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Senzacornice | Laboratorio di ricerca e formazione per l’arte contemporanea

Memorie del contemporaneo

22.11.2016

Convegno a cura di Alessandra Acocella e Caterina Toschi
Comitato scientifico: Barbara Cinelli, Flavio Fergonzi, Alberto Salvadori, Tiziana Serena

Firenze, Auditorium di Sant’Apollonia, 22-23 novembre 2016

Senzacornice | Laboratorio di ricerca e formazione per l’arte contemporanea promuove il convegno Memorie del contemporaneo dedicato alla recente memoria artistica toscana. Il convegno sarà articolato in due giornate centrate sugli archivi d’arte contemporanea, con una particolare attenzione al contesto toscano. L’obiettivo è quello di riflettere sui nuovi caratteri acquisiti dall’archivio dagli anni Sessanta, quale dispositivo critico di una memoria diffusa in materiali documentari dalla natura complessa e molteplice, tra cui libri d’artista, riviste, cartoline, ephemera, fotografie, film e video d’artista. A quest’ultima categoria, e dunque all’immagine in movimento, è dedicata la prima giornata (22 novembre 2016) intitolata Cinema e video d’artista in Toscana 1960-1990, con un ciclo di proiezioni introdotte da giovani studiosi. Il 23 novembre ospiti nazionali e internazionali interverranno sul tema dell'archivio d’arte contemporanea come luogo e strumento di ricerca, in tale occasione sarà presentato il progetto di censimento degli archivi d'arte contemporanea in Toscana dagli anni Sessanta al Duemila, a cura della Regione Toscana e della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana in collaborazione con Senzacornice. Il convegno Memorie del contemporaneo è promosso da Senzacornice | Laboratorio di ricerca e formazione per l’arte contemporanea con il fondamentale contributo di Fondazione Cassa di Risparmio, Osservatorio per le Arti Contemporanee-Fondazione CRF e Piccoli Grandi Musei-Toscana ’900. In collaborazione con Regione Toscana e Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana.

 

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Lo schermo dell'arte

Lo Schermo dell'Arte Film Festival 2016

Evento inserito nella rassegna Lo Schermo dell'Arte - edizione 2016

16.11.2016

 Torna a Firenze dal 16 al 20 novembre 2016 LO SCHERMO DELL'ARTE FILM FESTIVAL, progetto internazionale che indaga e promuove le relazioni tra arte contemporanea e cinema, giunto alla IX edizione, diretto da Silvia Lucchesi.

 

Un ricco programma che si aprirà mercoledì 16 novembre al Cinema La Compagnia, nuova sala fiorentina ristrutturata dopo anni di inattività, con l'inaugurazione della mostra “VISIO. Outside The Black Box” a cura di Leonardo Bigazzi, che raccoglierà le opere dei 12 artisti partecipanti alla V edizione di “VISIO European Programme on Artists’ Moving Images” (ore 18.00). A seguire, alle 21.00, l’Opening Night con la prima italiana di “Where is Rocky II?” di Pierre Bismuth, cronaca docu-fiction della ricerca di una misteriosa opera dell’artista californiano Ed Ruscha. L'incasso della serata sarà devoluto alle popolazioni italiane recentemente colpite dal terremoto, per contribuire alla ricostruzione di un territorio ricco di arte e tradizione.

 

Tra gli artisti ospiti Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi protagonisti del “Focus On 2016” che riunisce sette dei loro celebri film, Omer Fast che presenterà le prime italiane dello psico-thriller “Remainder” (2015) e “Continuity” (2016), Luca Trevisani con la prima europea del suo ultimo lavoro “Sudan” (2016) co-prodotto dallo Schermo dell’arte, e ancora Joana Hadjithomas autrice con Khalil Joreige del poetico “Ismyrne” (2016) e Assaf Gruber con il corto “The Right” (2015).

 

Tra i film d’artista del programma anche le anteprime di “Nightlife” (2015), primo film in 3D di Cyprien Gaillard, “Faux Départ” (2015) di Yto Barrada, candidata al Prix Duchamp 2016, e “The Challenge” (2016) di Yuri Ancarani, premiato all’ultimo Festival di Locarno e presentato in collaborazione con la Biennale de l’Image en Mouvement (BIM) di Ginevra.

 

Il programma della sezione Sguardi include documentari sull’arte contemporanea, tra cui le prime italiane dei ritratti del fotografo americano Robert Frank e degli artisti Eva Hesse e David Hockney. In collaborazione con la Fondazione Palazzo Strozzi, in occasione della mostra “Ai Weiwei. Libero”,  verrà proposto, alla presenza del regista Michael Schindhelm, “The Chinese Lives of Uli Sigg” dedicato al più famoso collezionista di arte cinese contemporanea, l’imprenditore svizzero Uli Sigg.

 

Inoltre, durante il Festival, si svolgerà la parte conclusiva della seconda edizione di Feature Expanded, programma di training unico in Europa, nato con la volontà di ampliare le competenze e promuovere il lavoro di artisti che desiderano realizzare il loro primo lungometraggio, ideato e promosso da Lo schermo dell'arte Film Festival e da HOME, diretto da Leonardo Bigazzi e Sarah Perks e sostenuto da Creative Europe/MEDIA.

 

Lo schermo dell'arte Film Festival 2016 è stato realizzato con il contributo della Regione Toscana nell’ambito di “Toscanaincontemporanea2016” e di Creative Europe/MEDIA, Comune di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenzeè incluso nel programma “50 Giorni di Cinema 2016”, progetto realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei per il Cinema, sostenuto da Agenzia per la Coesione Territoriale, MIBACT Direzione Generale Cinema, Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana partner istituzionali: Fondazione Palazzo Strozzi, Institut français Firenze, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia, Accademia di Belle Arti di Firenze, Deutsche Institut Florenz sponsor: ottod’Ame, Famiglia Cecchi, Findomestic, Unicoop Firenze

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Museo Marino Marini

Rayyane Tabet La Mano De Dios

09.6.2016

a cura di Leonardo Bigazzi

 

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura giovedì 9 giugno La Mano De Dios, prima personale in Italia dell’artista libanese Rayyane Tabet (1983, Ashqout). La mostra, a cura di Leonardo Bigazzi, presenta un nuovo progetto realizzato appositamente per la cripta del museo. Nelle sue opere Tabet affronta questioni legate a situazioni geopolitiche complesse attraverso una riflessione sulle potenzialità della memoria e ricontestualizzando episodi della sua storia personale.

 

A Firenze l’artista presenterà l’ultimo capitolo della serie Five Distant Memories: The Suitcase, The Room, The Toys, The Boat and Maradona (2006-2016); un progetto decennale legato alle sue prime memorie d’infanzia e alla capacità che queste hanno di generare e trasformare oggetti e situazioni diverse se ricollocate in un contesto più ampio. Una valigia pronta in caso di evacuazione, alcuni elementi della camera dell’artista distrutta nei bombardamenti di Beirut, un set di giocattoli di legno e una barca usata dal padre dell’artista nel tentativo, fallito, di scappare dal paese, sono tutti oggetti trovati e riconfigurati dall’artista in modo da creare esperienze complesse che si sviluppano in stretto dialogo con lo spazio espositivo.

 

La Mano De Dios, il progetto che chiude la serie, ha come punto di partenza il famoso gol di mano che Maradona segnò contro l’Inghilterra nei quarti di finale del Mondiale del 1986. Quella partita, carica di tensioni politiche dovute alla guerra delle Falklands terminata solo quattro anni prima, è passata alla storia come la vendetta degli Argentini contro gli Inglesi. L’opera in mostra consiste in un vasto intervento architettonico nella cripta del Museo che l’artista ha realizzato basandosi sul ricordo dell’annuncio alla radio del gol. A Beirut la notizia fu preceduta dalla sirena che solitamente segnalava il pericolo di imminenti bombardamenti, volutamente inserita dal commentatore radiofonico per avere la massima attenzione possibile dagli ascoltatori. Utilizzando vari elementi riconducibili al contesto originale della sua memoria – il bunker usato dalla famiglia dell’artista durante la guerra civile – Tabet ha creato un ambiente sfruttando la particolare struttura architettonica della cripta, stabilendo anche un legame con la sua storia recente. Durante la Seconda Guerra Mondiale infatti, la cripta del Museo fu usata come rifugio dagli abitanti del quartiere durante i bombardamenti aerei. Nonostante questo progetto condivida vari riferimenti, sia formali sia concettuali, con i capitoli precedenti della serie, è la prima volta che viene coinvolto un episodio storico conosciuto in tutto il mondo, con cui ciascuno degli spettatori è chiamato a relazionarsi.

 

I quattro capitoli precedenti della serie sono stati tutti commissionati e prodotti da importanti istituzioni internazionali: Darat al Funun (Amman), Centre Georges Pompidou (Parigi), The New Museum (New York), Pinchuk Art Center (Kiev) and Sharjah Art Foundation (Sharjah).

 

In occasione della mostra Mousse Publishing pubblicherà un catalogo sulla serie Five Distant Memories.

 

La mostra è stata realizzata con il supporto di Regione Toscana e OAC-Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si ringrazia inoltre per il sostegno il Comune di Firenze e il progetto Secret Florence, parte del Programma Speciale Fiere Pitti Immagine 2016 promosso dal Centro di Firenze per la Moda Italiana e realizzato grazie al contributo di Mise (Ministero Sviluppo Economico) e Agenzia Ice nell’ambito del progetto a sostegno delle fiere italiane e del Made in Italy.

 

 

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Museo Marino Marini

Tony Lewis. Alms Comity and Plunder

12.3.2016

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura sabato 12 marzo 2016 Alms Comity and Plunder, la prima personale in Europa in uno spazio istituzionale del giovane artista afroamericano Tony Lewis (Chicago, 1986), dedicata e realizzata appositamente per la cripta del museo. Lewis è uno degli artisti più rappresentativi della sua generazione e si colloca nella tradizione di artisti concettuali come Jenny Holzer, Lawrence Weiner e nella grande scuola degli artisti afroamericani come David Hammons Glenn Ligon e Charles Gaines le cui opere analizzano il linguaggio, le parole, gli oggetti e il loro effetto. Il suo lavoro è prevalentemente costruito in relazione alla scrittura e al suo valore semantico e lessicale. I caratteri usati sono quelli dei diversi linguaggi siano essi quello stenografico, quello dei fumetti, e un progetto on-going è tratto dal libro Life’s Little Instruction Book, vero e proprio vademecum moralizzatore figlio dell’ideologia classista della società americana contemporanea.

La presenza di Lewis a Firenze è da inserire anche in una storia importante per la nostra città e per l’arte tutta, quella che vide oramai alcuni decenni artisti e intellettuali formare uno dei gruppi determinanti per il linguaggio contemporaneo delle arti: i poeti visivi e il Gruppo 70. Le parole di Pignotti Il cammino dell’arte reca puntualmente e inevitabilmente grossi dispiacere ai conservatori possono essere prese a prestito per introdurre le opere di Lewis al Museo Marino Marini. Anche Luciano Ori ci aiuta a entrare meglio nel lavoro del giovane artista americano: la Poesia visiva non nasce dalla storia istituzionale dell’arte (o della letteratura se proprio lo si preferisce) ma dalla storia della comunicazione di massa. Allora questi artisti furono tra i primi a interessarsi alle “cose” del mondo, alle grandi questioni internazionali, senza rifugiarsi nella propria storia o tradizione, anzi superando a piè pari tali concetti: oggi giovani artisti come Lewis sono nelle cose del mondo.

In mostra sono presentati principalmente nuovi lavori o opere che vengono ripensate in dialogo con l’architettura della cripta. Per la prima volta l’artista ha deciso di lavorare anche con un materiale diverso dalla grafite, utilizzando per una delle opere dei pigmenti puri tipici della tradizione pittorica fiorentina. Questo ribadisce come le mostre del Museo Marini siano sempre progetti e produzioni pensate e realizzate per lo specifico spazio e contesto del luogo.

Questa mostra presenta una forma artistica esoletteraria che si attiva programmaticamente attraverso più codici. Dei Floor drawing, grandi disegni\sculture, occuperanno vaste aree della cripta; vere e proprie appropriazioni di quello che in tedesco potremo definire come Raum - luogo, stanza, spazio - oggetti che trasformano la rigidità geometrica delle superfici andando a mostrare un accumulo e una informe e incontrollabile spazialità, evocando come dice Lewis stesso le soft sculpture di Oldenburg e gli assemblage di Chamberlain, lavorando per oggettivizzare e concettualizzare quello che l’artista definisce il most powerful object ossia il pavimento dello spazio dove si trova a lavorare.

Alle pareti di alcuni ambienti della cripta compaiono dei disegni; in essi la parola viene destrutturata e il valore semantico e segnico delle lettere assume una autonomia rispetto alla composizione. La parola scelta è legata ad un rimando, ad un’evocazione personale, ad una sensazione rispetto al luogo: lo spazio espositivo del Museo Marini un tempo la cripta di una chiesa - per mille anni luogo di sepoltura dei frati del convento di San Pancrazio - luogo di passaggio dalla vita terrena a quella celeste, oggi luogo di creazione e di resistenza, la stessa che nelle parole delle opere dell’artista si può sentire e che non può variare. Il rapporto non risolto tra superficie e spazio oltre il piano, posto tra la fisicità dell’immagine e il suo costituire confine e barriera, ha nella scrittura una presentazione mai risolta, rinnovando ogni volta nuove questioni che l’immagine pone.

Infine una scritta a parete, 7 Look people in the eye. realizzata con viti, elastici e pigmenti, evoca una sentenza delle centinaia che moralisticamente andavano a costruire la grammatica del comportamento per le famiglie della working class e piccola borghesia americana contenute nel libro Life’s Little Instruction Book. Un vademecum moralizzante, figlio di una visione classista della società dove usi e costumi sono classificati e classificabili come in una sorta di tassonomia in grado di restituire, attraverso codici comportamentali e linguistici, l’appartenenza alla classe o al gruppo di origine. Questo modello di educazione era in sostanza un formidabile strumento di controllo, un residuo di quella cultura vittoriana moralizzatrice e schematica che negli Stati Uniti, attraverso le radici anglosassoni delle classi dominanti, ha infuso per gran parte del ’900 una chiara idea di società e di collocamento all’interno di essa. Appropriandosi di queste frasi, e ricontestualizzandole, l’artista ne mette in evidenza tutti i limiti e le criticità anche in relazione alla sua storia personale.

La mostra è stata realizzata con il supporto di Regione Toscana, Oac-Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione la galleria Massimo De Carlo, Milano\Londra\Hong Kong.

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Museo Marino Marini

Maurizio Nannucci. Top Hundred

27.2.2016

a cura di Andreas Hapkemeyer

Il Museo Marino Marini, Firenze, inaugura il programma espositivo del 2016, sabato 27 febbraio con “Top Hundred” un progetto di Maurizio Nannucci.
  Cento opere scelte tra multipli, edizioni, libri e dischi d’artista, video, riviste, documenti ed ephemera di cento protagonisti della scena internazionale dell’arte dagli anni Sessanta ad oggi, provenienti dalla collezione di Zona Archives da lui iniziata nel 1967. E’ un progetto in divenire dove ogni nuova presentazione restituisce l’idea di un archivio aperto e nel quale il “Top Hundred” diviene uno statement di allestimento e di contenuti. La tappa fiorentina succede a quella di Museion, a Bolzano, dove i primi 100 “Top Hundred” sono stati presentati da settembre 2015 a gennaio 2016.

La mostra si propone come un percorso trasversale, in cui l’aspetto biografico della ricerca di Nannucci e quello storico di alcune pratiche artistiche coincidono. Top Hundred è una riflessione sul concetto di riproducibilità dell’opera d’arte, che, liberatasi dall’aura dell’unicità e dell’irripetibilità, si apre a una circolazione più ampia e democratica dove il valore economico diventa relativo. Sono così documentate varie esperienze e tendenze, dalla poesia concreta a fluxus, dall’arte concettuale alle ricerche sperimentali e multimediali fino ai recenti orientamenti artistici degli anni duemila.

Top Hundred” diviene così un percorso attraverso l’arte degli ultimi cinquant’anni, da cui emerge la ricchezza e la forza innovativa dei molteplici linguaggi che l’hanno caratterizzata. Per la presentazione delle cento opere: multipli, libri e dischi d’artista, posters, audioworks, video ed ephemera la presenza di Nannucci al Museo Marino Marini si integra e con la collezione permanente.

Per l’occasione verrà pubblicato un catalogo con testi di Andreas Hapkemeyer, Maurizio Nannucci, Gabriele Detterer, Letizia Ragaglia, Alberto Salvadori e i contributi di Caterina Toschi e Alessandra Acocella.

