo. Lewis è uno degli artisti più rappresentativi della sua generazione e si colloca nella tradizione di artisti concettuali come Jenny Holzer, Lawrence Weiner e nella grande scuola degli artisti afroamericani come David Hammons Glenn Ligon e Charles Gaines le cui opere analizzano il linguaggio, le parole, gli oggetti e il loro effetto. Il suo lavoro è prevalentemente costruito in relazione alla scrittura e al suo valore semantico e lessicale. I caratteri usati sono quelli dei diversi linguaggi siano essi quello stenografico, quello dei fumetti, e un progetto on-going è tratto dal libro Life’s Little Instruction Book, vero e proprio vademecum moralizzatore figlio dell’ideologia classista della società americana contemporanea.

La presenza di Lewis a Firenze è da inserire anche in una storia importante per la nostra città e per l’arte tutta, quella che vide oramai alcuni decenni artisti e intellettuali formare uno dei gruppi determinanti per il linguaggio contemporaneo delle arti: i poeti visivi e il Gruppo 70. Le parole di Pignotti Il cammino dell’arte reca puntualmente e inevitabilmente grossi dispiacere ai conservatori possono essere prese a prestito per introdurre le opere di Lewis al Museo Marino Marini. Anche Luciano Ori ci aiuta a entrare meglio nel lavoro del giovane artista americano: la Poesia visiva non nasce dalla storia istituzionale dell’arte (o della letteratura se proprio lo si preferisce) ma dalla storia della comunicazione di massa. Allora questi artisti furono tra i primi a interessarsi alle “cose” del mondo, alle grandi questioni internazionali, senza rifugiarsi nella propria storia o tradizione, anzi superando a piè pari tali concetti: oggi giovani artisti come Lewis sono nelle cose del mondo.

In mostra sono presentati principalmente nuovi lavori o opere che vengono ripensate in dialogo con l’architettura della cripta. Per la prima volta l’artista ha deciso di lavorare anche con un materiale diverso dalla grafite, utilizzando per una delle opere dei pigmenti puri tipici della tradizione pittorica fiorentina. Questo ribadisce come le mostre del Museo Marini siano sempre progetti e produzioni pensate e realizzate per lo specifico spazio e contesto del luogo.

Questa mostra presenta una forma artistica esoletteraria che si attiva programmaticamente attraverso più codici. Dei Floor drawing, grandi disegni\sculture, occuperanno vaste aree della cripta; vere e proprie appropriazioni di quello che in tedesco potremo definire come Raum - luogo, stanza, spazio - oggetti che trasformano la rigidità geometrica delle superfici andando a mostrare un accumulo e una informe e incontrollabile spazialità, evocando come dice Lewis stesso le soft sculpture di Oldenburg e gli assemblage di Chamberlain, lavorando per oggettivizzare e concettualizzare quello che l’artista definisce il most powerful object ossia il pavimento dello spazio dove si trova a lavorare.

Alle pareti di alcuni ambienti della cripta compaiono dei disegni; in essi la parola viene destrutturata e il valore semantico e segnico delle lettere assume una autonomia rispetto alla composizione. La parola scelta è legata ad un rimando, ad un’evocazione personale, ad una sensazione rispetto al luogo: lo spazio espositivo del Museo Marini un tempo la cripta di una chiesa - per mille anni luogo di sepoltura dei frati del convento di San Pancrazio - luogo di passaggio dalla vita terrena a quella celeste, oggi luogo di creazione e di resistenza, la stessa che nelle parole delle opere dell’artista si può sentire e che non può variare. Il rapporto non risolto tra superficie e spazio oltre il piano, posto tra la fisicità dell’immagine e il suo costituire confine e barriera, ha nella scrittura una presentazione mai risolta, rinnovando ogni volta nuove questioni che l’immagine pone.

Infine una scritta a parete, 7 Look people in the eye. realizzata con viti, elastici e pigmenti, evoca una sentenza delle centinaia che moralisticamente andavano a costruire la grammatica del comportamento per le famiglie della working class e piccola borghesia americana contenute nel libro Life’s Little Instruction Book. Un vademecum moralizzante, figlio di una visione classista della società dove usi e costumi sono classificati e classificabili come in una sorta di tassonomia in grado di restituire, attraverso codici comportamentali e linguistici, l’appartenenza alla classe o al gruppo di origine. Questo modello di educazione era in sostanza un formidabile strumento di controllo, un residuo di quella cultura vittoriana moralizzatrice e schematica che negli Stati Uniti, attraverso le radici anglosassoni delle classi dominanti, ha infuso per gran parte del ’900 una chiara idea di società e di collocamento all’interno di essa. Appropriandosi di queste frasi, e ricontestualizzandole, l’artista ne mette in evidenza tutti i limiti e le criticità anche in relazione alla sua storia personale.

La mostra è stata realizzata con il supporto di Regione Toscana, Oac-Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione la galleria Massimo De Carlo, Milano\Londra\Hong Kong.

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Museo Marino Marini

Maurizio Nannucci. Top Hundred

27.2.2016

a cura di Andreas Hapkemeyer

Il Museo Marino Marini, Firenze, inaugura il programma espositivo del 2016, sabato 27 febbraio con “Top Hundred” un progetto di Maurizio Nannucci.
  Cento opere scelte tra multipli, edizioni, libri e dischi d’artista, video, riviste, documenti ed ephemera di cento protagonisti della scena internazionale dell’arte dagli anni Sessanta ad oggi, provenienti dalla collezione di Zona Archives da lui iniziata nel 1967. E’ un progetto in divenire dove ogni nuova presentazione restituisce l’idea di un archivio aperto e nel quale il “Top Hundred” diviene uno statement di allestimento e di contenuti. La tappa fiorentina succede a quella di Museion, a Bolzano, dove i primi 100 “Top Hundred” sono stati presentati da settembre 2015 a gennaio 2016.

La mostra si propone come un percorso trasversale, in cui l’aspetto biografico della ricerca di Nannucci e quello storico di alcune pratiche artistiche coincidono. Top Hundred è una riflessione sul concetto di riproducibilità dell’opera d’arte, che, liberatasi dall’aura dell’unicità e dell’irripetibilità, si apre a una circolazione più ampia e democratica dove il valore economico diventa relativo. Sono così documentate varie esperienze e tendenze, dalla poesia concreta a fluxus, dall’arte concettuale alle ricerche sperimentali e multimediali fino ai recenti orientamenti artistici degli anni duemila.

Top Hundred” diviene così un percorso attraverso l’arte degli ultimi cinquant’anni, da cui emerge la ricchezza e la forza innovativa dei molteplici linguaggi che l’hanno caratterizzata. Per la presentazione delle cento opere: multipli, libri e dischi d’artista, posters, audioworks, video ed ephemera la presenza di Nannucci al Museo Marino Marini si integra e con la collezione permanente.

Per l’occasione verrà pubblicato un catalogo con testi di Andreas Hapkemeyer, Maurizio Nannucci, Gabriele Detterer, Letizia Ragaglia, Alberto Salvadori e i contributi di Caterina Toschi e Alessandra Acocella.

L’esposizione si inserisce in un percorso di ricerca sugli archivi contemporanei, intrapreso dal Museo Marino Marini, iniziato nel 2014 con la mostra dedicata al Centro Di e alla collezione privata di Alessandra Marchi, seguito nel 2015 con l’archivio di libri d’artista contemporanei selezionati da Gregorio Magnani.

La mostra comprende opere multiple e documenti di Vito Acconci / Saadane Afif / Vincenzo Agnetti / Laurie Anderson / Carl Andre / Archigram / John Armleder & Ecart / Art & Language / Avalanche / John Baldessari / Robert Barry / Gianfranco Baruchello / Base progetti per l’arte / Joseph Beuys / Pierre Bismuth / Bit / Alighiero Boetti / George Brecht / AA Bronson & General Idea / James Lee Byars / Chris Burden / Daniel Buren / John Cage / Maurizio Cattelan & Permanent Food / Christo / Claude Closky / Gianni Colombo / Concrete Poetry / Martin Creed / Guy Debord & Internationale Situationniste / Herman de Vries / Antonio Dias / Nico Dockx / Brian Eno / Cerith Wyn Evans / Valie Export / Hans Peter Feldmann / Robert Filliou / Ian Hamilton Finlay / Henry Flint / Lucio Fontana / Terry Fox / Marco Fusinato & John Nixon / Katharina Fritsch / Rainer Ganahl / Liam Gillick / Global Tool / John Giorno / Piero Golia / Felix Gonzales Torres / Dan Graham / Rodney Graham / Guerrilla Girls / Hans Haacke / Damien Hirst / Jenny Holzer / Pierre Huyghe / Dorothy Iannone / Isidore Isou / Christian Jankowski / Allan Kaprow / Martin Kippenberger / Peter Kogler / Koo Jeong-a / Joseph Kosuth / Jannis Kounellis / Ferdinand Kriwet / Barbara Kruger / Yayoi Kusama / Robert Lax / Le point d’ironie / Sherry Levine / Sol Lewitt / Roy Lichtenstein / Richard Long / Francesco Lo Savio / George Maciunas & Fluxus / Piero Manzoni / Christian Marclay / Gordon Matta-Clark / Allan McCollum / Marshall McLuhan / Cildo Meireles / Méla / Gustav Metzger / Maurizio Mochetti / Jonathan Monk / Olivier Mosset / Matt Mullican / Antoni Muntadas / Maurizio Nannucci / Bruce Nauman / Carsten Nicolai / Olaf Nicolai / Claes Oldenburg / Yoko Ono / Gabriel Orozco / Ou / Giulio Paolini / Philippe Parreno / Richard Prince / Markus Raetz / Recorthings / Tobias Rehberger / Pipilotti Rist / Gerwald Rockenschaub / Dieter Roth / Allen Ruppersberg / Ed Ruscha / David Shrigley /Seth Siegelaub / Gianni Emilio Simonetti / Something Else Press / SMS / Michael Snow / Daniel Spoerri / Spur / The Fox / Rirkrit Tiravanija / Niele Toroni / Franco Vaccari / Ben Vautier / Bill Viola / Wolf Vostell / Andy Warhol / Lawrence Weiner / Franz West / Emmett Williams / Christopher Wool / Heimo Zobernig / Zona…

