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Villa Romana

Excerpts from a Lifework

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23.6.2010

Bahman Jalali è stato uno dei principali protagonisti della fotografia iraniana contemporanea. Nato a Teheran nel 1944, iniziò gli studi di economia e scienze politiche prima di dedicarsi, ancora studente, alla fotografia. Nel corso degli anni, le sue fotografie in bianco e nero hanno documentato i profondi sconvolgimenti dell’Iran contemporaneo – la rivoluzione del 1978/79, la guerra Iran/Irak del 1980-88 – così come le trasformazioni della vita urbana e la tradizionale architettura nel deserto. Fino a pochi anni fa, l’opera di Bahman Jalali era poco conosciuta al di fuori dei confini iraniani. 

Oltre ad aver creato uno straordinario documento fotografico della storia iraniana, Bahman Jalali è stato attivo in Iran come collezionista, storico, ricercatore e docente di fotografia. È stato uno dei fondatori del primo museo di fotografia iraniano, ha creato una cattedra universitaria di fotografia e insieme alla moglie Rana Javadi ha curato la pubblicazione della rivista di fotografia “Aksnameh”. 

A Villa Romana è stata presentata Excerpts from a Lifework Photography in Iran 1966 – 2010.

Filtri: Villa Romana, Fotografia, Arti visive, 2010

Villa Romana

Pulp Machineries

13.5.2010

La mostra Pulp Machineries, allestita da Klaas Kloosterboer a Villa Romana, si presenta come un dramma da camera suddiviso in tre atti. In ogni ambiente, Kloosterboer declina l’atto artistico come un sistema di regole e norme da un diverso 'impetus'. In Regole e la vergine (con riferimento a Duchamp) troviamo un costume femminile, mentre sul 'campo da gioco' pende un abito maschile. In Sala macchine si tratta della produzione dello Archiemen (figura di un fumetto olandese) e della pasta di legno necessaria a produrre la carta. 

Kloosterboer, classe 1959, formatosi alla Rijksakademie di Amsterdam, spruzza il colore su tele enormi, le taglia a pezzi e le perfora; scaglia il colore sul supporto, stende a terra, come un rivestimento, dipinti di grande formato, oppure li cuce insieme fino a formare dei costumi di enormi dimensioni. La pittura annulla la parola, la supera, cancellandone il significato. La pittura non è univoca, e nell’opera di Kloosterboer è un atto oppositivo e resistente, un gesto burlesco.

 

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