L’esposizione si inserisce in un percorso di ricerca sugli archivi contemporanei, intrapreso dal Museo Marino Marini, iniziato nel 2014 con la mostra dedicata al Centro Di e alla collezione privata di Alessandra Marchi, seguito nel 2015 con l’archivio di libri d’artista contemporanei selezionati da Gregorio Magnani.

La mostra comprende opere multiple e documenti di Vito Acconci / Saadane Afif / Vincenzo Agnetti / Laurie Anderson / Carl Andre / Archigram / John Armleder & Ecart / Art & Language / Avalanche / John Baldessari / Robert Barry / Gianfranco Baruchello / Base progetti per l’arte / Joseph Beuys / Pierre Bismuth / Bit / Alighiero Boetti / George Brecht / AA Bronson & General Idea / James Lee Byars / Chris Burden / Daniel Buren / John Cage / Maurizio Cattelan & Permanent Food / Christo / Claude Closky / Gianni Colombo / Concrete Poetry / Martin Creed / Guy Debord & Internationale Situationniste / Herman de Vries / Antonio Dias / Nico Dockx / Brian Eno / Cerith Wyn Evans / Valie Export / Hans Peter Feldmann / Robert Filliou / Ian Hamilton Finlay / Henry Flint / Lucio Fontana / Terry Fox / Marco Fusinato & John Nixon / Katharina Fritsch / Rainer Ganahl / Liam Gillick / Global Tool / John Giorno / Piero Golia / Felix Gonzales Torres / Dan Graham / Rodney Graham / Guerrilla Girls / Hans Haacke / Damien Hirst / Jenny Holzer / Pierre Huyghe / Dorothy Iannone / Isidore Isou / Christian Jankowski / Allan Kaprow / Martin Kippenberger / Peter Kogler / Koo Jeong-a / Joseph Kosuth / Jannis Kounellis / Ferdinand Kriwet / Barbara Kruger / Yayoi Kusama / Robert Lax / Le point d’ironie / Sherry Levine / Sol Lewitt / Roy Lichtenstein / Richard Long / Francesco Lo Savio / George Maciunas & Fluxus / Piero Manzoni / Christian Marclay / Gordon Matta-Clark / Allan McCollum / Marshall McLuhan / Cildo Meireles / Méla / Gustav Metzger / Maurizio Mochetti / Jonathan Monk / Olivier Mosset / Matt Mullican / Antoni Muntadas / Maurizio Nannucci / Bruce Nauman / Carsten Nicolai / Olaf Nicolai / Claes Oldenburg / Yoko Ono / Gabriel Orozco / Ou / Giulio Paolini / Philippe Parreno / Richard Prince / Markus Raetz / Recorthings / Tobias Rehberger / Pipilotti Rist / Gerwald Rockenschaub / Dieter Roth / Allen Ruppersberg / Ed Ruscha / David Shrigley /Seth Siegelaub / Gianni Emilio Simonetti / Something Else Press / SMS / Michael Snow / Daniel Spoerri / Spur / The Fox / Rirkrit Tiravanija / Niele Toroni / Franco Vaccari / Ben Vautier / Bill Viola / Wolf Vostell / Andy Warhol / Lawrence Weiner / Franz West / Emmett Williams / Christopher Wool / Heimo Zobernig / Zona…

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Museo Marino Marini

Pablo Bronstein. Studi di scomposizione manierista

12.12.2015

a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi 

 

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 12 dicembre la personale dell'artista Pablo Bronstein (1977), con un progetto inedito pensato e realizzato per il Museo fiorentino, a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi. La mostra, dal titolo Studi di scomposizione manierista, è la prima personale dell’artista in un’istituzione museale italiana. Pablo Bronstein si misura in questo progetto su un tema a lui particolarmente caro, come da molto tempo va facendo: la rielaborazione di stilemi e concetti decorativi dell’architettura e del teatro europeo dal rinascimento ai giorni nostri. Le sue elaborazioni, formalmente concretizzate con disegni di raffinatissima fattura, istallazioni e performance, concettualizzano un tema affascinante e incontrollabile, dettato nei sui principi dalla fantasia e capacità di elaborare dati esistenti, andando a definire un’affascinante metastoria dell’architettura. Per la mostra sarà presentata una nuova serie di disegni e maquettes sviluppate dall’artista in dialogo con il Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti nella Cappella Rucellai, entrato a far parte del percorso di visita del Museo Marini grazie al restauro del 2013. Capolavoro del Rinascimento, progettato sul modello del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il Tempietto fu commissionato ad Alberti da Giovanni di Paolo Rucellai e la sua costruzione fu completata nel 1467. Nella mostra sono presenti alcuni temi fondamentali della ricerca dell’artista, e in particolare le relazioni estetiche e concettuali tra il modello e gli oggetti che derivano dal suo studio. In un gioco continuo di sovrapposizioni di stili, citazioni e confronti, Bronstein costruisce un resoconto storico immaginario dell’opera di Alberti, seguendola idealmente nei secoli successivi alla sua costruzione, dalle possibili contaminazioni manieriste, fino ad arrivare agli esuberanti stilemi decorativi e teatrali del barocco. Attraverso l’uso di stampe e rendering 3D estremamente elaborati, l’artista costruisce dei modellini che riproducono in scala ridotta il Tempietto - Sepolcro Rucellai con leggere correzioni manieriste I-IV – con delle aggiunte decorative come nicchie, colonne o altre aperture. Una sezione della mostra sarà dedicata ad opere realizzate dall’artista negli ultimi anni, tra cui il video Origin of Sprezzatura (2010), in cui si fa riferimento al termine coniato nel ‘500 da Baldassarre Castiglione per indicare l’atteggiamento del cortigiano, e una selezione di disegni dell’artista, eseguiti tra il 2007 e il 2014, provenienti da importanti collezioni private italiane. Chiude il percorso espositivo Sepulchre with Dancer (2012), documentazione video di una performance nella quale la figura umana di un ballerino era chiamata a interpretare l’immobilità di un monumento funebre.  

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Franco Noero (Torino) e Herald St. (Londra). Si ringrazia inoltre per il sostegno Golden View Open Bar.

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Base

MARTIN CREED

05.12.2015

BASE / Progetti per l’arte dal 5  Dicembre  al 6 Febbraio presenta la mostra di Martin Creed, concepita appositamente per lo spazio non-profit di Firenze. Il vernissage diversamente dal consueto avverrà in una data a sorpresa decisa dall’artista che sarà presente e che intende così spostare l’attenzione sulla fruizione dell’opera più che sull’evento connesso alla sua presentazione.

Il progetto di Martin Creed per BASE / Progetti per l’arte è animato da differenti opere che fanno percepire lo spazio fisico allo stesso tempo espanso, compresso, dilatato e pieno. Questo avviene grazie all’equilibrio degli interventi “Work No. 920” del 2008 (wall painting), “Work No. 672, FRIEND” del 2007 (neon), “Work No. 2199” del 2015 (quadro con geometrie in gesso), “Work No. 1597, Laura” del 2013 (ritratto), “Work No. 2097” del 2014 (quadro astratto) e “Work No. 921” del 2008 (wall painting). Le opere si distribuiscono nei due spazi, da sinistra a destra, come a “perimetrare” per evidenziare, ma anche per rarefare i confini fisici della scatola architettonica in cui si manifestano.

Le forme geometriche o astratte, come gli environment o le installazioni, sono sempre per Martin Creed non il fine bensì il mezzo per creare un dialogo con il contesto. Questo approccio è portato alle estreme conseguenze nel progetto a BASE dalla presenza della scultura “Work No. 1638” del 2013 a forma di ziggurat di 5 longarine di ferro di misura decrescente poste una sopra l’altra. La scultura, ingombrando il centro dello spazio, destabilizza la possibilità di una visione contemplativa delle singole opere, costringendo lo spettatore a vivere quel luogo come un landscape composto da vari rumori di fondo. Inoltre, la scelta di non far coincidere l’inaugurazione con il giorno dell’apertura della mostra, è il modo da parte dell’artista di creare un tempo di attesa e far riflettere in maniera delicata sulla relazione che esiste oggi tra l’opera e l’evento, connesso alla sua presentazione nel mondo dei media, quello sociale e del sistema dell’arte.

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Lo schermo dell'arte

Lo Schermo dell'Arte - edizione 2015

Evento inserito nella rassegna Lo Schermo dell'Arte - edizione 2015

18.11.2015

Dal 18 al 22 novembre a Firenze si terrà LO SCHERMO DELL'ARTE FILM FESTIVAL, Festival internazionale di cinema e arte contemporanea, diretto da Silvia Lucchesi, un ricco programma di film dedicati ai maggiori protagonisti delle arti contemporanee tra cui Peggy Guggenheim, Richard Hamilton e Marcel Duchamp, i maestri della Land Art e Jan Fabre; cinema d'artista con film, tra gli altri, di Pierre Huyghe, Flatform, Sarah Vanagt, talks, workshop, ospiti internazionali tra cui Martial Raysse e Runa Islam, il Focus on dedicato al regista e videoartista tedesco Harun Farocki. Infine ritorno dell'arte contemporanea a Palazzo Strozzi con la mostra VISIO. Next Generation Moving Image, curata da Leonardo Bigazzi, 12 giovani artisti che presenteranno fino al 20 dicembre i loro lavori video negli spazi della Strozzina.
Film dell’Opening Night è l’acclamato Francofonia di Alexandr Sokurov, in concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia, che racconta la collaborazione tra il direttore del Louvre Jacques Jaujard e l'ufficiale tedesco Franziskus Wolff-Metternich per salvare i tesori del museo parigino durante l'occupazione nazista. Prosegue, inoltre, la collaborazione con Palazzo Grassi – Punta della Dogana e Gucci Museo, iniziata lo scorso anno: sabato 21 novembre, l’artista francese Martial Raysse, in conversazione con Martin Bethenod direttore di Palazzo Grassi, presenterà sei suoi film. In collaborazione con il Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, giovedì 19 novembre presso l’Aula Magna del Rettorato, per la sezione Festival Talks, si terrà una conversazione tra l’artista e filmmaker britannica Runa Islam e lo storico dell’arte Riccardo Venturi. Nell’ambito del Festival si terrà, inoltre, la IV edizione di VISIO European Programme on Artists’ Moving Images curato da Leonardo Bigazzi e rivolto ad artisti under 35 che lavorano con le immagini in movimento, che inaugurerà martedì 17 novembre con la mostra VISIO. Next Generation Moving Images (Strozzina, fino al 20 dicembre). A questo ricco calendario si aggiunge l'importante novità di quest'anno, Feature Expanded, primo programma di formazione al mondo rivolto ad artisti con background nel campo delle arti visive, ideato e organizzato da Lo schermo dell'arte e da HOME Manchester, sostenuto dal Creative Europe MEDIA, e diretto da Leonardo Bigazzi e Sarah Perks, con project partner Netherlands Film Fund, University of Salford, Manchester e Toscana Film Commission.

 

Lo schermo dell’arte Film Festival 2015 è incluso nella rassegna 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze; riceve il contributo di Creative Europe-MEDIA, Regione Toscana, Ente Cassa di Risparmio/OAC Osservatorio per le arti contemporanee; è realizzato con il sostegno di Fondazione Palazzo Strozzi, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia, Institut français Firenze, Deutsches Institut Florenz, Accademia di Belle Arti di Firenze e il patrocinio di Confederazione Svizzera-Ambasciata di Svizzera in Italia. in collaborazione con il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale “Cantiere Toscana Contemporanea”.

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Museo Marino Marini

Alfred Jarry. Un programma (patafisico) di performance, installazioni, incontri e proiezioni

07.10.2015

con Julien Bismuth, Kasia Fudakowski, Petrit Halilaj, Pierre Huyghe e Luigi Presicce

a cura di Leonardo Bigazzi

 

Il Museo Marino Marini, insieme all’Institut français di Firenze, presenta Alfred Jarry Archipelago: ’HA ’HA, un programma di performance, installazioni, incontri e proiezioni a cura di Leonardo Bigazzi con gli artisti Julien Bismuth, Kasia Fudakowski, Petrit Halilaj, Pierre Huyghe e Luigi Presicce. Il progetto, della durata di quattro giorni, dal 7 al 10 ottobre, si svolgerà in vari luoghi della città, dal Museo Marino Marini all’Institut français, al Cinema Spazio Alfieri, e altri luoghi ancora. È incluso in PIANO, piattaforma preparata per l'arte contemporanea, Francia-Italia 2014-2016, ed è realizzato nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2015 organizzata dal Comune di Firenze. Poeta, drammaturgo, disegnatore e punto di riferimento delle avanguardie storiche, Alfred Jarry (1873–1907) ha contribuito con la sua opera a scardinare vincoli e convenzioni artistiche e sociali a cavallo tra i due secoli, suscitando ammirazione in personalità come Guillaume Apollinaire, Antonin Artaud, André Breton, Pablo Picasso e Marcel Duchamp. Dopo oltre un secolo, la sua opera e le sue idee rappresentano ancora una fonte d’ispirazione per molti artisti contemporanei. Dal personaggio di Ubu Re, simbolo degli aspetti più assurdi e grotteschi del potere, alla Patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie e delle eccezioni, nell’opera di Jarry si ritrova il suo spirito proto-dadaista in cui la coesistenza degli opposti, rappresentati dall’espressione ‘HA ‘HA in Faustroll, annulla ogni separazione tra il serio e il comico, rimanendo tragica e burlesca allo stesso tempo. Il suo anticonformismo irriverente, espressione di un rifiuto delle norme e dei limiti che regolavano i canoni della vita borghese, ne ha caratterizzato non solo l’opera ma anche la vita. Il progetto fiorentino è parte di un programma di ricerca più ampio, Alfred Jarry Archipelago, pensato come un’indagine approfondita delle tematiche presenti nell’opera dell’intellettuale francese che si ritrovano ancora oggi nelle opere di molti artisti contemporanei. Ideato e sviluppato da Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi con Keren Detton e Julie Pellegrin direttrici dei due centri d’arte francesi, Le Quartier (Quimper) e La Ferme du Buisson (Noisiel), Alfred Jarry Archipelago prevede oltre al programma a Firenze anche due mostre collettive organizzate dai partner francesi, e altri progetti espositivi associati tra cui la mostra di Guy de Cointet al M Museum Louvain (Belgio). Infine sarà prodotta un’importante pubblicazione nel 2016.

 

Il progetto è realizzato nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2015 organizzata dal Comune di Firenze e riceve inoltre il sostegno della Regione Toscana.

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Museo Marino Marini

Betty Woodman

19.9.2015

a cura di Vincenzo De Bellis

 

In oltre sessanta anni di carriera - 45 dei quali passati vivendo a metà tra New York e Antella, frazione di Bagno a Ripoli -Betty Woodman è stata riconosciuta a livello internazionale come una delle più importanti artiste contemporanee. La sua carriera ha avuto inizio nel 1950, quando ha intrapreso la professione di ceramista con il proposito di creare degli oggetti che con la loro bellezza potessero arricchire la vita quotidiana. Da allora per lei il vaso è diventato oggetto di studio, produzione e fonte d’ispirazione quotidiana. Nel decostruire e ricostruire la sua forma ha creato un complesso ed esuberante corpo di scultura ceramica, il cui segno è il riflesso di una vasta gamma di influenze e tradizioni, spesso sperimentate in prima persona nei suoi numerosi viaggi. Anche se la ceramica resta infatti l’alfa e l’omega del suo dizionario artistico, attraverso l’uso di colori accesi e forme eccentriche, le sue opere hanno progressivamente violato il confine delle arti decorative per entrare prepotentemente in quello delle arti visive, valicando spesso le frontiere della pittura: nelle mani della Woodman, un vaso può prendere le forme di corpi umani e figure animali, di cuscini o di fiori, confrontarsi con una cronologia di culture diverse - dalla Grecia alla Cina passando per riferimenti alla trazione azteca, etrusca, romana fino al Rinascimento italiano - o proiettare ombre di architetture classiche su oggetti illuminati dalla luce del Pop europeo (senza mai scordare il debito con la tradizione della pittura americana Anni ‘70). Una commistione, quella tra ceramica e pittura, resa ancora più esplicita dall’integrazione in tempi recenti di tele ad elementi tridimensionali, e messa intenzionalmente in evidenza in questa mostra: le opere di Woodman si confrontano infatti qui in maniera diretta da un lato con l’opera  scultorea di Marino Marini  - attraverso un allestimento, nel secondo piano del museo, che ne esalta le sinergie - e dall’altro con l’eroica avventura pittorica del Quattrocento fiorentino, reiterato in particolare dal lavoro che apre il percorso espositivo Of Botticelli, 2013: una composizione che riempie la prima sala della mostra con frammenti di ceramica che alludono a colonne avvolte dalle vigne e vedute rinascimentali che si aprono su giardini immaginari. Dopo il Museo Marino Marini, la mostra avrà una seconda tappa presso l'ICA (Institute of Contemporary Arts) di Londra, dal 2 Febbraio al 10 Aprile 2016, dove troverà nuova configurazione e allestimento, sempre a cura di Vincenzo de Bellis. In occasione della doppia mostra è inoltre prevista una pubblicazione monografica sull’artista, finalizzata a rileggerne le evoluzioni e riscoprirne il ruolo all’interno della storia della pittura di matrice americana dalla seconda meta del Novecento ad oggi.