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Museo Marino Marini

Pablo Bronstein. Studi di scomposizione manierista

12.12.2015

a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi 

 

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 12 dicembre la personale dell'artista Pablo Bronstein (1977), con un progetto inedito pensato e realizzato per il Museo fiorentino, a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi. La mostra, dal titolo Studi di scomposizione manierista, è la prima personale dell’artista in un’istituzione museale italiana. Pablo Bronstein si misura in questo progetto su un tema a lui particolarmente caro, come da molto tempo va facendo: la rielaborazione di stilemi e concetti decorativi dell’architettura e del teatro europeo dal rinascimento ai giorni nostri. Le sue elaborazioni, formalmente concretizzate con disegni di raffinatissima fattura, istallazioni e performance, concettualizzano un tema affascinante e incontrollabile, dettato nei sui principi dalla fantasia e capacità di elaborare dati esistenti, andando a definire un’affascinante metastoria dell’architettura. Per la mostra sarà presentata una nuova serie di disegni e maquettes sviluppate dall’artista in dialogo con il Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti nella Cappella Rucellai, entrato a far parte del percorso di visita del Museo Marini grazie al restauro del 2013. Capolavoro del Rinascimento, progettato sul modello del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il Tempietto fu commissionato ad Alberti da Giovanni di Paolo Rucellai e la sua costruzione fu completata nel 1467. Nella mostra sono presenti alcuni temi fondamentali della ricerca dell’artista, e in particolare le relazioni estetiche e concettuali tra il modello e gli oggetti che derivano dal suo studio. In un gioco continuo di sovrapposizioni di stili, citazioni e confronti, Bronstein costruisce un resoconto storico immaginario dell’opera di Alberti, seguendola idealmente nei secoli successivi alla sua costruzione, dalle possibili contaminazioni manieriste, fino ad arrivare agli esuberanti stilemi decorativi e teatrali del barocco. Attraverso l’uso di stampe e rendering 3D estremamente elaborati, l’artista costruisce dei modellini che riproducono in scala ridotta il Tempietto - Sepolcro Rucellai con leggere correzioni manieriste I-IV – con delle aggiunte decorative come nicchie, colonne o altre aperture. Una sezione della mostra sarà dedicata ad opere realizzate dall’artista negli ultimi anni, tra cui il video Origin of Sprezzatura (2010), in cui si fa riferimento al termine coniato nel ‘500 da Baldassarre Castiglione per indicare l’atteggiamento del cortigiano, e una selezione di disegni dell’artista, eseguiti tra il 2007 e il 2014, provenienti da importanti collezioni private italiane. Chiude il percorso espositivo Sepulchre with Dancer (2012), documentazione video di una performance nella quale la figura umana di un ballerino era chiamata a interpretare l’immobilità di un monumento funebre.  

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Franco Noero (Torino) e Herald St. (Londra). Si ringrazia inoltre per il sostegno Golden View Open Bar.

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Museo Marino Marini

Alfred Jarry. Un programma (patafisico) di performance, installazioni, incontri e proiezioni

07.10.2015

con Julien Bismuth, Kasia Fudakowski, Petrit Halilaj, Pierre Huyghe e Luigi Presicce

a cura di Leonardo Bigazzi

 

Il Museo Marino Marini, insieme all’Institut français di Firenze, presenta Alfred Jarry Archipelago: ’HA ’HA, un programma di performance, installazioni, incontri e proiezioni a cura di Leonardo Bigazzi con gli artisti Julien Bismuth, Kasia Fudakowski, Petrit Halilaj, Pierre Huyghe e Luigi Presicce. Il progetto, della durata di quattro giorni, dal 7 al 10 ottobre, si svolgerà in vari luoghi della città, dal Museo Marino Marini all’Institut français, al Cinema Spazio Alfieri, e altri luoghi ancora. È incluso in PIANO, piattaforma preparata per l'arte contemporanea, Francia-Italia 2014-2016, ed è realizzato nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2015 organizzata dal Comune di Firenze. Poeta, drammaturgo, disegnatore e punto di riferimento delle avanguardie storiche, Alfred Jarry (1873–1907) ha contribuito con la sua opera a scardinare vincoli e convenzioni artistiche e sociali a cavallo tra i due secoli, suscitando ammirazione in personalità come Guillaume Apollinaire, Antonin Artaud, André Breton, Pablo Picasso e Marcel Duchamp. Dopo oltre un secolo, la sua opera e le sue idee rappresentano ancora una fonte d’ispirazione per molti artisti contemporanei. Dal personaggio di Ubu Re, simbolo degli aspetti più assurdi e grotteschi del potere, alla Patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie e delle eccezioni, nell’opera di Jarry si ritrova il suo spirito proto-dadaista in cui la coesistenza degli opposti, rappresentati dall’espressione ‘HA ‘HA in Faustroll, annulla ogni separazione tra il serio e il comico, rimanendo tragica e burlesca allo stesso tempo. Il suo anticonformismo irriverente, espressione di un rifiuto delle norme e dei limiti che regolavano i canoni della vita borghese, ne ha caratterizzato non solo l’opera ma anche la vita. Il progetto fiorentino è parte di un programma di ricerca più ampio, Alfred Jarry Archipelago, pensato come un’indagine approfondita delle tematiche presenti nell’opera dell’intellettuale francese che si ritrovano ancora oggi nelle opere di molti artisti contemporanei. Ideato e sviluppato da Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi con Keren Detton e Julie Pellegrin direttrici dei due centri d’arte francesi, Le Quartier (Quimper) e La Ferme du Buisson (Noisiel), Alfred Jarry Archipelago prevede oltre al programma a Firenze anche due mostre collettive organizzate dai partner francesi, e altri progetti espositivi associati tra cui la mostra di Guy de Cointet al M Museum Louvain (Belgio). Infine sarà prodotta un’importante pubblicazione nel 2016.

 

Il progetto è realizzato nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2015 organizzata dal Comune di Firenze e riceve inoltre il sostegno della Regione Toscana.

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Museo Marino Marini

Betty Woodman

19.9.2015

a cura di Vincenzo De Bellis

 

In oltre sessanta anni di carriera - 45 dei quali passati vivendo a metà tra New York e Antella, frazione di Bagno a Ripoli -Betty Woodman è stata riconosciuta a livello internazionale come una delle più importanti artiste contemporanee. La sua carriera ha avuto inizio nel 1950, quando ha intrapreso la professione di ceramista con il proposito di creare degli oggetti che con la loro bellezza potessero arricchire la vita quotidiana. Da allora per lei il vaso è diventato oggetto di studio, produzione e fonte d’ispirazione quotidiana. Nel decostruire e ricostruire la sua forma ha creato un complesso ed esuberante corpo di scultura ceramica, il cui segno è il riflesso di una vasta gamma di influenze e tradizioni, spesso sperimentate in prima persona nei suoi numerosi viaggi. Anche se la ceramica resta infatti l’alfa e l’omega del suo dizionario artistico, attraverso l’uso di colori accesi e forme eccentriche, le sue opere hanno progressivamente violato il confine delle arti decorative per entrare prepotentemente in quello delle arti visive, valicando spesso le frontiere della pittura: nelle mani della Woodman, un vaso può prendere le forme di corpi umani e figure animali, di cuscini o di fiori, confrontarsi con una cronologia di culture diverse - dalla Grecia alla Cina passando per riferimenti alla trazione azteca, etrusca, romana fino al Rinascimento italiano - o proiettare ombre di architetture classiche su oggetti illuminati dalla luce del Pop europeo (senza mai scordare il debito con la tradizione della pittura americana Anni ‘70). Una commistione, quella tra ceramica e pittura, resa ancora più esplicita dall’integrazione in tempi recenti di tele ad elementi tridimensionali, e messa intenzionalmente in evidenza in questa mostra: le opere di Woodman si confrontano infatti qui in maniera diretta da un lato con l’opera  scultorea di Marino Marini  - attraverso un allestimento, nel secondo piano del museo, che ne esalta le sinergie - e dall’altro con l’eroica avventura pittorica del Quattrocento fiorentino, reiterato in particolare dal lavoro che apre il percorso espositivo Of Botticelli, 2013: una composizione che riempie la prima sala della mostra con frammenti di ceramica che alludono a colonne avvolte dalle vigne e vedute rinascimentali che si aprono su giardini immaginari. Dopo il Museo Marino Marini, la mostra avrà una seconda tappa presso l'ICA (Institute of Contemporary Arts) di Londra, dal 2 Febbraio al 10 Aprile 2016, dove troverà nuova configurazione e allestimento, sempre a cura di Vincenzo de Bellis. In occasione della doppia mostra è inoltre prevista una pubblicazione monografica sull’artista, finalizzata a rileggerne le evoluzioni e riscoprirne il ruolo all’interno della storia della pittura di matrice americana dalla seconda meta del Novecento ad oggi.

 

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si ringrazia inoltre per la collaborazione Antinori Art Project.