 

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si ringrazia inoltre per la collaborazione Antinori Art Project.

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Museo Marino Marini

Inner Beauty. Fredrik Værslev

19.9.2015

a cura di Alberto Salvadori

 

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 19 settembre la personale dell'artista norvegese Fredrik Værslev (1979), un inedito progetto pensato e realizzato per il Museo fiorentino, a cura di Alberto Salvadori. Al Museo Marino Marini l’artista presenterà due serie di opere: la prima, un gruppo di dipinti genericamente intitolato Trolley Paintings, e Glass Paintings (o Glass Sculptures), entrambe prodotte per l’occasione. I Trolley Paintings, realizzati con una striping machine meccanizzata, utilizzata in genere per marcare le linee dei campi di atletica e i margini e le mezzerie di strade e autostrade, sono arricchiti qui da un insolito approccio figurativo, ispirato all’estetica e all’atmosfera della cripta del Museo Marino Marini, luogo destinato alla mostra. I segni si sovrappongono in una sorta di collage, una composizione nastriforme di linee dotata di svariate atmosfere e trasparenze. Seguendo questa particolare strategia l'artista esamina l’intersezione e la dicotomia che lega tra loro astrazione, decorazione e rappresentazione, sfuggendo al limite del controllo e inserendosi nella tradizione di quella pittura di gesto che ha liberato dagli schemi accademici e preconcettuali gli artisti fina dagli anni ’50. Formalmente ed esteticamente, le opere in vetro sono state invece pensate in risposta ai lavori su tela, e si concretizzano come una sorta di spazio pittorico secondario rispetto ad essi. I Glass Paintings - corpo di opere che nella forma e nella funzione riprende oggetti della cultura folk norvegese del secondo dopoguerra, derivati dalla tradizione artigianale della comunità rom -  sono realizzati in vetro acrilico smerigliato e sono animati nelle loro traslucide trasparenze e colorazioni da una luce artificiale, una semplice lampadina montata su un piedistallo realizzato in perfetta assonanza a quelli destinati alle opere di Marino Marini, esposte al piano rialzato del museo. La pittura viene aggiunta in cumuli direttamente sul vetro tramite una bomboletta spray, poi viene pressata a terra creando pattern spessi che vengono poi rimossi con della carta igienica e con un raschia-ghiaccio. In occasione della mostra sarà pubblicata da Mousse Publishing una monografia sviluppata in partnership con Le Passerelle Centre d'art contemporain di Brest che ha dedicato a Vaerslev una mostra personale nel febbraio 2015 e supportata da Galleria Giò Marconi (Milano), STANDARD (OSLO), Oslo e Andrew Kreps (New York).

 

La mostra è realizzata con il supporto di Regione Toscana, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Giò Marconi (Milano), Andrew Kreps (New York) e STANDARD (OSLO), Oslo. Iniziativa realizzata con la collaborazione del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell'ambito del progetto regionale: "Cantiere Toscana Contemporanea".

Si ringrazia inoltre per la collaborazione Antinori Art Project.

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Base

GIUSEPPE GABELLONE

20.5.2015

Il progetto di Giuseppe Gabellone per BASE / Progetti per l’arte si concretizza nel gesto, semplice quanto pieno di significati, del voler spostare un elemento esterno dell’illuminazione pubblica all’interno dello spazio espositivo. In questo modo Base, che è un luogo fondato da artisti che invitano altri artisti al fine di creare uno spazio di dibattito democratico sull’arte contemporanea e sul suo ruolo nell’attuale società del villaggio globale, sarà illuminato soltanto negli orari in cui sono attivi i lampioni comunali. Questo preciso atto progettuale – scultoreo, installativo, surrealista e duchampiano – è il mezzo che l’artista ha scelto per evidenziare la relazione intensa di contrasti tra l’arte contemporanea e la culla del rinascimento, ma anche e soprattutto il mezzo per far dialogare i due suoi disegni su carta – un intreccio di linee che compongono la scritta “Proteggi Giuseppe”- con l’opera del 1966 “Rosso, poema idroitinerante” di Maurizio Nannucci – una vaschetta di metallo smaltata di rosso riempita d’acqua su cui galleggiano dieci sfere, ognuna delle quali riporta una singola lettera, che compongono due volte la parola “rosso” – e l’intervento di Mario Airò dal titolo “Il mondo di rugiada è il mondo di rugiada, eppure, eppure…” del 1988, che consiste in un cappello di paglia sospeso al soffitto. “L’idea di inserire nella mostra queste due opere” afferma Gabellone nel descrivere il suo intervento per BASE “nasce da un’associazione poetica ai miei due disegni. Anche nell’opera di Nannucci, le lettere sono forme fluttuanti. La loro combinazione è legata al caso, al gioco, mentre il senso delle parole e della frase che compongono resta un’idea nello spettatore. Per il lavoro di Airò, invece, ho sempre associato quel cappello al soffitto e ad un colpo di vento. Adesso lo vedo anche come una specie di segno celeste in risposta al più terreno “Proteggi Giuseppe”, che suona invece come uno scongiuro.” Le due opere in questione scelte da Gabellone corrispondono per coincidenza alle opere di esordio di Airò, ma anche di Nannucci, e sempre per coincidenza questi due artisti fanno parte del collettivo di Base. Le coincidenze, naturalmente, sono sempre da cercare o da predisporre e in questo caso corrispondono all’esigenza di Gabellone di riflettere sull’idea di collaborazione e sul voler praticare un approccio artistico al di fuori di un soggetto/immagine specifico.

www.musicusconcentus.com

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Fabbrica Europa

FABBRICA EUROPA 2015

Evento inserito nella rassegna FABBRICA EUROPA 2015

07.5.2015

Fabbrica Europa XXII edizione è un'immersione in una moltitudine di universi creativi, fisici e culturali.
Danza, Teatro, Musica esprimono contemporaneità non convenzionali, tracciando linee progettuali simultanee attraverso proposte innovative che lasciano emergere una polifonia di voci artistiche.
Non un'accumulazione di segni, ma la tendenza a innestare relazioni che originano nuovi significati.
Fabbrica Europa lavora da sempre per costruire ponti di conoscenza e occasioni di consapevolezza culturale, individuando percorsi possibili, traiettorie inusuali e trattenendo memoria di ritualità passate e presenti. Memoria che dia la spinta per riattivare un impegno collettivo dello sguardo, della percezione, del gesto. Verso un futuro dagli orizzonti ancora aperti.
Al centro del programma la danza. Un focus sull’arte scenica di area asiatica, importanti compagnie di respiro europeo, artisti affermati e giovani emergenti del panorama internazionale e nazionale, rappresentano per lo spettatore un’occasione unica per un viaggio tra i linguaggi performativi e coreografici oltre ogni confine.
Per il teatro, all’insegna della contaminazione di forme e linguaggi, vengono presentati in questa edizione spettacoli che puntando su una polifonia di voci artistiche, intrecciano parola e musica, ricerca drammaturgica e vocale, testimonianza storica, sociale e politica. 
Nel 2015 è tornata a Fabbrica Europa anche la musica, dopo alcuni anni in cui il festival si era concentrato principalmente su danza e teatro. Le proposte di questa XXII edizione combinano l'esigenza del fare musica agli aspetti socio-politici, in un percorso in cui la presenza di nomi storici si intreccia con le più interessanti novità della scena attuale.

Firenze, Stazione Leopolda, Museo Novecento, Cortile Palazzo StrozziIstituto francese; Le Murate,teatro Cantiere FloridaTeatro Verdi
Teatro Goldoni

Pontedera, Teatro Era

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Museo Marino Marini

Gavin Kenyon. Lift your head, give me the best side of your face

20.4.2015

a cura di Alberto Salvadori

 

Il Museo Marino Marini, a Firenze, inaugura sabato 18 aprile Lift your head, give me the best side of your face la prima personale in un'istituzione italiana dell'artista americano Gavin Kenyon (1980), unanimemente riconosciuto come una delle figure più interessanti delle nuove generazioni di artisti a livello internazionale. Il centro del suo lavoro è la scultura, realizza opere astratte dalle qualità biomorfe. Trae la sua ispirazione dal territorio dove è cresciuto, le foreste  di Upstate di New York, e le sculture a forma di bulbo in cemento, lana e altri materiali organici affondano le proprie radici nell'idea dell'Informe formulata da George Bataille nel 1929.

Per questo inedito progetto fiorentino, a cura di Alberto Salvadori, Kenyon ha prodotto 13 nuovi lavori che occuperanno la cripta del Museo Marino Marini. Le opere, tutte prodotte in Italia per questo progetto, costituiscono un momento importante nel lavoro dell’artista; combinazioni formali e soluzioni scultoree di vario genere uniranno elementi tipici della scultura di Kenyon, come l’incontrollabilità delle forme, la naturale anarchia della materia libera di trovare la sua condizione uscendo dalla regola della costruzione, alla formale convenzionalità simbolica di un’architettura rinascimentale, connotata dal rigore e dalla misura come può essere la cripta del museo Marini. Nel corso dell’ultimo anno, l’artista americano ha sperimentato nuove forme ispirate all’architettura e alla scultura classica che ricordano archi o colonne, reinterpretate secondo il proprio linguaggio che mantiene quella sua tipica sensibilità biomorfica. Sono sculture dal carattere monumentale che, come per altri interventi pubblici realizzati anche recentemente, nel 2014, negli Stati Uniti e in Italia - dalla sua prima personale in un museo, Reliquary Void al MOMA PS1 a New York, a Four Sentinels a Milano, nei giardini di Corso Indipendenza - hanno l’obiettivo di alterare la percezione dello spazio, creando nuovi punti d’interesse o di vista. Kenyon riesce a mettere insieme poetico e grottesco. I suoi lavori nascono dalla pressione del cemento umido in sacchi di stoffa, di vinile, di pelliccia sintetica, cuciti assieme e in fase finale dipinti, che una volta induriti assumono fattezze ambigue, ispirate anche alle opere di grandi artiste come Lynda Benglis o Louise Bourgeois. Alludono a forme anatomiche, spesso con connotazioni umane, che si abbinano a forme organiche simili a morbidi tessuti. Seduttive e respingenti allo stesso tempo a chi le guarda, le sue sculture sembrano vivere grazie a questa costante tensione e opposizione tra figurazione e astrazione, mascolino e femminile.

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Galleria ZERO… di Milano.

La mostra è realizzata con la collaborazione del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale “Cantiere Toscana Contemporanea”.

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Museo Marino Marini

Accadrà Domani

21.2.2015

Un archivio aperto di libri d’artista contemporanei selezionati da Gregorio Magnani.

Il Museo Marino Marini di Firenze ospita la mostra Accadrà domani, a cura di Gregorio Magnani, dedicata alla fase più recente nella storia dei libri d’artista: opere d’arte che assumono il formato e i modi specifici di distribuzione e fruizione del libro. Non libri che rappresentano l’arte ma opere d’arte che esistono esclusivamente attraverso il formato del libro.
 
Tutti i libri selezionati, molti in edizione unica o limitatissima, sono pubblicati direttamente dagli artisti che li hanno creati o da piccolissimi editori specializzati. Ciascuno partecipa a un’economia minima i cui modi di produzione, canali di distribuzione e pubblico, contribuiscono a creare e rafforzare il contenuto dei libri stessi.
 
Per la mostra di Firenze, la terza dell’archivio di Accadrà Domani, dopo le recenti a Londra presso Corvi-Mora Gallery a Londra e Arists Space a New York, la selezione delle opere in mostra sceglie come tema i diversi modi in cui i libri occupano, condensano, attivano, infiltrano, o esplodono lo spazio. Libri-scultura, libri che occupano lo spazio di altri libri, o che sono invasi dallo spazio che li circonda, definiscono il filo conduttore in questa esplorazione dei più recenti sviluppi del libro come modo di fare arte.
 
Accadrà domani presenta libri di: Anonimo, Kasper Andreasen, Diana Artus, blisterZine, Daniel Gustav Cramer, Mariana Castillo Deball, Michael Dean, Arnaud Desjardin, Johanna Drucker, Melissa Dubbin & Aaron S. Davidson, Karl Holmqvist, Louis Lüthi, Sara MacKillop, Kristen Mueller, Sophie Nys, Asher Penn, Chiara Pergola, Simon Popper, Lucy Powell, Alessandro Roma, Karin Ruggaber, Izet Sheshivari, Mari Simkover, Erik Steinbrecher, Mladen Stropnik, Derek Sullivan, Nick Thoenen & Lorenzo le kou Meyr, Peter Tillessen, Erik van der Weijde, Jean-Michel Wicker.

 

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Museo Marino Marini

WHAT EDUCATION FOR MARS?

20.2.2015

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura venerdì 20 febbraio What Education for Mars? personale dell’artista italiano Valerio Rocco Orlando, curata da Alberto Salvadori, direttore artistico del museo.

Il ciclo What Education for Mars? è il tentativo di sperimentare un modello alternativo di trasmissione di conoscenza e relazione in scuole d'arte internazionali. Come Bruno Latour, nel suo libro “Vita da Laboratorio” (1979), analizza le scoperte scientifiche attraverso lo studio delle relazioni tra gli scienziati e le loro famiglie, What Education for Mars? interroga il sistema scolastico contemporaneo attraverso le relazioni tra studenti e tra studenti e insegnanti. Parafrasando “il potere non è una cosa ma una relazione” di Michel Foucault, possiamo intendere l'educazione non come una somma di contenuti ma come l'interazione tra due o più soggetti con ruoli distinti. Definendo dunque la diffusione di conoscenza all'interno della scuola come un dialogo tra individui differenti, che modello alternativo possiamo proporre?
Nel 2011 Valerio Rocco Orlando ha condotto una prima serie di laboratori in alcune classi di un liceo artistico di Roma producendo una video installazione composta da ritratti, interviste e conversazioni tra studenti che immaginano una scuola migliore. Nel 2012 questo lavoro è stato presentato all'XI Biennale de L'Avana e una seconda produzione è stata realizzata all'ISA, l'Università delle Arti di Cuba. Nel 2013 il terzo capitolo del ciclo è stato prodotto alla Valley School di Bangalore in India, in collaborazione con la Krishnamurti Foundation.
Nel 2015, l'intero ciclo, per la prima volta nella forma di installazione a tre canali, viene presentato in questa sede in una mostra personale. All'interno degli spazi del museo e per tutta la durata dell'esposizione, inoltre, Valerio Rocco Orlando attiva, assieme al Dipartimento Educazione, un laboratorio aperto agli studenti delle scuole fiorentine, un'opera di partecipazione collettiva finalizzata alla realizzazione di un nuovo libro d'artista.

What Education for Mars? è un progetto realizzato con il supporto di ALA, Nomas Foundation, Ministero per i Beni e le attività culturali, Roma; Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam, Bienal de la Habana, L'Avana; Krishnamurti Foundation, Bangalore.

 

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Base

CHRISTIAN JANKOWSKI

30.1.2015

BASE / Progetti per l’arte presenta la mostra site specific di Christian Jankowski con opere realizzate in dialogo con il contesto di Firenze e lo spazio autogestito da artisti BASE, fondato diciotto anni fa.