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Museo Marino Marini

Inner Beauty. Fredrik Værslev

19.9.2015

a cura di Alberto Salvadori

 

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 19 settembre la personale dell'artista norvegese Fredrik Værslev (1979), un inedito progetto pensato e realizzato per il Museo fiorentino, a cura di Alberto Salvadori. Al Museo Marino Marini l’artista presenterà due serie di opere: la prima, un gruppo di dipinti genericamente intitolato Trolley Paintings, e Glass Paintings (o Glass Sculptures), entrambe prodotte per l’occasione. I Trolley Paintings, realizzati con una striping machine meccanizzata, utilizzata in genere per marcare le linee dei campi di atletica e i margini e le mezzerie di strade e autostrade, sono arricchiti qui da un insolito approccio figurativo, ispirato all’estetica e all’atmosfera della cripta del Museo Marino Marini, luogo destinato alla mostra. I segni si sovrappongono in una sorta di collage, una composizione nastriforme di linee dotata di svariate atmosfere e trasparenze. Seguendo questa particolare strategia l'artista esamina l’intersezione e la dicotomia che lega tra loro astrazione, decorazione e rappresentazione, sfuggendo al limite del controllo e inserendosi nella tradizione di quella pittura di gesto che ha liberato dagli schemi accademici e preconcettuali gli artisti fina dagli anni ’50. Formalmente ed esteticamente, le opere in vetro sono state invece pensate in risposta ai lavori su tela, e si concretizzano come una sorta di spazio pittorico secondario rispetto ad essi. I Glass Paintings - corpo di opere che nella forma e nella funzione riprende oggetti della cultura folk norvegese del secondo dopoguerra, derivati dalla tradizione artigianale della comunità rom -  sono realizzati in vetro acrilico smerigliato e sono animati nelle loro traslucide trasparenze e colorazioni da una luce artificiale, una semplice lampadina montata su un piedistallo realizzato in perfetta assonanza a quelli destinati alle opere di Marino Marini, esposte al piano rialzato del museo. La pittura viene aggiunta in cumuli direttamente sul vetro tramite una bomboletta spray, poi viene pressata a terra creando pattern spessi che vengono poi rimossi con della carta igienica e con un raschia-ghiaccio. In occasione della mostra sarà pubblicata da Mousse Publishing una monografia sviluppata in partnership con Le Passerelle Centre d'art contemporain di Brest che ha dedicato a Vaerslev una mostra personale nel febbraio 2015 e supportata da Galleria Giò Marconi (Milano), STANDARD (OSLO), Oslo e Andrew Kreps (New York).

 

La mostra è realizzata con il supporto di Regione Toscana, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Giò Marconi (Milano), Andrew Kreps (New York) e STANDARD (OSLO), Oslo. Iniziativa realizzata con la collaborazione del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell'ambito del progetto regionale: "Cantiere Toscana Contemporanea".

Si ringrazia inoltre per la collaborazione Antinori Art Project.

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Museo Marino Marini

Gavin Kenyon. Lift your head, give me the best side of your face

20.4.2015

a cura di Alberto Salvadori

 

Il Museo Marino Marini, a Firenze, inaugura sabato 18 aprile Lift your head, give me the best side of your face la prima personale in un'istituzione italiana dell'artista americano Gavin Kenyon (1980), unanimemente riconosciuto come una delle figure più interessanti delle nuove generazioni di artisti a livello internazionale. Il centro del suo lavoro è la scultura, realizza opere astratte dalle qualità biomorfe. Trae la sua ispirazione dal territorio dove è cresciuto, le foreste  di Upstate di New York, e le sculture a forma di bulbo in cemento, lana e altri materiali organici affondano le proprie radici nell'idea dell'Informe formulata da George Bataille nel 1929.

Per questo inedito progetto fiorentino, a cura di Alberto Salvadori, Kenyon ha prodotto 13 nuovi lavori che occuperanno la cripta del Museo Marino Marini. Le opere, tutte prodotte in Italia per questo progetto, costituiscono un momento importante nel lavoro dell’artista; combinazioni formali e soluzioni scultoree di vario genere uniranno elementi tipici della scultura di Kenyon, come l’incontrollabilità delle forme, la naturale anarchia della materia libera di trovare la sua condizione uscendo dalla regola della costruzione, alla formale convenzionalità simbolica di un’architettura rinascimentale, connotata dal rigore e dalla misura come può essere la cripta del museo Marini. Nel corso dell’ultimo anno, l’artista americano ha sperimentato nuove forme ispirate all’architettura e alla scultura classica che ricordano archi o colonne, reinterpretate secondo il proprio linguaggio che mantiene quella sua tipica sensibilità biomorfica. Sono sculture dal carattere monumentale che, come per altri interventi pubblici realizzati anche recentemente, nel 2014, negli Stati Uniti e in Italia - dalla sua prima personale in un museo, Reliquary Void al MOMA PS1 a New York, a Four Sentinels a Milano, nei giardini di Corso Indipendenza - hanno l’obiettivo di alterare la percezione dello spazio, creando nuovi punti d’interesse o di vista. Kenyon riesce a mettere insieme poetico e grottesco. I suoi lavori nascono dalla pressione del cemento umido in sacchi di stoffa, di vinile, di pelliccia sintetica, cuciti assieme e in fase finale dipinti, che una volta induriti assumono fattezze ambigue, ispirate anche alle opere di grandi artiste come Lynda Benglis o Louise Bourgeois. Alludono a forme anatomiche, spesso con connotazioni umane, che si abbinano a forme organiche simili a morbidi tessuti. Seduttive e respingenti allo stesso tempo a chi le guarda, le sue sculture sembrano vivere grazie a questa costante tensione e opposizione tra figurazione e astrazione, mascolino e femminile.

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Galleria ZERO… di Milano.

La mostra è realizzata con la collaborazione del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale “Cantiere Toscana Contemporanea”.

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Museo Marino Marini

Accadrà Domani

21.2.2015

Un archivio aperto di libri d’artista contemporanei selezionati da Gregorio Magnani.

Il Museo Marino Marini di Firenze ospita la mostra Accadrà domani, a cura di Gregorio Magnani, dedicata alla fase più recente nella storia dei libri d’artista: opere d’arte che assumono il formato e i modi specifici di distribuzione e fruizione del libro. Non libri che rappresentano l’arte ma opere d’arte che esistono esclusivamente attraverso il formato del libro.
 
Tutti i libri selezionati, molti in edizione unica o limitatissima, sono pubblicati direttamente dagli artisti che li hanno creati o da piccolissimi editori specializzati. Ciascuno partecipa a un’economia minima i cui modi di produzione, canali di distribuzione e pubblico, contribuiscono a creare e rafforzare il contenuto dei libri stessi.
 
Per la mostra di Firenze, la terza dell’archivio di Accadrà Domani, dopo le recenti a Londra presso Corvi-Mora Gallery a Londra e Arists Space a New York, la selezione delle opere in mostra sceglie come tema i diversi modi in cui i libri occupano, condensano, attivano, infiltrano, o esplodono lo spazio. Libri-scultura, libri che occupano lo spazio di altri libri, o che sono invasi dallo spazio che li circonda, definiscono il filo conduttore in questa esplorazione dei più recenti sviluppi del libro come modo di fare arte.
 
Accadrà domani presenta libri di: Anonimo, Kasper Andreasen, Diana Artus, blisterZine, Daniel Gustav Cramer, Mariana Castillo Deball, Michael Dean, Arnaud Desjardin, Johanna Drucker, Melissa Dubbin & Aaron S. Davidson, Karl Holmqvist, Louis Lüthi, Sara MacKillop, Kristen Mueller, Sophie Nys, Asher Penn, Chiara Pergola, Simon Popper, Lucy Powell, Alessandro Roma, Karin Ruggaber, Izet Sheshivari, Mari Simkover, Erik Steinbrecher, Mladen Stropnik, Derek Sullivan, Nick Thoenen & Lorenzo le kou Meyr, Peter Tillessen, Erik van der Weijde, Jean-Michel Wicker.

 

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Museo Marino Marini

WHAT EDUCATION FOR MARS?

20.2.2015

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura venerdì 20 febbraio What Education for Mars? personale dell’artista italiano Valerio Rocco Orlando, curata da Alberto Salvadori, direttore artistico del museo.

Il ciclo What Education for Mars? è il tentativo di sperimentare un modello alternativo di trasmissione di conoscenza e relazione in scuole d'arte internazionali. Come Bruno Latour, nel suo libro “Vita da Laboratorio” (1979), analizza le scoperte scientifiche attraverso lo studio delle relazioni tra gli scienziati e le loro famiglie, What Education for Mars? interroga il sistema scolastico contemporaneo attraverso le relazioni tra studenti e tra studenti e insegnanti. Parafrasando “il potere non è una cosa ma una relazione” di Michel Foucault, possiamo intendere l'educazione non come una somma di contenuti ma come l'interazione tra due o più soggetti con ruoli distinti. Definendo dunque la diffusione di conoscenza all'interno della scuola come un dialogo tra individui differenti, che modello alternativo possiamo proporre?
Nel 2011 Valerio Rocco Orlando ha condotto una prima serie di laboratori in alcune classi di un liceo artistico di Roma producendo una video installazione composta da ritratti, interviste e conversazioni tra studenti che immaginano una scuola migliore. Nel 2012 questo lavoro è stato presentato all'XI Biennale de L'Avana e una seconda produzione è stata realizzata all'ISA, l'Università delle Arti di Cuba. Nel 2013 il terzo capitolo del ciclo è stato prodotto alla Valley School di Bangalore in India, in collaborazione con la Krishnamurti Foundation.
Nel 2015, l'intero ciclo, per la prima volta nella forma di installazione a tre canali, viene presentato in questa sede in una mostra personale. All'interno degli spazi del museo e per tutta la durata dell'esposizione, inoltre, Valerio Rocco Orlando attiva, assieme al Dipartimento Educazione, un laboratorio aperto agli studenti delle scuole fiorentine, un'opera di partecipazione collettiva finalizzata alla realizzazione di un nuovo libro d'artista.

What Education for Mars? è un progetto realizzato con il supporto di ALA, Nomas Foundation, Ministero per i Beni e le attività culturali, Roma; Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam, Bienal de la Habana, L'Avana; Krishnamurti Foundation, Bangalore.

 

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Museo Marino Marini

MASSIMO BARTOLINI

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10.1.2015

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini inaugura il programma espositivo del 2015, sabato 10 gennaio, con la personale di Massimo Bartolini curata da Alberto Salvadori. L’artista toscano ha elaborato un percorso di opere che trovano in Marino Marini e Leon Battista Alberti il loro punto di incontro e la loro sorgente di riflessione.