“no-profit” è il nuovo progetto di Christian Jankowski pensato appositamente per l’occasione in cui il concetto, la sigla, gli ideali evocati da questa definizione possono essere analizzati collettivamente partendo dalla sua ri-proposizione in quanto oggetto (per mezzo di una scritta al neon), ma anche come racconto (tramite una lista visibile sul muro che evidenzia tutto ciò che ha reso possibile la realizzazione del neon stesso). Jankowski, con questo “intervento di matrice concettuale e relazionale”, suggerisce una visione differente di Base, sposta cioè l’attenzione dallo spazio fisico ai meccanismi, anche economici, che lo sottendono, quali l’autotassazione degli artisti del collettivo che ne permettono l’esistenza oltre alle dinamiche organizzative che di solito rimangono nascoste. Tutto ciò inevitabilmente si confronta con l’attuale situazione caratterizzata dall’economia immateriale della nuova finanza, con la comune accettazione che le informazioni in internet non sono mai del tutto corrette o verificabili e infine con le amicizie virtuali dei social network, che sono ovunque ma nelle quali nessuno è mai realmente presente. Lo sguardo di Jankowski tuttavia non si ferma al contesto di BASE bensì si allarga al luogo in cui si trova: la città di Firenze. Così, l’altra faccia della medaglia dell’installazione “no-profit” è l’opera esposta nell’altra sala dal titolo “friends to friends”. Quest’ultima consiste in una mappa della città, di una serie di fotografie e altri segni che testimoniano l’happening che ha realizzato l’artista nelle trattorie e nei ristoranti in città, in cui normalmente sono esposti al loro interno le fotografie scattate a persone famose assieme al personale o ai proprietari dei locali, come per sottolineare l’importanza o la qualità del luogo stesso. Jankowski si è fotografato con le stesse persone di questi locali ricreando la posa esatta delle foto originali (tra cui compaiono John Travolta, Rocco Siffredi, Valeria Marini, Matteo Renzi e molti altri), ma inserendosi nella scena come se fosse la sua immagine speculare. Le uniche cose che cambiano sono l’aspetto della persona fotografata con l’artista, che nel frattempo, anche se di poco, è invecchiata e un foglio con una frase che risponde alla domanda fatta da Jankowski: per te quale è la definizione dell’amicizia? Questo progetto indaga il concetto di celebrità, di intimità e di amicizia nell’epoca del villaggio globale, oltre che proporre una lettura dell’opera d’arte e dello spazio d’arte come mezzo per discutere attorno al loro ruolo nella società di cui fanno parte.

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Museo Marino Marini

MASSIMO BARTOLINI

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10.1.2015

a cura di Alberto Salvadori

Il Museo Marino Marini inaugura il programma espositivo del 2015, sabato 10 gennaio, con la personale di Massimo Bartolini curata da Alberto Salvadori. L’artista toscano ha elaborato un percorso di opere che trovano in Marino Marini e Leon Battista Alberti il loro punto di incontro e la loro sorgente di riflessione.

L’esposizione si apre all’interno della Cappella Rucellai con Revolutionary Monk, riproduzione di un monaco birmano nella posizione del Bodhisattva, cioè colui che sta a cavallo tra religione e laicità, intesa questa come condizione di presenza attiva nella dimensione sociale, assimilabile all'attività dell’Alberti il quale è stato uno dei più importanti intellettuali del Rinascimento che attualizzò il linguaggio dell’antichità, ovvero rese contemporanea la classicità.
Altro intervento, questo di accostamento, è Airplane che gioca sull’identità del linguaggio formale e della materia.
Al piano inferiore del Museo si trova un lavoro che propone un altro modo di fare una scultura, con l'aiuto di due grandi artisti quali Marini e Constable. Utilizzando le nuove tecnologie usate in architettura, si è fatta una scansione 3d della statua di Marini Il Giocoliere, titolo anche dell’opera di Bartolini, della quale si sono trattenute stampandole su carta, le “nuvole” di coordinate sotto forma di 6 numeri per ogni punto rilevato, per un totale di 77 m2 di numeri corpo 4. Il gruppo di coordinate numeriche, chiamate in gergo “nuvole di numeri”, è stato sovrapposto alle opere  "Studi di nuvole di Constable". Nuvole di numeri su Studi di nuvole.

Nascosta ed introdotta dal muro del Giocoliere, appare un’altra riflessione sulla scultura, stavolta sotto forma di azione: due persone si appropriano e leggono, alternandosi, un testo fondamentale per la storia dell’arte del ‘900, Scultura lingua morta di Arturo Martini, grande artista italiano al quale Marino Marini deve molto, e del quale fu successore alla cattedra di scultura a Monza. Le due persone leggendo lo stesso libro, una ad alta voce l’altra in silenzio, ci mettono di fronte al doppio registro dell’invettiva da una parte e dell’analisi interiore dall’altra, tema centrale del testo. Questa azione si svolge sullo sfondo ad un lavoro audio diffuso nella cripta che ha per titolo Petites esquisses d' arbres, una parafrasi di un titolo di una serie di sonate per pianoforte chiamate Petites Esquisses d' Oiseux di Olivier Messian.


La mostra è prodotta dal Museo Marino Marini di Firenze con il supporto di Regione Toscana, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Galleria Massimo De Carlo, Milano\Londra.

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Museo Marino Marini

Francesco Gennari

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Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

La personale dell’artista italiano Francesco Gennari al Museo Marino Marini conclude LATE ONE MORNING, programma espositivo del 2014, a cura di Alberto Salvadori, dedicato alla scultura contemporanea e alle possibili esperienze ad essa legate e che ha visto nell’arco di quest’anno succedersi mostre e progetti inediti, prodotti dal Museo.

Quella di Francesco Gennari (Pesaro, 1973) è la prima antologica in un museo italiano. Gennari è uno dei più importanti e rappresentativi artisti italiani della sua generazione. Fin dall’inizio della sua carriera ha intrapreso, con grande coerenza, un percorso di formalizzazione del pensiero in sculture che gli ha permesso di definire e creare un vero e proprio corpus di opere. Il lavoro di Gennari parte dall’osservazione del mondo, come dichiara lui stesso” ho semplicemente osservato il mondo e fatto una sintesi […] è sempre l’intuizione che produce l’arte ed è sempre la ragione che cerca di comprenderla”. Ma è soprattutto dall’analisi della realtà invisibile, da ciò che ci è negato vedere che nascono le sue sculture: gli autoritratti, le opere in vetro, i disegni. Il vuoto, l’assenza - come scrive Alberto Salvadori in catalogo – sono i campi di lavoro, d’indagine, di rappresentazione per Gennari, che li plasma e li rende materiali, oggettuali, tangibili.

Gennari passa di continuo da un materiale all’altro, da una tecnica all’altra, da un medium all’altro, sempre in movimento, freneticamente, per dare espressione all’immaginazione che è per lui strumento di conoscenza. Un’immaginazione dai tratti scientifici e filosofici, che fanno parte di quella radice italiana dell’artista che possiamo scorgere nel suo lavoro e che ci porta direttamente a quell’antroporfismo e non metaforicità delle sue opere.

Gennari realizza i suoi lavori in collaborazione con i migliori artigiani depositari delle tecniche per la lavorazione del marmo e del vetro. Anche in occasione del progetto per Firenze verranno realizzate nuove produzioni con dei maestri vetrai di Murano e dei maestri del marmo di Carrara. In mostra saranno presentate due nuove opere nel percorso espositivo che vede la presenza di lavori dell'artista dai suoi esordi ad oggi.

Il progetto di Francesco Gennari è stato possibile grazie anche all'aiuto delle gallerie Tucci Russo Torre Pellice, Zero...Milano, Antoine Levi Parigi e Johnen Berlino.

LATE ONE MORNING è parte del progetto Toscanaincontemporanea 2013 ed è sostenuto da OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

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Lo schermo dell'arte

Film Festival 2014

Evento inserito nella rassegna Lo Schermo dell'Arte - edizione 2014

12.11.2014

Dal 12 al 16 novembre 2014 si terrà a Firenze la VII edizione dello Schermo dell’Arte Film Festival, progetto che indaga le complesse relazioni tra il cinema e l’arte diretto da Silvia Lucchesi. Sarà presentato un ricco programma di film d’artista e film dedicati ai protagonisti dell’arte contemporanea in anteprima italiana, si terranno incontri e workshop che coinvolgeranno artisti, registi, curatori e direttori di istituzioni internazionali.

Secondo una formula già sperimentata con successo sarà un Festival diffuso che, oltre alle proiezioni al Cinema Odeon, vedrà coinvolte con incontri e proiezioni le principali istituzioni culturali del territorio, tra cui: l’Accademia di Belle Arti di Firenze, l’Institut français Firenze, Villa Romana, Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e il Museo Marino Marini.

Sono confermate le tradizionali sezioni: Sguardi anteprime di documentari su storie e protagonisti dell’arte contemporanea; Cinema d’artista; Festival Talks; Focus on; la IV edizione del Premio Lo schermo dell’arte e la III edizione di VISIO. European Workshop on Artists’ Moving Images.
Il Focus on 2014 sarà dedicato alla artista e filmmaker tedesca Hito Steyerl, una tra le figure più significative del panorama artistico internazionale. Inoltre, Hito Steyerl terrà una lecture/performance accompagnata dalla proiezione live d’immagini, nella quale l’artista affronterà tematiche socio-politiche in relazione al mondo delle arti visive contemporanee. Villa Romana sarà una delle sedi della terza edizione di VISIO. European Workshop on Artists’ Moving Images, a cura di Leonardo Bigazzi, dove si potranno vedere i video realizzati dai 12 artisti under 35 che parteciperanno al workshop, selezionati in partnership con le maggiori Università, Accademie e Residenze per artisti europee, tra le quali Palais de Tokyo (Parigi), Royal College of Art (Londra), Universität der Künste (Berlino). Infine sarà presentato in anteprima mondiale il film vincitore della IV edizione del Premio Lo schermo dell’arte 2013 The Mesh and the Circle degli artisti portoghesi Mariana Caló e Francisco Queimadela.

Lo Schermo dell’arte Film Festival 2014 è incluso nella rassegna “50 giorni di cinema internazionale a Firenze” organizzata da Fondazione Sistema Toscana. Riceve il sostegno della Regione Toscana e dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze/OAC, Osservatorio per le Arti Contemporanee.

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Museo Marino Marini

Esther Kläs - Girare con te

Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Esther Kläs presenta il progetto 'Girare con te', serie di sculture realizzate dall’artista durante la residenza estiva a Carrara.
Girare con te è nuova produzione del Museo Marino Marini.


Le sculture occupano parte della cripta del museo e costituiscono uno strumento di relazione e indagine tra la scultura di Marino Marini, Esther Kläs, lo spazio del museo e i visitatori.
“Girare con te” è girare insieme e attorno alla scultura, essere parte del processo dinamico e relazionale che la scultura innesca in un rapporto tra opera, spazio e persona.
L'opera di Klas si caratterizza per le forme primordiali, quasi totemiche, dal sapore astratto delle sue sculture. I lavori realizzati per la mostra innescano un rapporto di vicinanza e indagine tra spettatore e oggetto, tra oggetto e spazio architettonico, definendo un elegante e austero dialogo tra le parti.
Nella prima opera in mostra, un insieme di sei sculture e quattro fusioni in alluminio, i materiali sono espressi nella loro forma grezza, impreziosita da dettagli cromatici che isolano nel contesto di un insieme ben definito ogni singolo elemento. Il complesso di sculture è a sua volta arricchito da fusioni in alluminio, segnali questi che tracciano la materia nel momento nel quale inizia il processo di plasmazione della forma. Le sculture di Kläs si mostrano allo stato iniziale, dove ancora tutto deve essere definito e dove i materiali si esprimono per le loro caratteristiche fisiche ed evidenziano il loro fascino autentico.
Nel piccolo sacello della cripta invece una delle poche sculture dell’artista dove la forma mostra un oggetto, in questo caso una mano che trattiene un frammento di mattonella, testimonianza di un’esperienza vissuta in prima persona da Kläs: una passeggiata sulla scia della presenza di Robert Smithson a Roma. Un lacerto di memoria passata fissato così in un gesto evocativo.
Nell’ultima sala due sculture in granito rosso si presentano nella loro secca ed evidente natura di materiale da lavoro mostrando tracce dell’intervento di estrazione e taglio effettuato in cava, che appare come una vera e propria lavorazione. In questa superficie l’artista ha definito un sistema di segni circolari togliendo il materiale e rendendo le pietre veri e propri oggetti astratti.
Questa volontà di astrarre il soggetto reale della scultura in Kläs è il principio della sua creazione, con il risultato finale di mostrare opere dal forte richiamo arcaico, senza tempo, immettendo così il suo lavoro di fatto nel passato, presente e futuro della pratica scultorea.

La mostra è interamente prodotta dal Museo Marino Marini che ringrazia le gallerie Spazio A (Pistoia) e Peter Blum (New York).
 

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Museo Marino Marini

Silke Otto-Knapp - Cold Climate

Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Nella pittura di Silke Otto Knapp esistono e convivono una sovrapposizione di stilemi che esemplificano la sua cifra stilistica. La sua pittura è intraducibile, nella  misura in cui non è possibile riprodurla, copiarla, contenendo in sé la moltitudine della differenza, ossia un’infinità dei gesti, numerosi lavaggi dell’acquerello, infinite velature, tutto a comporre la superficie della tela.
I soggetti dei quadri provengono dalla realtà, dall’osservazione di paesaggi, da immagini tratte da libri o da una visione diretta dell’artista, che testimonia l’interesse e l’amore per poeti, scrittori, danzatori. La dimensione reale del soggetto diventa oggetto d’indagine e tale processo di costruzione del dipinto imprime un tempo sequenza alle opere in grado di trasmettere l’aggregato di esperienze sensoriali e mentali dell’artista. La traduzione di tutto questo è nelle lievi e infinite variazioni tonali di una pittura dal sapore morandiano, dalle liquide superfici, testimonianze di passaggi di spugne e pennelli bagnati.
L’immagine che vediamo è una successione di proposizioni che prima alludono, poi suggeriscono, fino a definire la presenza reale del soggetto. Ecco che in tale processo appare Getrude Stein e quanto sia vicina Silke Otto Knapp all’opera e alla modalità di costruzione e visualizzazione della scrittrice americana, soprattutto in Tender Buttons da cui è tratto il titolo della mostra Cold Climate. La decostruzione del lessico, la sintassi, la prassi discorsiva e la consequenzialità logica ridefiniscono ogni elemento normativo del linguaggio, al fine del raggiungimento di una personale e inimitabile linguistica visiva sia in Stein sia in Otto Knapp.
Di fronte ai quadri dell’artista è possibile vedere, leggere, sentire tutto questo; più ci si avvicina, più ci si concentra sul dipinto, meglio tali sensazioni, lentamente e fortemente, si avvertono. La sua pittura innesca un processo di visione e rappresentazione così intimamente vicino a quello di Tender Buttons da rimandare a un passaggio del libro: una specie in vetro, una parente, una lente e niente di strano, un singolo colore ferito ed un arrangiamento in un sistema volto a indicare tutto questo e non ordinario, non disordinato nel non rassomigliare. La differenza si espande.1
La polisemia dei lemmi di Gertrude Stein corre così in parallelo con le superfici, le variazioni cromatiche della pittura di Silke Otto Knapp che con gesti, segni e velature suggerisce differenti esperienze. Anche questa pittura contiene intrinsecamente una valenza polisemica, come il linguaggio di Tender Buttons, che ci costringe a un necessario sforzo d’interlocuzione e interazione, creando uno spazio di azione che esce dalla superficie, espandendosi.
Nella cripta del Museo Marino Marini le tele assumono ulteriore vitalità, sia in relazione sia autonomamente una con l’altra, sorrette da leggere e mobili strutture in ferro autoportanti. Esse occupano, definiscono, disegnano una nuova e sempre mutevole dimensione architettonica dello spazio espositivo, assumendo di volta in volta una loro nuova singolare identità, facendo emergere quel valore polisemico insito in loro.
Il dipinto diventa altro: oggetto autonomo nello spazio, esce dalla sua limitante connotazione bidimensionale; diviene quinta scenografica, strumento performativo, e ci svela un altro elemento imprescindibile della composizione, della narrazione: il tempo, sia esso quello della visione, della rappresentazione performativa, della lettura, dell’indagine conoscitiva.
 

Il Museo Marino Marini desidera ringraziare per la collaborazione le gallerie Greengrassi (Londra), Daniel Bucholz (Berlino) e Gavin Brown Enterprise (New York)

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Museo Marino Marini

Opere dalla collezione del FRAC Champagne-Ardenne

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03.7.2014

Il Museo Marino Marini, a Firenze, inaugura mercoledì 2 luglio, ore 18.00, 30/60 Opere dalla collezione del FRAC Champagne-Ardenne, a cura di Florence Derieux e Leonardo Bigazzi. La mostra è organizzata in occasione del sessantesimo anniversario del gemellaggio tra le città di Firenze e Reims, firmato il 3 Luglio del 1954, e presenta per la prima volta in Italia una selezione di opere della collezione del FRAC Champagne – Ardenne.

Creato nel 1984, il FRAC Champagne-Ardenne (Fondi Regionali per l’Arte Contemporanea) è un’istituzione francese attiva nella produzione e promozione dell’arte contemporanea. La collezione del FRAC Champagne-Ardenne, che conta oltre 800 opere, riflette la straordinaria varietà di mezzi e linguaggi della pratica artistica contemporanea dagli anni ’60 fino ai giorni nostri (pittura, scultura, video, fotografia, installazioni ecc.).