L’esposizione si apre all’interno della Cappella Rucellai con Revolutionary Monk, riproduzione di un monaco birmano nella posizione del Bodhisattva, cioè colui che sta a cavallo tra religione e laicità, intesa questa come condizione di presenza attiva nella dimensione sociale, assimilabile all'attività dell’Alberti il quale è stato uno dei più importanti intellettuali del Rinascimento che attualizzò il linguaggio dell’antichità, ovvero rese contemporanea la classicità.
Altro intervento, questo di accostamento, è Airplane che gioca sull’identità del linguaggio formale e della materia.
Al piano inferiore del Museo si trova un lavoro che propone un altro modo di fare una scultura, con l'aiuto di due grandi artisti quali Marini e Constable. Utilizzando le nuove tecnologie usate in architettura, si è fatta una scansione 3d della statua di Marini Il Giocoliere, titolo anche dell’opera di Bartolini, della quale si sono trattenute stampandole su carta, le “nuvole” di coordinate sotto forma di 6 numeri per ogni punto rilevato, per un totale di 77 m2 di numeri corpo 4. Il gruppo di coordinate numeriche, chiamate in gergo “nuvole di numeri”, è stato sovrapposto alle opere  "Studi di nuvole di Constable". Nuvole di numeri su Studi di nuvole.

Nascosta ed introdotta dal muro del Giocoliere, appare un’altra riflessione sulla scultura, stavolta sotto forma di azione: due persone si appropriano e leggono, alternandosi, un testo fondamentale per la storia dell’arte del ‘900, Scultura lingua morta di Arturo Martini, grande artista italiano al quale Marino Marini deve molto, e del quale fu successore alla cattedra di scultura a Monza. Le due persone leggendo lo stesso libro, una ad alta voce l’altra in silenzio, ci mettono di fronte al doppio registro dell’invettiva da una parte e dell’analisi interiore dall’altra, tema centrale del testo. Questa azione si svolge sullo sfondo ad un lavoro audio diffuso nella cripta che ha per titolo Petites esquisses d' arbres, una parafrasi di un titolo di una serie di sonate per pianoforte chiamate Petites Esquisses d' Oiseux di Olivier Messian.


La mostra è prodotta dal Museo Marino Marini di Firenze con il supporto di Regione Toscana, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Galleria Massimo De Carlo, Milano\Londra.

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Museo Marino Marini

Francesco Gennari

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Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

La personale dell’artista italiano Francesco Gennari al Museo Marino Marini conclude LATE ONE MORNING, programma espositivo del 2014, a cura di Alberto Salvadori, dedicato alla scultura contemporanea e alle possibili esperienze ad essa legate e che ha visto nell’arco di quest’anno succedersi mostre e progetti inediti, prodotti dal Museo.

Quella di Francesco Gennari (Pesaro, 1973) è la prima antologica in un museo italiano. Gennari è uno dei più importanti e rappresentativi artisti italiani della sua generazione. Fin dall’inizio della sua carriera ha intrapreso, con grande coerenza, un percorso di formalizzazione del pensiero in sculture che gli ha permesso di definire e creare un vero e proprio corpus di opere. Il lavoro di Gennari parte dall’osservazione del mondo, come dichiara lui stesso” ho semplicemente osservato il mondo e fatto una sintesi […] è sempre l’intuizione che produce l’arte ed è sempre la ragione che cerca di comprenderla”. Ma è soprattutto dall’analisi della realtà invisibile, da ciò che ci è negato vedere che nascono le sue sculture: gli autoritratti, le opere in vetro, i disegni. Il vuoto, l’assenza - come scrive Alberto Salvadori in catalogo – sono i campi di lavoro, d’indagine, di rappresentazione per Gennari, che li plasma e li rende materiali, oggettuali, tangibili.

Gennari passa di continuo da un materiale all’altro, da una tecnica all’altra, da un medium all’altro, sempre in movimento, freneticamente, per dare espressione all’immaginazione che è per lui strumento di conoscenza. Un’immaginazione dai tratti scientifici e filosofici, che fanno parte di quella radice italiana dell’artista che possiamo scorgere nel suo lavoro e che ci porta direttamente a quell’antroporfismo e non metaforicità delle sue opere.

Gennari realizza i suoi lavori in collaborazione con i migliori artigiani depositari delle tecniche per la lavorazione del marmo e del vetro. Anche in occasione del progetto per Firenze verranno realizzate nuove produzioni con dei maestri vetrai di Murano e dei maestri del marmo di Carrara. In mostra saranno presentate due nuove opere nel percorso espositivo che vede la presenza di lavori dell'artista dai suoi esordi ad oggi.

Il progetto di Francesco Gennari è stato possibile grazie anche all'aiuto delle gallerie Tucci Russo Torre Pellice, Zero...Milano, Antoine Levi Parigi e Johnen Berlino.

LATE ONE MORNING è parte del progetto Toscanaincontemporanea 2013 ed è sostenuto da OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

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Museo Marino Marini

Esther Kläs - Girare con te

Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Esther Kläs presenta il progetto 'Girare con te', serie di sculture realizzate dall’artista durante la residenza estiva a Carrara.
Girare con te è nuova produzione del Museo Marino Marini.


Le sculture occupano parte della cripta del museo e costituiscono uno strumento di relazione e indagine tra la scultura di Marino Marini, Esther Kläs, lo spazio del museo e i visitatori.
“Girare con te” è girare insieme e attorno alla scultura, essere parte del processo dinamico e relazionale che la scultura innesca in un rapporto tra opera, spazio e persona.
L'opera di Klas si caratterizza per le forme primordiali, quasi totemiche, dal sapore astratto delle sue sculture. I lavori realizzati per la mostra innescano un rapporto di vicinanza e indagine tra spettatore e oggetto, tra oggetto e spazio architettonico, definendo un elegante e austero dialogo tra le parti.
Nella prima opera in mostra, un insieme di sei sculture e quattro fusioni in alluminio, i materiali sono espressi nella loro forma grezza, impreziosita da dettagli cromatici che isolano nel contesto di un insieme ben definito ogni singolo elemento. Il complesso di sculture è a sua volta arricchito da fusioni in alluminio, segnali questi che tracciano la materia nel momento nel quale inizia il processo di plasmazione della forma. Le sculture di Kläs si mostrano allo stato iniziale, dove ancora tutto deve essere definito e dove i materiali si esprimono per le loro caratteristiche fisiche ed evidenziano il loro fascino autentico.
Nel piccolo sacello della cripta invece una delle poche sculture dell’artista dove la forma mostra un oggetto, in questo caso una mano che trattiene un frammento di mattonella, testimonianza di un’esperienza vissuta in prima persona da Kläs: una passeggiata sulla scia della presenza di Robert Smithson a Roma. Un lacerto di memoria passata fissato così in un gesto evocativo.
Nell’ultima sala due sculture in granito rosso si presentano nella loro secca ed evidente natura di materiale da lavoro mostrando tracce dell’intervento di estrazione e taglio effettuato in cava, che appare come una vera e propria lavorazione. In questa superficie l’artista ha definito un sistema di segni circolari togliendo il materiale e rendendo le pietre veri e propri oggetti astratti.
Questa volontà di astrarre il soggetto reale della scultura in Kläs è il principio della sua creazione, con il risultato finale di mostrare opere dal forte richiamo arcaico, senza tempo, immettendo così il suo lavoro di fatto nel passato, presente e futuro della pratica scultorea.

La mostra è interamente prodotta dal Museo Marino Marini che ringrazia le gallerie Spazio A (Pistoia) e Peter Blum (New York).
 

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Museo Marino Marini

Silke Otto-Knapp - Cold Climate

Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Nella pittura di Silke Otto Knapp esistono e convivono una sovrapposizione di stilemi che esemplificano la sua cifra stilistica. La sua pittura è intraducibile, nella  misura in cui non è possibile riprodurla, copiarla, contenendo in sé la moltitudine della differenza, ossia un’infinità dei gesti, numerosi lavaggi dell’acquerello, infinite velature, tutto a comporre la superficie della tela.
I soggetti dei quadri provengono dalla realtà, dall’osservazione di paesaggi, da immagini tratte da libri o da una visione diretta dell’artista, che testimonia l’interesse e l’amore per poeti, scrittori, danzatori. La dimensione reale del soggetto diventa oggetto d’indagine e tale processo di costruzione del dipinto imprime un tempo sequenza alle opere in grado di trasmettere l’aggregato di esperienze sensoriali e mentali dell’artista. La traduzione di tutto questo è nelle lievi e infinite variazioni tonali di una pittura dal sapore morandiano, dalle liquide superfici, testimonianze di passaggi di spugne e pennelli bagnati.
L’immagine che vediamo è una successione di proposizioni che prima alludono, poi suggeriscono, fino a definire la presenza reale del soggetto. Ecco che in tale processo appare Getrude Stein e quanto sia vicina Silke Otto Knapp all’opera e alla modalità di costruzione e visualizzazione della scrittrice americana, soprattutto in Tender Buttons da cui è tratto il titolo della mostra Cold Climate. La decostruzione del lessico, la sintassi, la prassi discorsiva e la consequenzialità logica ridefiniscono ogni elemento normativo del linguaggio, al fine del raggiungimento di una personale e inimitabile linguistica visiva sia in Stein sia in Otto Knapp.
Di fronte ai quadri dell’artista è possibile vedere, leggere, sentire tutto questo; più ci si avvicina, più ci si concentra sul dipinto, meglio tali sensazioni, lentamente e fortemente, si avvertono. La sua pittura innesca un processo di visione e rappresentazione così intimamente vicino a quello di Tender Buttons da rimandare a un passaggio del libro: una specie in vetro, una parente, una lente e niente di strano, un singolo colore ferito ed un arrangiamento in un sistema volto a indicare tutto questo e non ordinario, non disordinato nel non rassomigliare. La differenza si espande.1
La polisemia dei lemmi di Gertrude Stein corre così in parallelo con le superfici, le variazioni cromatiche della pittura di Silke Otto Knapp che con gesti, segni e velature suggerisce differenti esperienze. Anche questa pittura contiene intrinsecamente una valenza polisemica, come il linguaggio di Tender Buttons, che ci costringe a un necessario sforzo d’interlocuzione e interazione, creando uno spazio di azione che esce dalla superficie, espandendosi.
Nella cripta del Museo Marino Marini le tele assumono ulteriore vitalità, sia in relazione sia autonomamente una con l’altra, sorrette da leggere e mobili strutture in ferro autoportanti. Esse occupano, definiscono, disegnano una nuova e sempre mutevole dimensione architettonica dello spazio espositivo, assumendo di volta in volta una loro nuova singolare identità, facendo emergere quel valore polisemico insito in loro.
Il dipinto diventa altro: oggetto autonomo nello spazio, esce dalla sua limitante connotazione bidimensionale; diviene quinta scenografica, strumento performativo, e ci svela un altro elemento imprescindibile della composizione, della narrazione: il tempo, sia esso quello della visione, della rappresentazione performativa, della lettura, dell’indagine conoscitiva.
 