In mostra a Firenze arriveranno molte delle opere più rappresentative della collezione come Milk (1984) dell’artista canadese Jeff Wall (Vancouver, 1946). L’opera è una delle sue più famose lightbox ed è stata esposta in alcuni dei più importanti Musei del mondo come la Tate Modern di Londra. Saranno esposte anche un nucleo di opere “storiche” della collezione tra cui Quelques m et cm d’Albuplast di Erik Dietman, opera del 1964 appartenente alla sua famosa serie degli Sparadraps, oggetti di uso quotidiano ricoperti di nastro adesivo, e La Joconde est dans les escaliers / Bin in zehn Minuten zurück. Mona Lisa di Robert Filliou (1969).

La mostra include lavori di alcuni degli artisti più conosciuti della scena francese contemporanea come il video Cities of Gold and Mirrors di Cyprien Gaillard (2009), prodotto in occasione della sua mostra personale al FRAC Champagne-Ardenne e girato dall’artista in Messico in 16mm, La toison d’or di Pierre Huyghe (1993), documentazione fotografica di uno dei primi progetti pubblici dell’artista realizzato durante il carnevale di Digione. Tre gli artisti italiani in mostra: Luigi Ghirri (Scandiano 1943 – Reggio Emilia 1992) con Modena, sei fotografie realizzate tra il ’75 e il ’79 in un museo della città emiliana; Paolo Gioli (Sarzano di Rovigo, 1942) con L'Uomo di Eakins del 1982, opera dedicata a una personale reinterpretazione degli studi ottocenteschi sui movimenti del corpo umano del pittore americano Thomas Eakins e del fisiologo francese Etienne Jules Marey; Michele Zaza (Molfetta, 1948), con la serie fotografica Cielo Abitato del 1985 nella quale il volto stesso dell’artista appare dipinto di bianco, nero e blu.

In totale saranno esposte le opere di 26 artisti contemporanei: Dara Birnbaum, Tom Burr, Martin Boyce, Julien Carreyn, John Coplans, Erik Dietman, Jimmie Durham, Latifa Echakhch, Ruth Ewan, Robert Filliou, Aurélien Froment, Cyprien Gaillard, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Rodney Graham, Lothar Hempel, Pierre Huyghe, Barbara Kasten, Matt Mullican, Christodouls Panayiotou, Émilie Pitoiset, Lili Reynaud-Dewar, Clément Rodzielski, Jeff Wall, Franz West, Michele Zaza.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di: Città di Reims, Ministero della Cultura e della Comunicazione Francese, Consiglio Regionale della Champagne-Ardenne, Institut français Firenze, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Nuovi Mecenati, nouveaux mécènes – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea e con il Patrocinio del Comune di Firenze.

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Museo Marino Marini

Looking for Jesus

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Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Quali sembianze aveva il volto di Cristo al tempo della sua predicazione terrena nella Palestina dell’età romana? Che uomo apparirebbe oggi Gesù, se tornasse a percorrere le strade del mondo? La stratificazione di iconografie e ipotesi cristologiche ha alimentato un dibattito millenario sulla natura umana di Cristo stesso. Diffuso in tutte le chiese dell’area mediorientale, come quelle copte egiziane e giacobite siriache, il monofisismo aveva in tal senso alcune significative prossimità con la coeva teologia islamica e la sua avversione ad avallare un dibattito sulle sembianze umane dei profeti, tra i quali l’Islam annovera Cristo.
 
In Procurando Jesus/Looking for Jesus (2013) sorto durante una sua residenza in Giordania, Jonathas De Andrade ha liberamente interrogato i cittadini di Amman, la capitale del Paese, chiedendo loro di re-immaginare nel tempo presente il volto e le sembianze di Gesù Cristo, figlio di Dio e seconda persona della Trinità per la cultura cristiana, nonché profeta di primo rango nel culto islamico. Lo stimolo rivolto dall’artista era diretto a pensare nuovamente la figura storica e umana di Gesù, attualizzandola nella contemporaneità per decolonizzarla da secoli di canoni iconografici e ideologici accumulatisi in ambito artistico, filosofico e politico, che ne hanno trasmesso una versione prevalentemente bianca, europea ed occidentale. Superando il tabù della rappresentazione iconografica di Dio e dei profeti, proprio della tradizione religiosa islamica, l’operazione artistica di De Andrade è declinata su un fondamento radicalmente laico, e volta a ispirare un dibattito sociale su un nuovo possibile Cristo, arabo, orientale e completamente umano, paradigma di un nuovo modello di dialogo civile e interreligioso nel difficile contesto sociale del Medio Oriente.

Presentato per la prima volta in Europa negli spazi del Museo Marino Marini, Procurando Jesus/Looking for Jesus (2014) ci mostra quale sono state le reazioni delle persone interrogate e quale volto, carattere e identità potrebbe avere oggi Gesù di Nazareth, al tempo della globalizzazione compiuta. L’esito dei dialoghi ha costruito per estensione un’articolazione di immaginari, aspettative e desideri quasi un possibile, frammentario ritratto collettivo del Paese. La registrazione delle opinioni si è accompagnata al ritratto fotografico realizzato dall’artista stesso dei soggetti intervistati. L’opera si compone così di tre parti, i ritratti fotografici in primo piano delle persone intervistate a Amman, le loro idee e pensieri sull’identità di un nuovo Cristo nel tempo e un ulteriore elemento di interazione con il pubblico del Museo. Ogni visitatore ha infatti l’opportunità di votare, tra quelle fotograficamente presenti in mostra usando dei noccioli di dattero consumato al momento della scelta, la persona che più si avvicina alla propria immagine di un inedito Cristo del tempo di oggi, uomo tra gli uomini e, dopo duemila anni, nuovamente interlocutore possibile per tutti
 

Evento realizzato nell'ambito del progetto regionale Toscanaincontemporanea 2013 / Collezione Enea Righ /Courtesy Galeria Vermelho, Sao Paulo (Brasile) e Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin


 

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Museo Marino Marini

Luca Trevisani - Glaucocamaleo

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Evento inserito nella rassegna Late One Morning

22.3.2014

Luca Trevisani (Verona, 1979) presenta al Museo Marino Marini il progetto inedito, a cura di Alberto Salvadori con Davide Giannella, Glaucocamaleo, una grande installazione video sviluppata su cinque schermi prodotta e realizzata dalla Fondazione Marini di Firenze, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Studio Trevisani con Withstandfilms, 999films e Spazio .Il progetto Glaucocamaleo è una piattaforma di lavoro che Luca Trevisani ha impostato da due anni e che è stata declinata al momento in tre varianti: un film, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2013, un libro di prossima pubblicazione edito da Humboldt Books, e una grande videoinstallazione museale.

Glaucocamaleo ha come elemento centrale il flusso dell’acqua e i passaggi di stato della materia, visualizzati riprodotti e documentati in condizioni controllate e suscettibili ai cambiamenti. La scultura, come metafora prometeica, è plasmata e lasciata vivere all’interno di un ambiente creato dalle immagini in movimento, crescendo fino ad arrendersi alla vitalità della materia che la costituisce. La materia cede così ai suoi limiti e inizia a sciogliersi, andando a costruire un arcipelago di forme, un ecosistema fragile, spettacolare ed effimero. La scultura, invece, è vista come mito prometeico che nasce dalla materia e forgiata dal fuoco in grado di assumere differenti forme ed essere in continua trasformazione.

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Museo Marino Marini

A MISURA DI LIBRO - 50 ANNI DI EDIZIONI CENTRO DI 1964/2014

28.2.2014

a cura di Giovanna Uzzani e Alberto Salvadori

Un centinaio di opere esposte allo Spazio Mostre dell’Ente Cassa e al Museo Marino Marini

Ha contribuito a raccontare al mondo, soprattutto tra il 1960 e il 1980, gli anni ruggenti delle avanguardie artistiche, riuscendo anche ad innovare la concezione del catalogo d’arte, ed è stata l’interlocutore più autorevole della ricerca artistica nazionale ed internazionale, dialogando con l’editoria specializzata al più alto livello e svolgendo un ruolo di primaria importanza nella crescita e nella conoscenza della cultura contemporanea in Toscana e in Italia. Si tratta della casa editrice Centro Di a cui è dedicata la mostra “A misura di libro. 50 anni di edizioni Centro Di 1964/2014” allestita dal 19 febbraio al 23 aprile allo Spazio Mostre dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (via Bufalini 6) e dal 1 marzo al 26 aprile al Museo Marino Marini (piazza San Pancrazio).

Un evento che non vuole solo celebrare una casa editrice fiorentina che si è imposta all’attenzione internazionale, che ha fatto scuola per l’alta qualità delle sue pubblicazioni e che ha onorato e onora ancora oggi Firenze, ma è anche un viaggio in una stagione straordinaria della nostra storia recente, che per un ventennio ha reso il capoluogo toscano, peraltro abbastanza ignaro e indifferente a tutto ciò (e non è certo l’unico caso), il crocevia di quanto più innovativo pulsasse nel cuore dell’arte internazionale.


 

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Museo Marino Marini

Le Statue calde - scultura corpo azione - 1945/2013

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 18 gennaio 2014 la mostra Le statue calde. Scultura – corpo – azione, 1945-2013, a cura di Simone Menegoi. La mostra fa parte del ciclo EARLY ONE MORNING, programma espositivo dedicato al tema della scultura e della sua interpretazione dagli anni Sessanta ad oggi, ideato e curato da Alberto Salvadori, direttore artistico del Museo.

Le statue calde indaga il rapporto fra scultura, corpo e azione nel secondo dopoguerra, concentrandosi principalmente sull’arte italiana. Cerca di mettere a fuoco due idee fra loro complementari: da un lato, la scultura che si fa estensione del corpo; dall’altro, il corpo che si fa scultura. In mostra, opere realizzate nell’arco di quasi settant’anni da artisti di almeno tre generazioni diverse: Alis/Filliol, Monica Bonvicini, Claudia Castellucci, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi, Ugo La Pietra, Eva Marisaldi, Marcello Maloberti, Piero Manzoni, Giovanni Morbin, Bruno Munari, Gianni Pettena, Marinella Pirelli, Michelangelo Pistoletto, Franz Erhard Walther, Gilberto Zorio, Italo Zuffi. Sono opere create con l’intento di essere manipolate. Opere su cui camminare e su cui sedersi, da impugnare e da sollevare, da indossare e perfino da prendere a calci. Oggetti dalla forma essenziale, realizzati spesso con materiali ordinari: una pedana di legno, un tubo di ottone ricurvo, una piccola costruzione di mattoni di cemento.

Un asciutto “manuale di istruzioni” per l’uso delle opere, illustrato da disegni del performer e artista Marco Mazzoni, sarà a disposizione dei visitatori. Inoltre, in alcuni momenti della mostra, le opere saranno attivate da performer del collettivo artistico FOSCA.

 

 

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CANGO

INCONTRI SULL’ARTE CONTEMPORANEA

Evento inserito nella rassegna LA DEMOCRAZIA DEL CORPO 2013/14 - Un progetto di Virgilio Sieni

29.11.2014



tre incontri con i direttori dei più importanti centri d’arte contemporanea  che ci parleranno dello spazio vitale dell’artista e dei loro progetti

10 dicembre, h 18
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente della Fondazione Sandretto Re  Rebaudengo, Torino

lunedì 17 marzo ore 18.30
Andrea Viliani, Direttore Generale del Madre  - Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli.

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Il Vivaio del Malcantone

Slow Cities

08.12.2013

Slow Cities è un progetto artistico che ha come oggetto l’area di Coverciano, la sua comunità e le sue dinamiche sociali. Abbiamo pensato di rivolgere lo sguardo all’area dove si vive e si agisce, di provare ad accorciare le distanze nella prospettiva di generare nuove relazioni attraverso la condivisione di pratiche artistiche e di interazione con la cittadinanza. Il Vivaio del Malcantone ha invitato l’artista Silvio Palladino che, insieme all’associazione, a studenti universitari e agli abitanti del quartiere, svolgerà un’analisi su Coverciano e aprirà un dialogo su che cosa significa comunità e se, e come, può essere possibile migliorarla. Una serie di attività partiranno l’8 diicembre e andranno avanti fino alla fine di gennaio. Nel mese di dicembre verranno distribuiti questionari, fatte interviste per il quartiere, invitati gli abitanti a partecipare a passeggiate dirette a registrare aspetti che solitamente sfuggono alla nostra visione, al fine di raccogliere informazioni e materiali utili a far emergere le dinamiche spaziali e sociali dell’area di riferimento. Il programma prevede la realizzazione un percorso di interazione urbana tra le risorse di quartiere, RIdestare, articolato in tre appuntamenti fissati a metà dicembre, e di un workshop a metà gennaio, curato da Love Difference e rivolto a tutti coloro che saranno interessati ad approfondire le tematiche e le problematiche inerenti all’area analizzata nel corso della ricerca svolta nel mese di dicembre. La residenza avrà luogo da metà gennaio a fine gennaio, periodo in cui l’artista svilupperà il progetto che verrà restituito al pubblico attraverso una presentazione la cui forma sarà definita dalla natura stessa del lavoro.

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Lo schermo dell'arte

Film Festival 2013

Evento inserito nella rassegna 50 Giorni di Cinema 2013

02.10.2013

Lo schermo dell’arte Film Festival si espande quest’anno a tutta la città secondo un’idea di Festival diffuso.
Incontri ed eventi si terranno anche nelle maggiori istituzioni culturali e del contemporaneo del territorio: Accademia di Belle Arti di Firenze, Rettorato dell'Università di Firenze, Museo Marino Marini, Villa Romana, Centro per la Cultura Contemporanea Strozzina, Centro per l'Arte Contemporanea L. Pecci di Prato.

In cinque anni Lo schermo dell’Arte Film Festival si è affermato come uno dei progetti internazionali più innovativi che indagano le molteplici relazioni tra arte contemporanea e cinema. Per la sesta edizione si apre alla città coinvolgendo le maggiori istituzioni culturali del contemporaneo che ospiteranno i Festival Talks, preziose occasioni di incontro con artisti e autori. Inoltre, il Festival conferma la tradizionale struttura del suo programma con le sezioni Cinema d’Artista, Sguardi, film in prima italiana dedicati ai protagonisti dell’arte di oggi, Focus on dedicato quest’anno all’opera cinematografica dell’artista lituano Deimantas Narkevicius, VISIO-European Workshop on Artists’ Moving Images e il Premio Lo schermo dell’arte Film Festival 2013.

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CANGO

La democrazia del corpo

Evento inserito nella rassegna Festival Oltrarno Atelier 2013

01.11.2013

novembre 2013 > marzo 2014

Attraverso un ciclo di spettacoli, incontri, residenze e pratiche, La democrazia del corpo affronta il tema del corpo come viatico di trasmissione e sospensione. 150 giorni nel cuore del gesto e della danza; un viaggio che si schiude al frequentatore come pratica in cui è possibile condividere l’apertura verso le altre arti.
Per la prima volta, Virgilio Sieni porta a Cango quattro produzioni della Compagnia e tre progetti specifici dell’Accademia sull’arte del gesto, che intendono comporre un’unica visione organica.

La democrazia del corpo vuol mostrare al pubblico percorsi di visione pensati come un cammino alla ricerca del gesto; laboratorio aperto che elabora un trittico di relazioni e risonanze tra Firenze, Marsiglia e Riga.
Il progetto per Marseille-Provence Capitale Europea della Cultura 2013 ha visto la partecipazione di oltre 160 interpreti dell’Accademia sull’arte del gesto, provenienti da diversi luoghi del bacino del Mediterraneo: donne e uomini di tutte le età sono stati protagonisti di tre Agorà dislocate in altrettanti luoghi simbolici della città di Marsiglia.
 

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Museo Marino Marini

Deimantas Narkevicius - Da capo

Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini ospita DA CAPO, progetto dell’artista lituano Deimantas Narkevičius pensato per EARLY ONE MORNING, ciclo di mostre ideato e a cura di Alberto Salvadori. La sua pratica artistica si  concentra sulla narrazione video, filmica e semi-documentaria, ponendo al centro del suo lavoro l’indagine sulla percezione, la trasmissione della Storia e i meccanismi che la trasformano in base a differenti ideologie. Nei “docu-stories” di Narkevicius la tecnica di racconto, lo “storytelling”, passa continuamente dal passato al presente, e viceversa, e decostruisce la narrazione lineare. Utilizzando un registro stilistico e tecniche specifiche dei film amatoriali degli anni ’70, e ricorrendo, nella produzione dei suoi lavori, a attrezzature obsolete che contribuiscono ad ambientare i film in un tempo e in uno spazio indefinibile, le opere di Narkevicius sono vere e proprie macchine del tempo, in cui risalta la persistenza del passato nella dimensione contemporanea.Nelle sue sculture l’artista compie un'azione volta a mettere in atto un processo di messa in discussione della comune percezione degli oggetti di uso quotidiano, assegnandogli nuove e indeterminate, o potenziali, funzioni.