Il Museo Marino Marini desidera ringraziare per la collaborazione le gallerie Greengrassi (Londra), Daniel Bucholz (Berlino) e Gavin Brown Enterprise (New York)

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Museo Marino Marini

Opere dalla collezione del FRAC Champagne-Ardenne

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03.7.2014

Il Museo Marino Marini, a Firenze, inaugura mercoledì 2 luglio, ore 18.00, 30/60 Opere dalla collezione del FRAC Champagne-Ardenne, a cura di Florence Derieux e Leonardo Bigazzi. La mostra è organizzata in occasione del sessantesimo anniversario del gemellaggio tra le città di Firenze e Reims, firmato il 3 Luglio del 1954, e presenta per la prima volta in Italia una selezione di opere della collezione del FRAC Champagne – Ardenne.

Creato nel 1984, il FRAC Champagne-Ardenne (Fondi Regionali per l’Arte Contemporanea) è un’istituzione francese attiva nella produzione e promozione dell’arte contemporanea. La collezione del FRAC Champagne-Ardenne, che conta oltre 800 opere, riflette la straordinaria varietà di mezzi e linguaggi della pratica artistica contemporanea dagli anni ’60 fino ai giorni nostri (pittura, scultura, video, fotografia, installazioni ecc.).

In mostra a Firenze arriveranno molte delle opere più rappresentative della collezione come Milk (1984) dell’artista canadese Jeff Wall (Vancouver, 1946). L’opera è una delle sue più famose lightbox ed è stata esposta in alcuni dei più importanti Musei del mondo come la Tate Modern di Londra. Saranno esposte anche un nucleo di opere “storiche” della collezione tra cui Quelques m et cm d’Albuplast di Erik Dietman, opera del 1964 appartenente alla sua famosa serie degli Sparadraps, oggetti di uso quotidiano ricoperti di nastro adesivo, e La Joconde est dans les escaliers / Bin in zehn Minuten zurück. Mona Lisa di Robert Filliou (1969).

La mostra include lavori di alcuni degli artisti più conosciuti della scena francese contemporanea come il video Cities of Gold and Mirrors di Cyprien Gaillard (2009), prodotto in occasione della sua mostra personale al FRAC Champagne-Ardenne e girato dall’artista in Messico in 16mm, La toison d’or di Pierre Huyghe (1993), documentazione fotografica di uno dei primi progetti pubblici dell’artista realizzato durante il carnevale di Digione. Tre gli artisti italiani in mostra: Luigi Ghirri (Scandiano 1943 – Reggio Emilia 1992) con Modena, sei fotografie realizzate tra il ’75 e il ’79 in un museo della città emiliana; Paolo Gioli (Sarzano di Rovigo, 1942) con L'Uomo di Eakins del 1982, opera dedicata a una personale reinterpretazione degli studi ottocenteschi sui movimenti del corpo umano del pittore americano Thomas Eakins e del fisiologo francese Etienne Jules Marey; Michele Zaza (Molfetta, 1948), con la serie fotografica Cielo Abitato del 1985 nella quale il volto stesso dell’artista appare dipinto di bianco, nero e blu.

In totale saranno esposte le opere di 26 artisti contemporanei: Dara Birnbaum, Tom Burr, Martin Boyce, Julien Carreyn, John Coplans, Erik Dietman, Jimmie Durham, Latifa Echakhch, Ruth Ewan, Robert Filliou, Aurélien Froment, Cyprien Gaillard, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Rodney Graham, Lothar Hempel, Pierre Huyghe, Barbara Kasten, Matt Mullican, Christodouls Panayiotou, Émilie Pitoiset, Lili Reynaud-Dewar, Clément Rodzielski, Jeff Wall, Franz West, Michele Zaza.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di: Città di Reims, Ministero della Cultura e della Comunicazione Francese, Consiglio Regionale della Champagne-Ardenne, Institut français Firenze, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Nuovi Mecenati, nouveaux mécènes – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea e con il Patrocinio del Comune di Firenze.

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Museo Marino Marini

Looking for Jesus

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Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Quali sembianze aveva il volto di Cristo al tempo della sua predicazione terrena nella Palestina dell’età romana? Che uomo apparirebbe oggi Gesù, se tornasse a percorrere le strade del mondo? La stratificazione di iconografie e ipotesi cristologiche ha alimentato un dibattito millenario sulla natura umana di Cristo stesso. Diffuso in tutte le chiese dell’area mediorientale, come quelle copte egiziane e giacobite siriache, il monofisismo aveva in tal senso alcune significative prossimità con la coeva teologia islamica e la sua avversione ad avallare un dibattito sulle sembianze umane dei profeti, tra i quali l’Islam annovera Cristo.
 
In Procurando Jesus/Looking for Jesus (2013) sorto durante una sua residenza in Giordania, Jonathas De Andrade ha liberamente interrogato i cittadini di Amman, la capitale del Paese, chiedendo loro di re-immaginare nel tempo presente il volto e le sembianze di Gesù Cristo, figlio di Dio e seconda persona della Trinità per la cultura cristiana, nonché profeta di primo rango nel culto islamico. Lo stimolo rivolto dall’artista era diretto a pensare nuovamente la figura storica e umana di Gesù, attualizzandola nella contemporaneità per decolonizzarla da secoli di canoni iconografici e ideologici accumulatisi in ambito artistico, filosofico e politico, che ne hanno trasmesso una versione prevalentemente bianca, europea ed occidentale. Superando il tabù della rappresentazione iconografica di Dio e dei profeti, proprio della tradizione religiosa islamica, l’operazione artistica di De Andrade è declinata su un fondamento radicalmente laico, e volta a ispirare un dibattito sociale su un nuovo possibile Cristo, arabo, orientale e completamente umano, paradigma di un nuovo modello di dialogo civile e interreligioso nel difficile contesto sociale del Medio Oriente.

Presentato per la prima volta in Europa negli spazi del Museo Marino Marini, Procurando Jesus/Looking for Jesus (2014) ci mostra quale sono state le reazioni delle persone interrogate e quale volto, carattere e identità potrebbe avere oggi Gesù di Nazareth, al tempo della globalizzazione compiuta. L’esito dei dialoghi ha costruito per estensione un’articolazione di immaginari, aspettative e desideri quasi un possibile, frammentario ritratto collettivo del Paese. La registrazione delle opinioni si è accompagnata al ritratto fotografico realizzato dall’artista stesso dei soggetti intervistati. L’opera si compone così di tre parti, i ritratti fotografici in primo piano delle persone intervistate a Amman, le loro idee e pensieri sull’identità di un nuovo Cristo nel tempo e un ulteriore elemento di interazione con il pubblico del Museo. Ogni visitatore ha infatti l’opportunità di votare, tra quelle fotograficamente presenti in mostra usando dei noccioli di dattero consumato al momento della scelta, la persona che più si avvicina alla propria immagine di un inedito Cristo del tempo di oggi, uomo tra gli uomini e, dopo duemila anni, nuovamente interlocutore possibile per tutti
 

Evento realizzato nell'ambito del progetto regionale Toscanaincontemporanea 2013 / Collezione Enea Righ /Courtesy Galeria Vermelho, Sao Paulo (Brasile) e Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin


 

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Museo Marino Marini

Luca Trevisani - Glaucocamaleo

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Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Luca Trevisani (Verona, 1979) presenta al Museo Marino Marini il progetto inedito, a cura di Alberto Salvadori con Davide Giannella, Glaucocamaleo, una grande installazione video sviluppata su cinque schermi prodotta e realizzata dalla Fondazione Marini di Firenze, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Studio Trevisani con Withstandfilms, 999films e Spazio .Il progetto Glaucocamaleo è una piattaforma di lavoro che Luca Trevisani ha impostato da due anni e che è stata declinata al momento in tre varianti: un film, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2013, un libro di prossima pubblicazione edito da Humboldt Books, e una grande videoinstallazione museale.

Glaucocamaleo ha come elemento centrale il flusso dell’acqua e i passaggi di stato della materia, visualizzati riprodotti e documentati in condizioni controllate e suscettibili ai cambiamenti. La scultura, come metafora prometeica, è plasmata e lasciata vivere all’interno di un ambiente creato dalle immagini in movimento, crescendo fino ad arrendersi alla vitalità della materia che la costituisce. La materia cede così ai suoi limiti e inizia a sciogliersi, andando a costruire un arcipelago di forme, un ecosistema fragile, spettacolare ed effimero. La scultura, invece, è vista come mito prometeico che nasce dalla materia e forgiata dal fuoco in grado di assumere differenti forme ed essere in continua trasformazione.

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Museo Marino Marini

A MISURA DI LIBRO - 50 ANNI DI EDIZIONI CENTRO DI 1964/2014

28.2.2014

a cura di Giovanna Uzzani e Alberto Salvadori

Un centinaio di opere esposte allo Spazio Mostre dell’Ente Cassa e al Museo Marino Marini

Ha contribuito a raccontare al mondo, soprattutto tra il 1960 e il 1980, gli anni ruggenti delle avanguardie artistiche, riuscendo anche ad innovare la concezione del catalogo d’arte, ed è stata l’interlocutore più autorevole della ricerca artistica nazionale ed internazionale, dialogando con l’editoria specializzata al più alto livello e svolgendo un ruolo di primaria importanza nella crescita e nella conoscenza della cultura contemporanea in Toscana e in Italia. Si tratta della casa editrice Centro Di a cui è dedicata la mostra “A misura di libro. 50 anni di edizioni Centro Di 1964/2014” allestita dal 19 febbraio al 23 aprile allo Spazio Mostre dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (via Bufalini 6) e dal 1 marzo al 26 aprile al Museo Marino Marini (piazza San Pancrazio).