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CANGO

Cenacoli fiorentini - Grande adagio popolare III

09.7.2013

Giunto alla sua terza edizione, il progetto Cenacoli fiorentini _ Grande Adagio Popolare è un evento che coinvolge quattro Cenacoli della città di Firenze, in un percorso che si propone di disegnare una geografia inedita dei luoghi della città. In dialogo costante con le diverse raffigurazioni dell’Ultima Cena, le azioni assumono il valore di una ricerca umana e figurativa che si sviluppa intorno al tema del contatto, in un viaggio fisico che attraversa identità, linguaggi e luoghi, lontani ma connessi tra loro attraverso il gesto poetico. In questi spazi straordinari e nascosti della città, luoghi della condivisione e della visione, della meditazione e del silenzio, prendono vita azioni che coinvolgono danzatori professionisti, bambini, adolescenti, coppie di madri e figli, donne e uomini provenienti da diversi Paesi, in un percorso che invita alla sospensione del gesto quotidiano.

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Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti

Daniele Lombardi - Guarda che musica

02.6.2013

Si apre il 2 giugno 2013 presso la Galleria d’arte modernadi Palazzo Pitti, la mostra GUARDA CHE MUSICA, del pianista, compositore e artista visivo Daniele Lombardi. Guarda che musica presenta grandi opere recenti, partiture, libri, riviste e varie installazioni che documentano il percorso artistico di Daniele Lombardi, percorso che lo ha portato a navigare tra musiche scritte per essere eseguite e musiche concettualizzate in immagini destinate ad una meditazione silenziosa. La mostra, che proseguirà sino al 30 giugno, è curata da Carlo Sisi e realizzata con il contributo e la collaborazione dell’Osservatorio per le Arti Contemporanee (OAC) dell’Ente Cassa di Risparmio, della Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino, della Fondazione Fiorenza, del Museo Marino Marini e del Maggio Musicale Fiorentino.

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Biennale di Venezia

Biennale di Venezia - 55a edizione

01.6.2013

Il Palazzo Enciclopedico forma un unico percorso espositivo che si articola dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale, con opere che spaziano dall’inizio del secolo scorso a oggi, e con molte nuove produzioni, includendo più di 150 artisti provenienti da 38 nazioni. La Mostra è ispirata all’utopistica idea creativa di Marino Auriti che nel 1955 depositò all’ufficio brevetti statunitense il progetto di un Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità. Auriti progettò un edificio di 136 piani che avrebbe dovuto raggiungere i 700 metri di altezza e occupare più di 16 isolati della città di Washington. “L’impresa rimase incompiuta – racconta Massimiliano Gioni – ma il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accomuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti che hanno cercato – spesso in vano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza. Oggi, alle prese con il diluvio dell’informazione, questi tentativi di strutturare la conoscenza in sistemi omnicomprensivi ci appaiono ancora più necessari e ancor più disperati. Il Palazzo Enciclopedico indaga il desiderio di sapere e vedere tutto: è una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dell’immaginazione. La mostra si apre al Padiglione Centrale ai Giardini con una presentazione del Libro Rosso di Carl Gustav Jung.

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Biennale di Venezia

Padiglione Italia - Vice Versa

01.6.2013

Vice versa è il titolo scelto dal curatore Bartolomeo Pietromarchi per il progetto espositivo del Padiglione Italia alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso la Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee.
Vice versa riprende un concetto teorizzato da Giorgio Agamben nel volume Categorie italiane. Studi di Poetica (1996), in cui il filosofo sostiene che per interpretare la cultura italiana sia necessario individuare una “serie di concetti polarmente coniugati” capaci di descriverne le caratteristiche di fondo. Binomi quali tragedia/commedia,architettura/vaghezza o velocità/leggerezza divengono così originali chiavi di lettura di opere e autori fondanti della nostra storia culturale. Ispirandosi a questa visione, vice versa propone un per corso espositivo composto da sette stanze, sette ambienti ognuno dei quali ospita due artisti in dialogo traloro, dove il senso profondo di questa vocazione dialettica è manifestato dalle opere esposte. I quattordici artisti invitati sono:Francesco Arena, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, PieroGolia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa.

IL CATA LOGO
L’immagine coordinata di vice versa – dal logo alla campagna di comunicazione, dagli inviti alla pannellistica fino al catalogo sarà sviluppata da Mousse Agency. La pubblicazione che accompagna la mostra sarà edita in doppia lingua, italiano e inglese, e raccoglierà un’importante selezione di materiali inediti che documenteranno l’ideazione e l’elaborazione delle opere.

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Lo schermo dell'arte

Tra Arte e Cinema

22.5.2013

La terza edizione di Tra Arte e Cinema, rassegna di film sull’arte contemporanea nata nel 2011 dalla collaborazione tra l’Accademia di Belle Arti di Brera e Lo schermo dell’arte Film Festival, si terrà quest’anno allo Spazio Oberdan di Milano dal 22 al 25 maggio 2013.
Grazie alla collaborazione con la Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura e con la Fondazione Cineteca Italiana, la rassegna di film provenienti dall’Archivio del Festival fiorentino nata dalla volontà dell’Accademia di Brera di offrire ai propri studenti un panorama delle esperienze più significative nel campo dell’arte contemporanea raccontate attraverso il cinema, si aprirà al pubblico della città di Milano.
Da mercoledì 22 a sabato 25 maggio 2013, dalle ore 15 alle 23, saranno proiettati 15 film documentari in versione originale sottotitolati in italiano che testimoniano la vita e l’opera di alcuni degli artisti più acclamati della scena contemporanea. Si tratta di film difficilmente reperibili,  la maggior parte dei quali presentati in anteprima nazionale nell’ambito della 5° edizione dello Schermo dell’arte tenutosi a Firenze nello scorso novembre.

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Tempo Reale

Progetto Primavera 2013

12.5.2013


Ritornano le attività musicali di primavera di Tempo Reale, il centro di ricerca musicale fondato da Luciano Berio. Una serie di appuntamenti in collaborazione con istituzioni toscane d'eccellenza, da un tributo alla musica vocale di Luciano Berio fino ai video e alla musica elettronica del compositore giapponese Kurokawa. Attorno a tutto questo l'ormai consueta triangolazione musica-ambiente-spazio con percorsi musicali, passeggiate sonore e molto altro.Si comincia con Soundwalk_Focognano, un percorso di sensibilizzazione al suono ambientale e all’ecologia acustica  attraverso un soundwalk guidato nell’Oasi WWF Stagni di Focognano, santuario naturalistico alle porte di Firenze, per proseguire con Drinnn! Come suona la mia scuola? Concerto delle Scuole primarie e un grande doppio concerto di musica elettronica dal vivo. Prima due giovani realtà della scena rock toscana incontrano la ricerca elettronica di Tempo Reale per un progetto originale tutto incentrato sulla libera sperimentazione (EXPANDED ROCK - unePassante - King of the Opera - Tempo Reale). Poi un secondo quadro con la presenza di Kurokawa, musicista giapponese apprezzato per il suo lavoro di interazione tra espressione video e musicale.
Nel decimo anniversario della morte di Luciano Berio, Tempo Reale insieme a Homme Armé e Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, presenta inoltra un primo omaggio al compositore con due straordinari capolavori dedicati al tema della voce (LUCIANO BERIO “VISAGE/A-RONNE). Il Progetto primavera 2013 si chiude con PROGETTO BNCF - Percorso musicale nei luoghi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, per un percorso di scoperta, attraverso la nuova musica, di spazi e contesti inediti e nascosti di uno dei luoghi più affascinanti del sapere fiorentino.

 

In collaborazione con Artlands, Provincia di Firenze, Comuni ed Enti di competenza nella Piana Fiorentina, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, L’Homme Armé, Tempo Reale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

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Museo Marino Marini

Matthew Brannon

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini prosegue il programma espositivo di Early One Morning, a cura del direttore artistico Alberto Salvadori.  Il 19 aprile si inaugura Department store at night (Five impossible Films,1) progetto inedito prodotto dal Museo, di Matthew Brannon, affermatissimo artista statunitense con mostre nei più importanti musei internazionali, che coniuga un'elaborata e sofisticata produzione di grafica a installazioni volte a realizzare complessi e articolati progetti narrativi. Al Museo Marino Marini Matthew Brannon ha costruito un Department store at night dove sculture, stampe, fabric floor e un libro raccontano il cruento e misterioso episodio notturno alla base di un giallo da risolvere. L’elemento di fiction attinge da suggestioni che l’artista ha avuto durante i sopralluoghi al museo - lo spazio della cripta, oggi luogo deputato a progetti espositivi, luogo di millenaria storia, depositario di fatti e avvenimenti a noi sconosciuti – e dalla città di Firenze, nella quale il department store è oggi l’elemento caratterizzante l’aspetto del centro cittadino, dove ogni luogo è destinato al commercio, qualunque sia la sua natura, e dove una vivace vita diurna si alterna ad una tenue, quasi spenta, vita notturna, animata da fatti di ordinaria cronaca di provincia, nella quale tutto può apparire eccezionale. La mostra è composta, oltre che dal libro, da tre nuclei di opere, pensati e realizzati come veri e propri set teatrali e cinematografici.

Filtri: Museo Marino Marini, Arti visive, 2013

Museo Marino Marini

Nicola Martini

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

Il Museo Marino Marini prosegue il programma espositivo di Early One Morning, a cura del direttore artistico Alberto Salvadori.  Il 19 aprile si inaugura Nervo vago del fiorentino Nicola Martini (1984), tra i migliori giovani presenti nel panorama italiano. Il nervo vago fuoriesce dalla medulla oblungata, passando dal forame giugulare, passando dal torace alla cavità gastrointestinale; decimo delle dodici paia di nervi intracranici, è responsabile della frequenza cardiaca passando dalla peristalsi gastrointestinale, dalla sudorazione dei muscoli sfruttati dal parlato e dalla apertura della laringe durante l'inspirazione. Riceve inoltre sensazioni dall'orecchio esterno, e parte delle meningi. La sua materia, di cui la matrice è unitaria, si specifica a seconda delle regioni che interessa. Il progetto di Nicola Martini per il Museo Marino Marini entra direttamente nel sistema nervoso del museo, va a inserirsi nell’architettura entrando nelle nervature, negli spazi di connessione tra esterno e interno, tra materie differenti, tra penetrazione e compenetrazione di luce e buio.
Il nartece, delimitato dal grande triforio di Leon Battista Alberti, é il primo luogo dove il lavoro di Nicola Martini incontra, indaga e modifica il guscio, di matrice tardo brutalista, che accoglie le persone al Museo Marini di Firenze e ci introduce allo spazio interno, dove la collezione dello scultore pistoiese è conservata. Martini poi entra all'interno dell'edificio e nel sacello della cripta interviene negando lo spazio, escludendo l’accesso a una stanza destinata a progetti degli artisti invitati, ridisegnandone la funzione con una scultura realizzata in una cera speciale.

Filtri: Museo Marino Marini, Arti visive, 2013

Fabbrica Europa

edizione 2013

16.4.2013

Spazio alla danza e al teatro per aprire un festival diffuso: dalla città alla regione, dall’Italia all’Europa. La XX edizione di Fabbrica Europa scompagina i margini, disegnando una nuova formula: un festival dilatato nello spazio e nel tempo, una programmazione più ramificata che, da metà aprile a metà giugno che coinvolge in una rete attiva diversi teatri e spazi performativi della città e della regione. Due mesi per tracciare un’inedita mappa del contemporaneo che punta sulla trasversalità. È il concetto di mobilità dell’arte o di progettualità diffusa, già avviato negli ultimi anni, si concretizza in forma più definita e capillare. Il Teatro Era di Pontedera, il Teatro Cantiere Florida, CanGo Cantieri Goldonetta, la Stazione Leopolda, il Teatro della Pergola, l’Istituto Francese, il Rondò di Bacco, il Vivaio del Malcantone e altri spazi, accolgono importanti protagonisti - nazionali e internazionali - della danza e del teatro, insieme a giovani emergenti, autori di progetti innovativi e di qualità.

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Museo Marino Marini

Video Player

20.2.2013

                    
In occasione della mostra The Player. Viaggio nelle passioni contemporanee. Opere  dalla collezione Sandra e Giancarlo Bonollo, il Museo Marino Marini presenta Video PLAYER, programma di film dedicati agli artisti in mostra a cura dello Schermo dell’arte Film Festival.

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Museo Marino Marini

Andrea Kvas

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Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012

EARLY ONE MORNING, programma espositivo annuale del Museo Marino Marini, ideato dal direttore artistico Alberto Salvadori, prosegue con Campo, progetto, realizzato per l’occasione, dell’artista triestino Andrea Kvas, a cura di Barbara Casavecchia, che si inaugura venerdì 8 febbraio 2013.
Kvas interverrà nello spazio del Sacello del Museo. Lo occuperà con una serie inedita di lavori, composti da elementi in poliuretano espanso e assi di legno, rielaborati in situ e quindi “in progress” fino al giorno dell’inaugurazione. Campo è la sua prima personale in un museo italiano. Per Kvas, il lavoro è un processo che nasce dalla tensione del “campo” nel quale prende forma: lo studio, così come lo spazio espositivo, che l’artista occupa spesso per lunghi periodi prima delle mostre, per farne uno spazio funzionale, non più intonso, da sfruttare. In Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più), David Foster Wallace descrive l’esercizio col quale i tennisti si lanciano palle da un angolo all’altro, incrociando i rovesci e formando il diagramma di una farfalla, in loop. Così l’azione va in automatica e permette ai giocatori di “lasciare il pianeta”. L’esercizio ripetuto della tecnica la rende ininfluente. “I procedimenti fisici del mio lavoro sono semplici e ripetitivi. Sto in uno spazio per il tempo necessario a dimenticarmi che ha qualcosa che potrebbe bloccarmi, come un paio di scarpe nuove che ricordi di avere ai piedi solo i primi giorni, per poi ignorarle”.
Kvas lavora contemporaneamente con un’infinità di materiali, senza gerarchie: acrilici, idropitture, smalti, asfalto, pigmenti naturali e sintetici, resine acriliche, colle, farina, polvere di marmo, gommalacca, lattice sintetico, poliuretano, peraluman, ferro zincato, acciaio inox, aluzinc, ferro preverniciato, legno, cotone, lino, silicone acrilico, elastomero bituminoso, lineoleum, pavimenti, pareti... Li modifica e ibrida a più riprese. E spesso interviene sugli stessi lavori a distanza di tempo per evitare di concentrare la propria pratica su un singolo oggetto e sviluppare una ‘postura’ fluida.

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Museo Marino Marini

The Player

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19.1.2013

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 19 gennaio 2013 THE PLAYER. Viaggio nelle passioni contemporanee. Opere  dalla collezione Sandra e Giancarlo Bonollo, a cura di Alberto Salvadori.
The Player è un progetto annuale di indagine su preziose collezioni private italiane meno conosciute dal grande pubblico. Per ogni appuntamento sarà allestito nelle sale del Museo un raffinato percorso espositivo dedicato alla passione e alla ricerca che il collezionista ha espresso nella realizzazione della propria collezione.
Ogni anno sarà realizzata per quattro mesi una vera e propria nuova ala del museo in grado di connettersi alla storia attuale e quella del passato della città di Firenze, patria universale del collezionismo d'arte e luogo dove la figura emblematica, dall’età moderna, di collezionista d'arte è nata.
Protagoniste di questa prima esposizione saranno le opere di Pavel Althamer, Darren Almond, Stefano Arienti, Tacita Dean, Jeremy Deller, Rineke Dijkstra, Keith Edmier & Farrah Fawcett, Olafur Eliasson, Urs Fischer, Giuseppe Gabellone, Mona Hatoum, Sarah Lucas, Marepe, Gabriel Orozco, Damián Ortega, Simon Starling e Piotr Uklanski della collezione di Sandra e Giancarlo Bonollo che da molti anni seguono con passione, competenza e silenziosa dedizione, il divenire e il percorso di artisti italiani e internazionali.