Un evento che non vuole solo celebrare una casa editrice fiorentina che si è imposta all’attenzione internazionale, che ha fatto scuola per l’alta qualità delle sue pubblicazioni e che ha onorato e onora ancora oggi Firenze, ma è anche un viaggio in una stagione straordinaria della nostra storia recente, che per un ventennio ha reso il capoluogo toscano, peraltro abbastanza ignaro e indifferente a tutto ciò (e non è certo l’unico caso), il crocevia di quanto più innovativo pulsasse nel cuore dell’arte internazionale.


 

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Museo Marino Marini

Le Statue calde - scultura corpo azione - 1945/2013

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 18 gennaio 2014 la mostra Le statue calde. Scultura – corpo – azione, 1945-2013, a cura di Simone Menegoi. La mostra fa parte del ciclo EARLY ONE MORNING, programma espositivo dedicato al tema della scultura e della sua interpretazione dagli anni Sessanta ad oggi, ideato e curato da Alberto Salvadori, direttore artistico del Museo.

Le statue calde indaga il rapporto fra scultura, corpo e azione nel secondo dopoguerra, concentrandosi principalmente sull’arte italiana. Cerca di mettere a fuoco due idee fra loro complementari: da un lato, la scultura che si fa estensione del corpo; dall’altro, il corpo che si fa scultura. In mostra, opere realizzate nell’arco di quasi settant’anni da artisti di almeno tre generazioni diverse: Alis/Filliol, Monica Bonvicini, Claudia Castellucci, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi, Ugo La Pietra, Eva Marisaldi, Marcello Maloberti, Piero Manzoni, Giovanni Morbin, Bruno Munari, Gianni Pettena, Marinella Pirelli, Michelangelo Pistoletto, Franz Erhard Walther, Gilberto Zorio, Italo Zuffi. Sono opere create con l’intento di essere manipolate. Opere su cui camminare e su cui sedersi, da impugnare e da sollevare, da indossare e perfino da prendere a calci. Oggetti dalla forma essenziale, realizzati spesso con materiali ordinari: una pedana di legno, un tubo di ottone ricurvo, una piccola costruzione di mattoni di cemento.

Un asciutto “manuale di istruzioni” per l’uso delle opere, illustrato da disegni del performer e artista Marco Mazzoni, sarà a disposizione dei visitatori. Inoltre, in alcuni momenti della mostra, le opere saranno attivate da performer del collettivo artistico FOSCA.

 

 

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Museo Marino Marini

Deimantas Narkevicius - Da capo

Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini ospita DA CAPO, progetto dell’artista lituano Deimantas Narkevičius pensato per EARLY ONE MORNING, ciclo di mostre ideato e a cura di Alberto Salvadori. La sua pratica artistica si  concentra sulla narrazione video, filmica e semi-documentaria, ponendo al centro del suo lavoro l’indagine sulla percezione, la trasmissione della Storia e i meccanismi che la trasformano in base a differenti ideologie. Nei “docu-stories” di Narkevicius la tecnica di racconto, lo “storytelling”, passa continuamente dal passato al presente, e viceversa, e decostruisce la narrazione lineare. Utilizzando un registro stilistico e tecniche specifiche dei film amatoriali degli anni ’70, e ricorrendo, nella produzione dei suoi lavori, a attrezzature obsolete che contribuiscono ad ambientare i film in un tempo e in uno spazio indefinibile, le opere di Narkevicius sono vere e proprie macchine del tempo, in cui risalta la persistenza del passato nella dimensione contemporanea.Nelle sue sculture l’artista compie un'azione volta a mettere in atto un processo di messa in discussione della comune percezione degli oggetti di uso quotidiano, assegnandogli nuove e indeterminate, o potenziali, funzioni.

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Museo Marino Marini

Matthew Brannon

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini prosegue il programma espositivo di Early One Morning, a cura del direttore artistico Alberto Salvadori.  Il 19 aprile si inaugura Department store at night (Five impossible Films,1) progetto inedito prodotto dal Museo, di Matthew Brannon, affermatissimo artista statunitense con mostre nei più importanti musei internazionali, che coniuga un'elaborata e sofisticata produzione di grafica a installazioni volte a realizzare complessi e articolati progetti narrativi. Al Museo Marino Marini Matthew Brannon ha costruito un Department store at night dove sculture, stampe, fabric floor e un libro raccontano il cruento e misterioso episodio notturno alla base di un giallo da risolvere. L’elemento di fiction attinge da suggestioni che l’artista ha avuto durante i sopralluoghi al museo - lo spazio della cripta, oggi luogo deputato a progetti espositivi, luogo di millenaria storia, depositario di fatti e avvenimenti a noi sconosciuti – e dalla città di Firenze, nella quale il department store è oggi l’elemento caratterizzante l’aspetto del centro cittadino, dove ogni luogo è destinato al commercio, qualunque sia la sua natura, e dove una vivace vita diurna si alterna ad una tenue, quasi spenta, vita notturna, animata da fatti di ordinaria cronaca di provincia, nella quale tutto può apparire eccezionale. La mostra è composta, oltre che dal libro, da tre nuclei di opere, pensati e realizzati come veri e propri set teatrali e cinematografici.

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Museo Marino Marini

Nicola Martini

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini prosegue il programma espositivo di Early One Morning, a cura del direttore artistico Alberto Salvadori.  Il 19 aprile si inaugura Nervo vago del fiorentino Nicola Martini (1984), tra i migliori giovani presenti nel panorama italiano. Il nervo vago fuoriesce dalla medulla oblungata, passando dal forame giugulare, passando dal torace alla cavità gastrointestinale; decimo delle dodici paia di nervi intracranici, è responsabile della frequenza cardiaca passando dalla peristalsi gastrointestinale, dalla sudorazione dei muscoli sfruttati dal parlato e dalla apertura della laringe durante l'inspirazione. Riceve inoltre sensazioni dall'orecchio esterno, e parte delle meningi. La sua materia, di cui la matrice è unitaria, si specifica a seconda delle regioni che interessa. Il progetto di Nicola Martini per il Museo Marino Marini entra direttamente nel sistema nervoso del museo, va a inserirsi nell’architettura entrando nelle nervature, negli spazi di connessione tra esterno e interno, tra materie differenti, tra penetrazione e compenetrazione di luce e buio.
Il nartece, delimitato dal grande triforio di Leon Battista Alberti, é il primo luogo dove il lavoro di Nicola Martini incontra, indaga e modifica il guscio, di matrice tardo brutalista, che accoglie le persone al Museo Marini di Firenze e ci introduce allo spazio interno, dove la collezione dello scultore pistoiese è conservata. Martini poi entra all'interno dell'edificio e nel sacello della cripta interviene negando lo spazio, escludendo l’accesso a una stanza destinata a progetti degli artisti invitati, ridisegnandone la funzione con una scultura realizzata in una cera speciale.

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Museo Marino Marini

Video Player

20.2.2013

                    
In occasione della mostra The Player. Viaggio nelle passioni contemporanee. Opere  dalla collezione Sandra e Giancarlo Bonollo, il Museo Marino Marini presenta Video PLAYER, programma di film dedicati agli artisti in mostra a cura dello Schermo dell’arte Film Festival.

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Museo Marino Marini

Andrea Kvas

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

EARLY ONE MORNING, programma espositivo annuale del Museo Marino Marini, ideato dal direttore artistico Alberto Salvadori, prosegue con Campo, progetto, realizzato per l’occasione, dell’artista triestino Andrea Kvas, a cura di Barbara Casavecchia, che si inaugura venerdì 8 febbraio 2013.
Kvas interverrà nello spazio del Sacello del Museo. Lo occuperà con una serie inedita di lavori, composti da elementi in poliuretano espanso e assi di legno, rielaborati in situ e quindi “in progress” fino al giorno dell’inaugurazione. Campo è la sua prima personale in un museo italiano. Per Kvas, il lavoro è un processo che nasce dalla tensione del “campo” nel quale prende forma: lo studio, così come lo spazio espositivo, che l’artista occupa spesso per lunghi periodi prima delle mostre, per farne uno spazio funzionale, non più intonso, da sfruttare. In Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più), David Foster Wallace descrive l’esercizio col quale i tennisti si lanciano palle da un angolo all’altro, incrociando i rovesci e formando il diagramma di una farfalla, in loop. Così l’azione va in automatica e permette ai giocatori di “lasciare il pianeta”. L’esercizio ripetuto della tecnica la rende ininfluente. “I procedimenti fisici del mio lavoro sono semplici e ripetitivi. Sto in uno spazio per il tempo necessario a dimenticarmi che ha qualcosa che potrebbe bloccarmi, come un paio di scarpe nuove che ricordi di avere ai piedi solo i primi giorni, per poi ignorarle”.
Kvas lavora contemporaneamente con un’infinità di materiali, senza gerarchie: acrilici, idropitture, smalti, asfalto, pigmenti naturali e sintetici, resine acriliche, colle, farina, polvere di marmo, gommalacca, lattice sintetico, poliuretano, peraluman, ferro zincato, acciaio inox, aluzinc, ferro preverniciato, legno, cotone, lino, silicone acrilico, elastomero bituminoso, lineoleum, pavimenti, pareti... Li modifica e ibrida a più riprese. E spesso interviene sugli stessi lavori a distanza di tempo per evitare di concentrare la propria pratica su un singolo oggetto e sviluppare una ‘postura’ fluida.