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Lo schermo dell'arte

Film festival 2012

Evento inserito nella rassegna 50 Giorni di Cinema 2012

25.10.2012

Lo Schermo dell'Arte film festival, diretto da Silvia Lucchesi, è giunto alla sua quinta edizione e si terrà a Firenze dal 21 al 25 novembre 2012. E' un “progetto in movimento” unico in Italia e tra i pochi nel mondo che, con molteplici iniziative anche nel corso dell'anno, racconta ed analizza attraverso film, video, installazioni, presentazioni di libri, incontri e workshop, le complesse relazioni tra arte contemporanea e cinema.

Le tradizionali sezioni del programma Cinema d'artista, Sguardi, Festival Talks e Mobiles sono arricchite quest'anno dal Focus on dedicato al regista e artista britannico Isaac Julien e da Visio European Workshop on Artists’ Cinema.

Lo Schermo dell'arte è incluso nella rassegna “50 giorni di cinema internazionale a Firenze” organizzata da FST Mediateca Regionale.
Riceve il supporto della Regione Toscana nell’ambito del progetto di iniziativa regionale “Toscana in contemporanea 2012” e dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze/OAC Osservatorio per le Arti Contemporanee, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi/Olandiamo in Toscana, Deutsches Institut Firenze, Institut Français Firenze.

realizzato in collaborazione con Cango-Cantieri Goldonetta Firenze, Museo Marino Marini Firenze, Centro d’arte Contemporanea L. Pecci Prato.
 

Sponsor: Opinion Ciatti, Unicoop Firenze, Cecchi, Golden View Open Bar.


 

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Museo Marino Marini

Yuri Ancarani

Evento inserito nella rassegna Early One Morning

17.11.2012


La mostra Ricordi per Moderni, a cura di Luigi Fassi e Alberto Salvadori, è una ricognizione su 10 anni di lavoro del filmaker e video artista italiano Yuri Ancarani, nella quale verranno presentati tre video inediti prodotti dal Museo Marino Marini per l’occasione assieme ad altri 12 realizzati tra il 2000 e il 2009.

In Ricordi per moderni, la ricerca e il lavoro in video di Ancarani sono permeati da atmosfere fantastiche e surreali che vedono zone industriali della riviera romagnola convivere con interni domestici e paesaggi testimoni di quotidianità nascoste. Il sapore documentaristico immerge lo spettatore in atmosfere dense di suggestioni oniriche e narrative, restituendo un’esperienza di viaggio che ci porta in un percorso esplorativo verso un ignoto e ambiguo paesaggio umano e geografico. Emerge qui un’importante relazione simbolica tra ambiente naturale e spazio industriale, ossessioni e rituali ancestrali, passaggi densi di carica erotica e disarmante solitudine.  
Nella filmografia di Ancarani l’invisibile si manifesta sotto forma di desiderio, sotto le vesti di ciò che vorremmo fosse presente per svelare ciò che non si vede, alimentando così l’aspettativa dell’accadere, l’incontrollabilità delle situazioni in un’atmosfera pervasa di confortanti presenze come quelle riferibili alla vacanziera e gaudente riviera romagnola. Questo sguardo deve molto alle pagine “musicali” che Pier Vittorio Tondelli ha dedicato alla riviera e proprio da queste pagine possiamo cercare quel senso di disperato languido desiderio che si posa su uomini e cose.

Ricordi per moderni si dipana nella visione di 14 lavori, due su monitor, e gli altri proiettati in tre sequenze di quattro video ciascuna su un sistema di quattro schermi che vanno a comporre una superficie di 16 metri lineari di base per tre di altezza.  I tre video prodotti per la mostra si basano su script che l’artista aveva lasciato sedimentare per anni e sono La questione romagnola, Parcheggi a pagamento e Fuori stagione.
Oltre a questi tre, troviamo: Invito al desiderio, Vicino al cuore, Baal, Lido Adriano, IP OP, In god we trust, Made in Italy, Rimini, Aranci mantra e Ugarit.

All’interno dello Lo Schermo dell’Arte, presso il cinema Odeon, giovedì 22 novembre, il Museo proporrà la proiezione del pluripremiato film Il capo (2010), presentato alla 67° edizione del Festival di Venezia per la sezione Orizzonti, sorprendente corto ambientato nelle cave di marmo sul Monte Bettogli, e Piattaforma Luna (2011) girato nelle camere iperbariche di una piattaforma per l’estrazione del gas.

La mostra è stata realizzata grazie al sostegno di Osservatorio per le arti Contemporanee di Ente Cassa di Risparmio di Firenze, il programma della Regione Toscana - Toscana Incontemporanea 2012, Ravenna città Capitale della Cultura 2019.

 

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Museo Marino Marini

Da Vinci

15.11.2012

Da Vinci è il titolo del capitolo conclusivo della trilogia realizzata da Yuri Ancarani e incentrata sul tema del lavoro. Concepiti e realizzati come documentari d'artista, i primi due capitoli, oltre a vantare tra i diversi importanti nomi, quello di Maurizio Cattelan come produttore, sono stati presentati al 67° e 68° Festival del Cinema di Venezia.

Il Capo (primo episodio, 2010) e Piattaforma Luna (secondo episodio, 2011) hanno partecipato e continuano a partecipare a Festival tra i più noti nel mondo del cinema di ricerca e del documentario e stanno ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui: nomination per “Cinema Eye Honors” (Museum of Moving Image, New York, USA); “Grand Prix in Lab Competititon” Clermont-Ferrand Film Festival (Clermont-Ferrand, Francia); “Honorable Mention”, Dokufest – International Documentary and Short Film Festival (Prizren, Kosovo); “Miglior Documentario”, New Horizons I.F.F. (Wroclaw, Polonia). I tre capitoli, finalmente riuniti, diventeranno un lungometraggio ad episodi che sarà presentato come evento speciale nel 2013.

Da Vinci è un film completamente ambientato all'interno di una sala operatoria, un viaggio immaginifico all’interno di un microcosmo dove la speranza e l’aspettativa sentite dall’esterno si confondono con la lucida e razionale oggettività della macchina e dei chirurghi che operano attraverso di essa. Una involontaria teatralità viene innescata dal processo di lavoro con i tempi scanditi dall’attesa, da momenti di pathos, da una consuetudine che porta noi spettatori a rimanere affascinati da tanta serenità e professionalità del personale di sala operatoria.

Il film è stato presentato come Prima Internazionale il 15 Novembre 2012 al Festival di Roma, nella nuova sezione intitolata “Cinema del XXI secolo”, in collaborazione con il MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo.

Da Vinci è prodotto da Antonella Rodriguez Boccanelli, Warly Tomey,  Maurizio Cattelan, Ivan Frioni, Giorgio Gallenzi e Museo Marino Marini Firenze, coprodotto da Osservatorio per le Arti Contemporanee, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, con il contributo di Regione Toscana Film Commission, Ravenna 2019 città candidata Capitale Europea della Cultura, produttore esecutivo Alberto Salvadori.

 

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Museo Marino Marini

Il ballo delle ingrate

Evento inserito nella rassegna Florens 2012

07.11.2012

In occasione di FLORENS 2012, il Museo Marino Marini presenta il 7, 8 e 9 novembre Il Ballo delle Ingrate, spettacolare opera multimediale liberamente ispirata all’omonima operina di Claudio Monteverdi, ideata e diretta dall’artista e performer italiana Letizia Renzini con la direzione musicale della soprano Italo svizzera Sabina Meyer.

Il Ballo delle Ingrate è il naturale sviluppo e ampliamento della Ninfa in lamento, spettacolo in forma di concerto già presentato al Marini da Letizia Renzini e Sabina Meyer, insieme alla musicista Diana Fazzini. Prende spunto dal voluttuoso mondo del teatro musicale seicentesco distaccandosene in una trasfigurazione interdisciplinare e tecnologica (grazie alla collaborazione con Avuelle) che ha come vocaboli e media l’analogico (corpo, voce, strumenti) e il virtuale (video, luce, musica elettronica). Questo lavoro “site-specific” muove dalle tematiche del libretto originale dell’operina omonima scritta da Claudio Monteverdi con Ottavio Rinuccini e rappresentato per la prima volta a Mantova nel 1604, confrontandosi e interpretando, in un’ottica spregiudicata e contemporanea, oltre che il meraviglioso e sensuale mondo del Rinascimento femminile di Barbara Strozzi o Luzzasco Luzzaschi, anche le vicende del “Concerto delle donne”, che rivoluzionò la musica profana italiana nel tardo XVI secolo.

Il Ballo delle Ingrate è anche un film di Ingmar Bergman realizzato per la televisione nel 1976, con le coreografie di Donya Feuer e le musiche di Claudio Monteverdi. Un‘azione mimata in forma di balletto che si basa soprattutto sulle espressioni e sugli atteggiamenti dei personaggi più che sui movimenti del corpo. Come ha detto l'autore stesso "un dramma senza parole” o una "composizione coreografica”.

4 musiciste in scena: un trio classico e una cornice elettroacustica. Al repertorio classico si aggiungono suoni e composizioni di segno diverso: il live mix, le composizioni ambientali e alcuni brani diversi della produzione discografica moderna e contemporanea. La musica eseguita con strumenti tradizionali (viola da gamba, arpa) viene accarezzata da sublimazioni elettroacustiche che danno voce al subconscio, all’intimo pensiero che soggiace al testo.

 

Con il contributo di: Fondazione FlorensMuseo Marino Marini, FirenzeAvuelle - Musicus Concentus

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Musicus Concentus

Atom tm

Evento inserito nella rassegna Crescendo 2012

22.3.2012

Un nuovo appuntamento nel segno delle nuovi arti elettroniche per la serie “Crescendo”, il progetto di Musicus Concentus, Osservatorio Per Le Arti Contemporanee Ente Cassa di Risparmio Di Firenze, Fondazione Teatro Della Pergola. Per la prima volta a Firenze arriva Atom Tm, uno degli artisti più amati e influenti, per una performance di musica e video che si lega ai precedenti  appuntamenti di “Crescendo”, quali Matmos, Matthew Herbert, Ryoji Ikeda.

Atom TM è una delle facce dietro cui si cela Uwe Schmidt, il compositore e performer tedesco, tra coloro che hanno definito i nuovi linguaggi della musica elettronica. Atom TM è uno dei suoi tanti moniker, insieme a Señor Coconut, Atomu Shinzu, Atom Heart, Flanger, The Disk Orchestra, Los Negritos (per citarne solo alcuni), che segnalano un mondo sonoro ricco di invenzioni e sfaccettature, tante quante sono le sigle che ha usato nel tempo.
Per “Crescendo”, nella prestigiosa cornice dell’Odeon Firenze Atom TM presenterà in anteprima la sua nuova realizzazione per musica e video, “HD”, che arriva dopo i cd “Liedgut” e “Winterreise”, segnati da avvolgenti atmosfere minimal.

Si ringrazia Odeon Firenze

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Teatro della Limonaia

A Tribute to Ping Pong

Evento inserito nella rassegna Intercity Festival 2012

21.9.2012

Il Ping Pong non è solo uno sport. E’ una filosofia, la cui ricetta intellettuale è condita con un mix di Yin e Yang, di inferno e paradiso, Stephen Hawking e Uri Geller con un pizzico di Kahlil Gibran e Bruce Lee.
Lo spettacolo, anche se indipendente, fa parte del percorso di ricerca che la Jo Strømgren Kompani ha sviluppato a partire dal 1997, quando presentarono A Tribute to Football, sulla peculiare simbiosi tra sport e danza.
L’idea originale, molto apprezzata e definita una perla rara nel mondo della danza, ha dato il suo contributo al dilemma accademico intorno alla questione del posizionamento della danza contemporanea: più rivolta all’intrattenimento popolare o piuttosto verso una nicchia più elitaria?
A Tribute to Ping Pong, rimasto in cantiere per oltre dieci anni, mantiene un approccio determinato e coerente con chiari riferimenti alla cultura popolare e, allo stesso tempo, è totalmente rappresentativo dello stile personale della compagnia, riconosciuta oramai a livello mondiale.
Lo storyboard dello spettacolo, in scena al Teatro della Limonaia per Intercity Festival 2012, presenta elementi di teatro di figura con l’aggiunta di una voce fuori campo  e ha deliberatamente attinto alle sceneggiature dei tipici B-movie della tradizione americana: a una squadra di ragazzotti occidentali bianchi come il latte viene insegnata la filosofia orientale in tempi record per affrontare il ping pong a livello trascendentale. Il climax della trama è deliberatamente nevralgico e rimbalza dalla blasfemia irrispettosa, nel peggiore dei casi, al fascino dell’ingenuità, nel migliore.

Il Festival è promosso dal Teatro della Limonaia, da Sesto Idee – Istituzione per i servizi Culturali Educativi e Sportivi di Sesto Fiorentino, dal Comune di Sesto Fiorentino, dal Comune di Firenze, dalla Provincia di Firenze, dalla Regione Toscana e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.


 

Filtri: Teatro della Limonaia, Teatro, Performing Art, Arti visive, 2012

Museo Marino Marini

Sturm und Drang

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19.10.2012

La mostra di Eugenia Vanni al museo Marino Marini rappresenta un’inedita estremizzazione del concetto di incisione, che viene reinterpretato in una prospettiva di natura antropologica. Pur obbedendo alla tecnica classica attraverso tutti i debiti passaggi specifici, le stampe in mostra registrano tuttavia le tracce di una manualità spontanea e mettono in evidenza una casualità che porta alla luce le tracce di un vissuto quotidiano “de-stratificato” nel tempo. Come matrici sono stati utilizzati dei vecchi taglieri da cucina, recanti solchi di anni e anni di un lavorio domestico umile e inosservato. Una volta inchiostrati e passati al torchio, questi utensili lasciano un’impressione calcografica di inaspettata compiutezza estetica. Ciascuna matrice dà origine ad una stampa, che costituisce anche la chiusura della funzione pratica e domestica dell’oggetto.

Il titolo scelto dall’artista, Sturm und Drang, allude alla suggestione del risultato grafico e mette in risalto il contrasto tra la dimessa quotidianità del processo di realizzazione e la resa formale, che parrebbe alludere a uno scenario romantico di cieli tempestosi e paesaggi svaporanti.

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Estate Fiorentina

Apriti cinema!

Evento inserito nella rassegna Estate Fiorentina 2012

07.6.2012

www.mediatecatoscana.net/Un punto d’incontro all’insegna della cultura in una delle piazze più belle di Firenze, anzi forse la “piazza perfetta” e per questo ancor più sensibile, SS.Annunziata: questo voleva essere Apriti cinema!, l’arena all’aperto che dal 12 luglio al 4 agosto 2012 ha stazionato all’ombra dei portici di Filippo Brunelleschi e della Basilica disegnata da Michelozzo. Un momento di socializzazione che intendeva gettare nuova luce su questo importante scorcio di città, facendo tornare dopo molti anni una proposta di carattere culturale fra le fontane del Tacca; e un modello di collaborazione tra istituzioni e soggetti produttivi fiorentini. Promossa e fortemente voluta dal Comune di Firenze e da OAC\ECRF attraverso l’Estate Fiorentina 2012, Apriti cinema! è stata realizzata grazie al determinante contributo dell’Osservatorio Arti Contemporanee dell’Ente Cassa di Risparmio, con un importante segno d’attenzione verso i fermenti innovativi che si muovono in città. Partner culturale è stato Fondazione Sistema Toscana con la Mediateca Regionale, mentre logistica e organizzazione sono state curate da Teatro Puccini.


 

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CANGO

Grande Adagio Popolare cenacoli fiorentini

Evento inserito nella rassegna Festival Oltrarno Atelier 2011

19.9.2011

CENACOLI FIORENTINI_Grande adagio popolare è un evento artistico di Virgilio Sieni e Accademia sull'Arte del Gesto per la città di Firenze. Il progetto è ambientato in quattro Cenacoli fiorentini, luoghi straordinari e ‘segreti’ della città, destinati originariamente al pasto dei monaci e affrescati da grandi maestri del Rinascimento: Andrea del Sarto, Perugino, Andrea del Castagno, Domenico Ghirlandaio. In ogni Cenacolo si svolge una diversa azione dando vita a un polittico coreografico ispirato al tema della fiaba, intesa qui come breve racconto fantastico e popolare, denso di significati, che ci invita a sospendere gestualmente il tempo e l’ordine quotidiani. Spostandosi da un Cenacolo all’altro, emerge una geografia inedita della città, volutamente animata da immagini e visioni, dall’urgenza dell’incontro, dalla bellezza che i corpi e i volti esprimono attraverso percorsi indicibili. In dialogo con le diverse raffigurazioni dell’Ultima Cena, le azioni assumono il valore di una ricerca umana e figurativa intorno al tema del contatto e della tattilità, in un viaggio fisico che attraversa un arcipelago di identità, linguaggi e luoghi lontani e in collegamento tra loro.
Il progetto porta l’attenzione su alcuni luoghi straordinari e poco frequentati di Firenze in cui sono state create – e tuttora si trovano – opere di altissimo valore: non musei, ma luoghi della condivisione e della visione, della meditazione e del silenzio.