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Museo Marino Marini

The Player

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19.1.2013

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 19 gennaio 2013 THE PLAYER. Viaggio nelle passioni contemporanee. Opere  dalla collezione Sandra e Giancarlo Bonollo, a cura di Alberto Salvadori.
The Player è un progetto annuale di indagine su preziose collezioni private italiane meno conosciute dal grande pubblico. Per ogni appuntamento sarà allestito nelle sale del Museo un raffinato percorso espositivo dedicato alla passione e alla ricerca che il collezionista ha espresso nella realizzazione della propria collezione.
Ogni anno sarà realizzata per quattro mesi una vera e propria nuova ala del museo in grado di connettersi alla storia attuale e quella del passato della città di Firenze, patria universale del collezionismo d'arte e luogo dove la figura emblematica, dall’età moderna, di collezionista d'arte è nata.
Protagoniste di questa prima esposizione saranno le opere di Pavel Althamer, Darren Almond, Stefano Arienti, Tacita Dean, Jeremy Deller, Rineke Dijkstra, Keith Edmier & Farrah Fawcett, Olafur Eliasson, Urs Fischer, Giuseppe Gabellone, Mona Hatoum, Sarah Lucas, Marepe, Gabriel Orozco, Damián Ortega, Simon Starling e Piotr Uklanski della collezione di Sandra e Giancarlo Bonollo che da molti anni seguono con passione, competenza e silenziosa dedizione, il divenire e il percorso di artisti italiani e internazionali.

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Museo Marino Marini

Yuri Ancarani

Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012


La mostra Ricordi per Moderni, a cura di Luigi Fassi e Alberto Salvadori, è una ricognizione su 10 anni di lavoro del filmaker e video artista italiano Yuri Ancarani, nella quale verranno presentati tre video inediti prodotti dal Museo Marino Marini per l’occasione assieme ad altri 12 realizzati tra il 2000 e il 2009.

In Ricordi per moderni, la ricerca e il lavoro in video di Ancarani sono permeati da atmosfere fantastiche e surreali che vedono zone industriali della riviera romagnola convivere con interni domestici e paesaggi testimoni di quotidianità nascoste. Il sapore documentaristico immerge lo spettatore in atmosfere dense di suggestioni oniriche e narrative, restituendo un’esperienza di viaggio che ci porta in un percorso esplorativo verso un ignoto e ambiguo paesaggio umano e geografico. Emerge qui un’importante relazione simbolica tra ambiente naturale e spazio industriale, ossessioni e rituali ancestrali, passaggi densi di carica erotica e disarmante solitudine.  
Nella filmografia di Ancarani l’invisibile si manifesta sotto forma di desiderio, sotto le vesti di ciò che vorremmo fosse presente per svelare ciò che non si vede, alimentando così l’aspettativa dell’accadere, l’incontrollabilità delle situazioni in un’atmosfera pervasa di confortanti presenze come quelle riferibili alla vacanziera e gaudente riviera romagnola. Questo sguardo deve molto alle pagine “musicali” che Pier Vittorio Tondelli ha dedicato alla riviera e proprio da queste pagine possiamo cercare quel senso di disperato languido desiderio che si posa su uomini e cose.

Ricordi per moderni si dipana nella visione di 14 lavori, due su monitor, e gli altri proiettati in tre sequenze di quattro video ciascuna su un sistema di quattro schermi che vanno a comporre una superficie di 16 metri lineari di base per tre di altezza.  I tre video prodotti per la mostra si basano su script che l’artista aveva lasciato sedimentare per anni e sono La questione romagnola, Parcheggi a pagamento e Fuori stagione.
Oltre a questi tre, troviamo: Invito al desiderio, Vicino al cuore, Baal, Lido Adriano, IP OP, In god we trust, Made in Italy, Rimini, Aranci mantra e Ugarit.

All’interno dello Lo Schermo dell’Arte, presso il cinema Odeon, giovedì 22 novembre, il Museo proporrà la proiezione del pluripremiato film Il capo (2010), presentato alla 67° edizione del Festival di Venezia per la sezione Orizzonti, sorprendente corto ambientato nelle cave di marmo sul Monte Bettogli, e Piattaforma Luna (2011) girato nelle camere iperbariche di una piattaforma per l’estrazione del gas.

La mostra è stata realizzata grazie al sostegno di Osservatorio per le arti Contemporanee di Ente Cassa di Risparmio di Firenze, il programma della Regione Toscana - Toscana Incontemporanea 2012, Ravenna città Capitale della Cultura 2019.

 

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Museo Marino Marini

Da Vinci

15.11.2012

Da Vinci è il titolo del capitolo conclusivo della trilogia realizzata da Yuri Ancarani e incentrata sul tema del lavoro. Concepiti e realizzati come documentari d'artista, i primi due capitoli, oltre a vantare tra i diversi importanti nomi, quello di Maurizio Cattelan come produttore, sono stati presentati al 67° e 68° Festival del Cinema di Venezia.

Il Capo (primo episodio, 2010) e Piattaforma Luna (secondo episodio, 2011) hanno partecipato e continuano a partecipare a Festival tra i più noti nel mondo del cinema di ricerca e del documentario e stanno ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui: nomination per “Cinema Eye Honors” (Museum of Moving Image, New York, USA); “Grand Prix in Lab Competititon” Clermont-Ferrand Film Festival (Clermont-Ferrand, Francia); “Honorable Mention”, Dokufest – International Documentary and Short Film Festival (Prizren, Kosovo); “Miglior Documentario”, New Horizons I.F.F. (Wroclaw, Polonia). I tre capitoli, finalmente riuniti, diventeranno un lungometraggio ad episodi che sarà presentato come evento speciale nel 2013.

Da Vinci è un film completamente ambientato all'interno di una sala operatoria, un viaggio immaginifico all’interno di un microcosmo dove la speranza e l’aspettativa sentite dall’esterno si confondono con la lucida e razionale oggettività della macchina e dei chirurghi che operano attraverso di essa. Una involontaria teatralità viene innescata dal processo di lavoro con i tempi scanditi dall’attesa, da momenti di pathos, da una consuetudine che porta noi spettatori a rimanere affascinati da tanta serenità e professionalità del personale di sala operatoria.

Il film è stato presentato come Prima Internazionale il 15 Novembre 2012 al Festival di Roma, nella nuova sezione intitolata “Cinema del XXI secolo”, in collaborazione con il MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo.

Da Vinci è prodotto da Antonella Rodriguez Boccanelli, Warly Tomey,  Maurizio Cattelan, Ivan Frioni, Giorgio Gallenzi e Museo Marino Marini Firenze, coprodotto da Osservatorio per le Arti Contemporanee, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, con il contributo di Regione Toscana Film Commission, Ravenna 2019 città candidata Capitale Europea della Cultura, produttore esecutivo Alberto Salvadori.

 

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Museo Marino Marini

Il ballo delle ingrate

Evento inserito nella rassegna Florens 2012

07.11.2012

In occasione di FLORENS 2012, il Museo Marino Marini presenta il 7, 8 e 9 novembre Il Ballo delle Ingrate, spettacolare opera multimediale liberamente ispirata all’omonima operina di Claudio Monteverdi, ideata e diretta dall’artista e performer italiana Letizia Renzini con la direzione musicale della soprano Italo svizzera Sabina Meyer.

Il Ballo delle Ingrate è il naturale sviluppo e ampliamento della Ninfa in lamento, spettacolo in forma di concerto già presentato al Marini da Letizia Renzini e Sabina Meyer, insieme alla musicista Diana Fazzini. Prende spunto dal voluttuoso mondo del teatro musicale seicentesco distaccandosene in una trasfigurazione interdisciplinare e tecnologica (grazie alla collaborazione con Avuelle) che ha come vocaboli e media l’analogico (corpo, voce, strumenti) e il virtuale (video, luce, musica elettronica). Questo lavoro “site-specific” muove dalle tematiche del libretto originale dell’operina omonima scritta da Claudio Monteverdi con Ottavio Rinuccini e rappresentato per la prima volta a Mantova nel 1604, confrontandosi e interpretando, in un’ottica spregiudicata e contemporanea, oltre che il meraviglioso e sensuale mondo del Rinascimento femminile di Barbara Strozzi o Luzzasco Luzzaschi, anche le vicende del “Concerto delle donne”, che rivoluzionò la musica profana italiana nel tardo XVI secolo.

Il Ballo delle Ingrate è anche un film di Ingmar Bergman realizzato per la televisione nel 1976, con le coreografie di Donya Feuer e le musiche di Claudio Monteverdi. Un‘azione mimata in forma di balletto che si basa soprattutto sulle espressioni e sugli atteggiamenti dei personaggi più che sui movimenti del corpo. Come ha detto l'autore stesso "un dramma senza parole” o una "composizione coreografica”.

4 musiciste in scena: un trio classico e una cornice elettroacustica. Al repertorio classico si aggiungono suoni e composizioni di segno diverso: il live mix, le composizioni ambientali e alcuni brani diversi della produzione discografica moderna e contemporanea. La musica eseguita con strumenti tradizionali (viola da gamba, arpa) viene accarezzata da sublimazioni elettroacustiche che danno voce al subconscio, all’intimo pensiero che soggiace al testo.

 

Con il contributo di: Fondazione FlorensMuseo Marino Marini, FirenzeAvuelle - Musicus Concentus

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Museo Marino Marini

Sturm und Drang

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19.10.2012

La mostra di Eugenia Vanni al museo Marino Marini rappresenta un’inedita estremizzazione del concetto di incisione, che viene reinterpretato in una prospettiva di natura antropologica. Pur obbedendo alla tecnica classica attraverso tutti i debiti passaggi specifici, le stampe in mostra registrano tuttavia le tracce di una manualità spontanea e mettono in evidenza una casualità che porta alla luce le tracce di un vissuto quotidiano “de-stratificato” nel tempo. Come matrici sono stati utilizzati dei vecchi taglieri da cucina, recanti solchi di anni e anni di un lavorio domestico umile e inosservato. Una volta inchiostrati e passati al torchio, questi utensili lasciano un’impressione calcografica di inaspettata compiutezza estetica. Ciascuna matrice dà origine ad una stampa, che costituisce anche la chiusura della funzione pratica e domestica dell’oggetto.

Il titolo scelto dall’artista, Sturm und Drang, allude alla suggestione del risultato grafico e mette in risalto il contrasto tra la dimessa quotidianità del processo di realizzazione e la resa formale, che parrebbe alludere a uno scenario romantico di cieli tempestosi e paesaggi svaporanti.

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Museo Marino Marini

Lovett/Codagnone

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03.5.2012

La verità è figlia del tempo non dell'autorità

A cura di Alberto Salvadori e prodotta per la cripta del museo, l'installazione nasce dalla lettura e dall'interpretazione di un testo fondamentale del teatro moderno, la Vita di Galileo, di Bertolt Brecht. Per l’inaugurazione sarà realizzata da CANDIDATE la performance Like Nightfall in the Morning con la partecipazione di Sandra Ceccarelli, Gary Indiana e Marco Mazzoni.

Il lavoro del duo italo-americano, nato nel 1995, spaziando dalla fotografia alla scultura, è da sempre caratterizzato dalla volontà di innescare un processo di critica e riflessione su quelli che sono considerati comunemente dalla società i valori e le verità intoccabili: dalla morale e l’etica di matrice borghese all’identità sessuale definita e non libera di essere vissuta, mettendo in dubbio idee e canoni comportamentali a loro legate. Al centro della loro ricerca troviamo oltre all’affermazione dell’individuo, inteso non come entità ma come differenza, l’amore per la verità e la violenza dell’amore stesso, i differenti linguaggi dell’iconografia omosessuale e del sadomaso gay utilizzati per liberare da quei cliché di cui solitamente siamo prigionieri. L’interesse per i grandi processi della storia si lega nella Vita di Galileo al tema dominante del primo Galileo, quello della propagazione della verità in condizioni di censura e violenza. L’editing che gli artisti hanno fatto del testo brechtiano focalizza l’attenzione sulla relazione tra verità e potere e il lacerante e lacerato rapporto che scaturisce tra la ricerca come espressione di libertà e la cultura del potere come elemento reazionario e inviso al cambiamento.
In La verità è figlia del tempo non dell'autorità la lettura dei brani sarà affidata agli attori Marco Mazzoni e Sandra Ceccarelli e a Gary Indiana, già interprete di un’altra performance di CANDIDATE nel 2010 allo Sculpture Center di New York.


John Lovett (USA 1962)\Alessandro Codagnone (Italia1967) vivono e lavorano a New York (USA). La loro produzione varia dalla fotografia alla scultura, dal video all'installazione, alla performance, dove sono sempre protagonisti in un ironico gioco delle parti teso a smascherare i ruoli di potere, socialmente definiti, nelle relazioni interpersonali. Se nei primi lavori i due artisti rispondevano criticamente all'assimilazione della cultura gay dalle pratiche del consumismo estetico di massa (moda, musica, spettacolo), nelle performance più recenti riflettono sull'identità e sull'inadeguatezza del linguaggio rispetto alla complessità della relazione di coppia.
 

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Museo Marino Marini

Rob Johannesma

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04.2.2012

Organizzata dal Museo Marino Marini di Firenze e dall’ar/ge kunst galerie museum di Bolzano e ospitata contemporaneamente nelle due istituzioni, la mostra di Rob Johannesma (Amsterdam 1970, vive e lavora ad Amsterdam) è la prima personale dell’artista olandese in Italia.

Johannesma è concentrato da alcuni anni in un’esplorazione delle possibilità simboliche e narrative della riproduzione fotografica, mediante la messa punto di una sofisticata metodologia comparativa di lettura delle immagini, volta a istruire un rapporto di risonanza tra icone del patrimonio storico-artistico occidentale e materiali dell’universo mediatico globalizzato. Oggetto della sua ricerca sono i codici formali e narrativi che hanno caratterizzato l’immaginazione visiva occidentale dall’età rinascimentale fino ad oggi, al fine di interrogare la natura delle immagini fotografiche contemporanee e la loro ipotesi di veridicità come evidenza storica.

Le immagini fotografiche privilegiate dalla ricerca di Johannesma sono quelle che accompagnano la cronaca del giornalismo internazionale e costituiscono una risorsa di informazione in presa diretta sulle vicende globali. L’artista focalizza e conserva tali immagini per la loro natura di materiali visivi di consumo iperaccelerato, destinate a invecchiare e scadere nell’arco di poche ore dalla loro pubblicazione. Si tratta prevalentemente di scatti di guerra, immagini di violenza e scene segnate da un forte contenuto geopolitico. Johannesma riunisce comparativamente nelle sue installazioni la riproducibilità meccanica delle immagini con la costruzione ideale della storia attraverso i paradigmi visivi della grande tradizione pittorica europea, da lui individuati nella matrice della cultura rinascimentale olandese e fiamminga.

 

Con il gentile sostegno:

Mondriaan Foundation, Amsterdam - Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma - Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte, Firenze - Ente Cassa di Risparmio di Firenze - Osservatorio per le Arti Contemporanee, Firenze - Provincia Autonoma di Bolzano, Alto AdigeDeutsche Kultur - Fondazione Cassa di Risparmio, Alto Adige - Città di Bolzano, Ufficio Cultura 

 

 

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Museo Marino Marini

joão maria gusmão e pedro paiva

13.11.2011

Il Museo Marino Marini presenta la mostra Non c'è più niente da raccontare perché questo è piccolo, come ogni fecondazione' di João Maria Gusmão e Pedro Paiva, i due artisti che hanno rappresentato il Portogallo alla Biennale di Venezia del 2009. La mostra è curata da Nuno Faria e Alberto Salvadori.

I due artisti sono riusciti a realizzare un notevole percorso artistico-intellettuale raggiungendo, come pochi altri nell'arte contemporanea, alti livelli di sofisticazione filosofica e riflessiva attraverso i loro film (in 16 e 35 mm), dove la loro visione materialista del mondo è frutto dell’intreccio dei codici della patafisica, della scienza e dell'arte. il lavoro degli artisti ci introduce ad una riflessione sul mondo attraverso l'assurdo, il burlesco e la magia e recuperando le qualità primitive dell'infanzia del cinema.

Per questo progetto che segue le recenti presentazioni alla kunsthalle di düsseldorf e a le plateau di parigi, jmg/pp propongono un insieme eterogeneo di sculture e filmati realizzati fra il 2006 e il 2011. Com'è consuetudine nel modus operandi di jmg/pp, alcune fra le più recenti opere di questa mostra sono state realizzate durante viaggi di lavoro, nella fattispecie a Catania e a São Tomé e Príncipe. I lavori inediti sono prodotti dalla Fondazione Marino Marini e OAC e la scultura Spaghetti tornado,  grazie al sostegno della Fondazione Brodbeck di Catania.

 

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Museo Marino Marini

Tris Vonna-Michell

08.9.2010

Per il ciclo Il teatro di Marino il Museo Marino Marini ha presentato una nuova performance dell’artista inglese Tris Vonna-Michell, realizzata in collaborazione con Federica Bueti e il coordinamento di Alberto Salvadori.

Le performances di Tris Vonna-Michell sono frammenti di storie e minuziose descrizioni che l’artista racconta spesso a bassa voce, come un ragazzo timido in cerca di intimità con l'interlocutore. Ad ogni nuovo gesto corrisponde una nuova parola, la memoria e i fatti di finzione si sovrappongono e confondono, dando vita ad un paesaggio in permanente trasformazione in cui è il linguaggio a fare da ago della bilancia tra un ordine voluto ed un caos accelerato: oggetti, registratori audio, film, fotocopie, spazzolini, portauova, vecchie cartoline sono i pezzi di un intricato puzzle che l’artista compone e ri-compone in sempre nuove e seducenti narrazioni. 

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Museo Marino Marini

Corpi da musica

17.2.2010

Con la mostra Corpi da musica. Vita e teatro di Sylvano Bussotti, a cura di Luca Scarlini, il Museo Marino Marini celebra il grande compositore fiorentino, uno dei maggiori del secondo dopoguerra, proponendo per l’occasione, nella sua città natale, un mese di eventi a lui dedicati.

La mostra ha proposto una vasta selezione dell’opera grafica dell’artista, tutte opere rare o rarissime, molte presentate al pubblico per la prima volta. La ricognizione parte dagli anni '40, dai primi ritratti, che catturano istanti di un’esistenza nomade e passa poi attraverso progetti per spettacoli mai realizzati e iconografie di lavori che hanno avuto vasta risonanza, in una miscela di arte e vita. Un itinerario visivo notevole, che è emerso solo in alcune occasioni nel corso del tempo, a partire da alcune celebri esposizioni connesse alle attività del gruppo 63, sotto la cui egida, nel 1965, si svolse il debutto palermitano di Bussotti con La passion selon Sade, messa nerissima in nome del divin marchese, che raccontava un teatro da camera d’eros e sogni.

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Museo Marino Marini

La coda della balena...

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31.3.2008

Claudia Losi. la coda della balena e altri progetti 1995-2008 è una mostra a cura di a.titolo e Alberto Salvadori, prodotta dal Museo Marino Marini in collaborazione con Pitti Discovery

Il percorso espositivo, che si sviluppa negli spazi della cripta del museo fiorentino, si snoda lungo una selezione di venti opere che documentano temi portanti della ricerca di Claudia Losi: il disegno e l’esperienza della geografia, intesi come rapporto complesso e in progress con gli spazi aperti e i segni che li compongono, dagli elementi naturali, alla fauna, dai mutamenti del paesaggio a quelli della comunità che lo abita. Aspetti questi che trovano due incipit nella raffinatezza della serie delle Tavole vegetali (dal 1995), diverse tipologie di licheni ricamati su stoffa e nella luminosità dei dieci elementi che danno corpo alla serie dei Celacanti: ricami e disegni riprodotti su tessuto imbottito, paesaggi fantastici nei quali i profili stilizzati di questi fossili viventi, nuotano osservati da figure maschili e femminili, poste in diverse prospettive.

In mostra anche la testimonianza di quasi sei anni lavoro, seguendo il viaggio della balena, durante i quali hanno preso vita molti incontri e diversi tipi di collaborazioni. Attraverso questo “andare”, l’artista ha creato, con il saper fare di comunità di donne, ceramisti e videomaker, un “patrimonio di senso” che compone oggi una parte importante di Balenaproject: otto documentari che testimoniano un viaggio reale di un oggetto dell’immaginario.

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