I Cenacoli fanno parte dei Musei della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze.

Il progetto è sostenuto da: Regione Toscana / Comune di Firenze / Estate Fiorentina / Osservatorio per le Arti Contemporanee dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze / Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze / Accademia sull’arte del gesto / Compagnia Virgilio Sieni

 

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Museo Marino Marini

Lovett/Codagnone

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03.5.2012

La verità è figlia del tempo non dell'autorità

A cura di Alberto Salvadori e prodotta per la cripta del museo, l'installazione nasce dalla lettura e dall'interpretazione di un testo fondamentale del teatro moderno, la Vita di Galileo, di Bertolt Brecht. Per l’inaugurazione sarà realizzata da CANDIDATE la performance Like Nightfall in the Morning con la partecipazione di Sandra Ceccarelli, Gary Indiana e Marco Mazzoni.

Il lavoro del duo italo-americano, nato nel 1995, spaziando dalla fotografia alla scultura, è da sempre caratterizzato dalla volontà di innescare un processo di critica e riflessione su quelli che sono considerati comunemente dalla società i valori e le verità intoccabili: dalla morale e l’etica di matrice borghese all’identità sessuale definita e non libera di essere vissuta, mettendo in dubbio idee e canoni comportamentali a loro legate. Al centro della loro ricerca troviamo oltre all’affermazione dell’individuo, inteso non come entità ma come differenza, l’amore per la verità e la violenza dell’amore stesso, i differenti linguaggi dell’iconografia omosessuale e del sadomaso gay utilizzati per liberare da quei cliché di cui solitamente siamo prigionieri. L’interesse per i grandi processi della storia si lega nella Vita di Galileo al tema dominante del primo Galileo, quello della propagazione della verità in condizioni di censura e violenza. L’editing che gli artisti hanno fatto del testo brechtiano focalizza l’attenzione sulla relazione tra verità e potere e il lacerante e lacerato rapporto che scaturisce tra la ricerca come espressione di libertà e la cultura del potere come elemento reazionario e inviso al cambiamento.
In La verità è figlia del tempo non dell'autorità la lettura dei brani sarà affidata agli attori Marco Mazzoni e Sandra Ceccarelli e a Gary Indiana, già interprete di un’altra performance di CANDIDATE nel 2010 allo Sculpture Center di New York.


John Lovett (USA 1962)\Alessandro Codagnone (Italia1967) vivono e lavorano a New York (USA). La loro produzione varia dalla fotografia alla scultura, dal video all'installazione, alla performance, dove sono sempre protagonisti in un ironico gioco delle parti teso a smascherare i ruoli di potere, socialmente definiti, nelle relazioni interpersonali. Se nei primi lavori i due artisti rispondevano criticamente all'assimilazione della cultura gay dalle pratiche del consumismo estetico di massa (moda, musica, spettacolo), nelle performance più recenti riflettono sull'identità e sull'inadeguatezza del linguaggio rispetto alla complessità della relazione di coppia.
 

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Fabbrica Europa

Post Elettronica

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03.5.2012


Il progetto, inserito all'interno di FABBRICA EUROPA - Festival internazionale della scena contemporanea, ha indagato i territori indefiniti ma sempre più floridi della sperimentazione “post-elettronica”, in un tributo a John Cage che intendeva rilevarne l'eredità contemporanea, attraverso artisti provenienti da diverse parti del mondo e con in comune un uso drammaturgico e gestuale delle nuove tecnologie.
Opere ibride che univano musica, video, performance, scultura, suono, rumore, vocaboli di un linguaggio composito in cui la gestione di software avanzati si combinava al manufatto, e dove corpo e sintesi digitale si mescolavano e si sovrapponevano, esponendo la tecnologia nella sua evidenza meccanica, fisica, funzionale.
Il lavoro degli artisti proposti da Post Elettronica affonda le radici tanto negli avamposti della tecnologia globale quanto nella storia delle avanguardie artistiche, sia storiche sia più recenti, nel comune tentativo di scioglimento dell’approccio concettuale in direzione del coinvolgimento dello spettatore. Gli incroci tra arti visive e musica, tra movimento e suono (sound art come pensiero del suono nello spazio) sono così diventati il soggetto di un’indagine inedita, volta a presentare un panorama di esperienze contemporanee all'insegna di nuove forme di sperimentazione.

Con Les Souliers del francese Arno Fabre il foyer della Leopolda si è trasformato in una piazza/teatro che ha ospitato un “concerto” di automi a ciclo continuo. Un evocativo “balletto meccanico”, straniante e ironico, in cui convivevano gusto rétro e tecnologia.

A fargli da eco i fruscii meccanici dell’installazione dello svizzero Zimoun con i suoi muri animati. Centinaia di bacchette, collegate ciascuna a un motorino che imprimeva loro un moto oscillatorio, invitavano gli spettatori a sperimentare la dimensione fisica e vibratile del suono.

Il progetto proseguiva nello spazio Alcatraz, animato sia dalle performance proposte nella pedana centrale, che dalle installazioni nelle stanze attigue.

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Fabbrica Europa

Art Mobility

03.5.2012

Il Festival Internazionale della Scena Contemporanea Fabbrica Europa, giunto alla XIX edizione, ha presentato un programma vario e articolato (ricchissimo di prime nazionali e creazioni originali) che dal suo centro catalizzatore storico, la Stazione Leopolda, si è diramato nella città di Firenze con eventi in altri spazi e con azioni performative che hanno interessato piazze, strade, scorci rinascimentali e snodi urbani. L’obiettivo era quello di dar vita a una vera e propria mappa del contemporaneo tesa ad allargare l'azione culturale e a coinvolgere oltre al già numeroso pubblico del festival anche i cittadini solitamente distanti dai linguaggi artistici. Così, alla Stazione Leopolda il pubblico ha potuto scoprire le più recenti e interessanti espressioni contemporanee, nazionali e internazionali, della danza, della musica, del teatro di ricerca, come dei linguaggi sperimentali delle arti visive e della multimedialità con eventi e performance declinati da artisti riconosciuti o emergenti. Un festival all’insegna del concetto di mobilità dell'arte, intesa come movimento, transito, viaggio, tanto transnazionale (tra Paesi europei, ma non solo) che interculturale (con incontri e scambi tra identità diverse), ma anche temporale e intergenerazionale (con particolare attenzione al rapporto Maestri e giovani).

con il contributo di:
Programma Cultura dell'Unione Europea, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Osservatorio per le arti contemporanee
 
e con il sostegno di
Ambasciata di Francia,
Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi - Olandiamo in Toscana, Fondazione Nuovi Mecenati, Institut Français, Istituto Svizzero di Roma, Youth in Action Programme dell'Unione Europea, Roots&Routes international


 

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Museo Marino Marini

Rob Johannesma

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04.2.2012

Organizzata dal Museo Marino Marini di Firenze e dall’ar/ge kunst galerie museum di Bolzano e ospitata contemporaneamente nelle due istituzioni, la mostra di Rob Johannesma (Amsterdam 1970, vive e lavora ad Amsterdam) è la prima personale dell’artista olandese in Italia.

Johannesma è concentrato da alcuni anni in un’esplorazione delle possibilità simboliche e narrative della riproduzione fotografica, mediante la messa punto di una sofisticata metodologia comparativa di lettura delle immagini, volta a istruire un rapporto di risonanza tra icone del patrimonio storico-artistico occidentale e materiali dell’universo mediatico globalizzato. Oggetto della sua ricerca sono i codici formali e narrativi che hanno caratterizzato l’immaginazione visiva occidentale dall’età rinascimentale fino ad oggi, al fine di interrogare la natura delle immagini fotografiche contemporanee e la loro ipotesi di veridicità come evidenza storica.

Le immagini fotografiche privilegiate dalla ricerca di Johannesma sono quelle che accompagnano la cronaca del giornalismo internazionale e costituiscono una risorsa di informazione in presa diretta sulle vicende globali. L’artista focalizza e conserva tali immagini per la loro natura di materiali visivi di consumo iperaccelerato, destinate a invecchiare e scadere nell’arco di poche ore dalla loro pubblicazione. Si tratta prevalentemente di scatti di guerra, immagini di violenza e scene segnate da un forte contenuto geopolitico. Johannesma riunisce comparativamente nelle sue installazioni la riproducibilità meccanica delle immagini con la costruzione ideale della storia attraverso i paradigmi visivi della grande tradizione pittorica europea, da lui individuati nella matrice della cultura rinascimentale olandese e fiamminga.

 

Con il gentile sostegno:

Mondriaan Foundation, Amsterdam - Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma - Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte, Firenze - Ente Cassa di Risparmio di Firenze - Osservatorio per le Arti Contemporanee, Firenze - Provincia Autonoma di Bolzano, Alto AdigeDeutsche Kultur - Fondazione Cassa di Risparmio, Alto Adige - Città di Bolzano, Ufficio Cultura 

 

 

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Lo schermo dell'arte

Lo schermo dell'arte 2011

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Evento inserito nella rassegna 50 Giorni di Cinema 2011

20.10.2011

Quattro i giorni di proiezioni, quindici i film, numerose le anteprime italiane, Sarah Morris, Armin Linke, Omer Fast, Corinna Belz tra gli artisti e registi ospiti della IV edizione de Lo Schermo dell'Arte Film Festival, al Cinema Odeon di Firenze. Tra le pellicole in programma ricordiamo i due film di Sarah Morris Points on a Line e Chicago arricchiti dalle musiche di Liam Gillick; Over Your Cities Grass Will Grow, il film di Sophie Fiennes su Anselm Kiefer; Urs Fischer di Iwan Schumacher e How are you dedicato alla coppia scandinava Elmgreen & Dragset;  il commovente 1395 Days Without Red con cui Anri Sala ha portato il dramma dell’assedio di Sarajevo sul grande schermo;  e infine il toccante ritratto di Gerhard Richter di Corinna Belz che ha concluso la programmazione del festival. 

Il Premio Lo schermo dell’arte Film Festival 2011 è andato ad Alterazioni Video per il progetto Incompiuto siciliano. La trasformazione del reale. Per la prima edizione di Mobiles - un nuovo programma espositivo che, in luoghi diversi dalla sala cinematografica, presenta singole opere di artisti internazionali legate alle moving images e ai new media -  i Cantieri Goldonetta hanno ospitato Talk Show di Omer Fast. Il festival si è avvalso della collabrazione del Museo Marino Marini, del Centro Pecci e di CCC Strozzina.

 



 

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Museo Marino Marini

joão maria gusmão e pedro paiva

13.11.2011

Il Museo Marino Marini presenta la mostra Non c'è più niente da raccontare perché questo è piccolo, come ogni fecondazione' di João Maria Gusmão e Pedro Paiva, i due artisti che hanno rappresentato il Portogallo alla Biennale di Venezia del 2009. La mostra è curata da Nuno Faria e Alberto Salvadori.

I due artisti sono riusciti a realizzare un notevole percorso artistico-intellettuale raggiungendo, come pochi altri nell'arte contemporanea, alti livelli di sofisticazione filosofica e riflessiva attraverso i loro film (in 16 e 35 mm), dove la loro visione materialista del mondo è frutto dell’intreccio dei codici della patafisica, della scienza e dell'arte. il lavoro degli artisti ci introduce ad una riflessione sul mondo attraverso l'assurdo, il burlesco e la magia e recuperando le qualità primitive dell'infanzia del cinema.

Per questo progetto che segue le recenti presentazioni alla kunsthalle di düsseldorf e a le plateau di parigi, jmg/pp propongono un insieme eterogeneo di sculture e filmati realizzati fra il 2006 e il 2011. Com'è consuetudine nel modus operandi di jmg/pp, alcune fra le più recenti opere di questa mostra sono state realizzate durante viaggi di lavoro, nella fattispecie a Catania e a São Tomé e Príncipe. I lavori inediti sono prodotti dalla Fondazione Marino Marini e OAC e la scultura Spaghetti tornado,  grazie al sostegno della Fondazione Brodbeck di Catania.

 

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Pitti Discovery

Guest Nation Brazil…Tudo é

14.6.2011

Pitti Immagine, la Fondazione Pitti Discovery e l' OAC, in occasione di Pitti Uomo n.80 e Pitti W n.8, presentano la prima edizione di Pitti Guest Nation, il progetto dedicato ai nuovi protagonisti dell'economia mondiale, con l’intento di favorire lo scambio e la conoscenza reciproca tra paese ospitante e paese ospitato.
La prima Guest Nation sarà il Brasile. Negli spazi della ex-Esattoria della Cassa di Risparmio di Firenze, da martedì 14 a giovedì 16 andrà in scena il progetto artistico curato da Alberto Salvadori e Andrea Lissoni. 
 
Guest Nation Brazil...Tudo é sarà infatti anche una rassegna di arti visive, musica, cinema e performance come elementi costitutivi, proponendosi come ideale visione di un paese, il Brasile, che racchiude in sé la continuità della tradizione e le radici del modernismo sudamericano, con la più contemporanea espressione estetica, in grado di amalgamare le diverse emergenze creative dell'oggi. 
Per quattro giorni artisti come Cinthia Marcelle, Runo Lagomarsino, Pablo Nenflidio, Jarbas, gli “inclassificabili” artisti visivi e musicisti Chelpa Ferro, musicisti come Siri ma anche dj e produttori come Nado Leal, Maga Bo, Dj Rupture e il celebre duo dei Tetine, sveleranno una geografia del pensiero e del desiderio in forte espansione, facendo sì che Firenze e il Brasile possano incontrarsi generando un impasto e un’amalgama originale, dove la libertà di pensiero, di espressione, di fantasia e di immaginario, costituiranno il fulcro di Tudo é.
 

 

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CANGO

Festival Oltrarno Atelier

10.10.2010

La quinta edizione del festival continua a fare dell'Oltrarno fiorentino un laboratorio internazionale di esperienze artistiche, di pratiche coinvolgenti, di visioni inedite, di creazioni site specific. Le novità di questa edizione sono la sua collocazione nel periodo autunnale e la scelta di realizzare una programmazione distribuita non più in una settimana, ma nell'arco di mese. 

Il Festival Oltrarno Atelier, nato dall'esperienza artistica di CANGO Cantieri Goldonetta, approfondisce di anno in anno la vocazione a radicare visioni e pratiche innovative dei linguaggi contemporanei nella tipologia unica e specifica del territorio dell’Oltrarno, abbracciando una prospettiva artistica di ampio respiro. In questo incontro si individua infatti una potenzialità inedita di creazione e di fruizione artistica, sovvertendo i confini tra artista e pubblico, azione e visione, luoghi del lavoro e luoghi dello spettacolo. La percezione dello spazio urbano e antropologico si rimodella negli attraversamenti che vengono attivati; i luoghi diventano ambientazione, contesto e tessuto connettivo per eventi unici, spesso inediti, che guardano a uno sconfinamento dei generi e si muovono tra la danza, la performing art, le arti visive, l’installazione, la poesia.

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Villa Romana

Excerpts from a Lifework

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23.6.2010

Bahman Jalali è stato uno dei principali protagonisti della fotografia iraniana contemporanea. Nato a Teheran nel 1944, iniziò gli studi di economia e scienze politiche prima di dedicarsi, ancora studente, alla fotografia. Nel corso degli anni, le sue fotografie in bianco e nero hanno documentato i profondi sconvolgimenti dell’Iran contemporaneo – la rivoluzione del 1978/79, la guerra Iran/Irak del 1980-88 – così come le trasformazioni della vita urbana e la tradizionale architettura nel deserto. Fino a pochi anni fa, l’opera di Bahman Jalali era poco conosciuta al di fuori dei confini iraniani. 

Oltre ad aver creato uno straordinario documento fotografico della storia iraniana, Bahman Jalali è stato attivo in Iran come collezionista, storico, ricercatore e docente di fotografia. È stato uno dei fondatori del primo museo di fotografia iraniano, ha creato una cattedra universitaria di fotografia e insieme alla moglie Rana Javadi ha curato la pubblicazione della rivista di fotografia “Aksnameh”. 

A Villa Romana è stata presentata Excerpts from a Lifework Photography in Iran 1966 – 2010.

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Pitti Discovery

Between art and life

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18.6.2010

La mostra Between Art and Lifecurata da Alberto Salvadori, ha proposto una selezione di oltre 80 opere dell’artista Andrea Zittel, di cui due realizzate per questa occasione: dai wagon station ai sistemi e le capsule abitative per situazioni estreme come il deserto, abiti uniforms, gouaches e dipinti su tavola, tappeti e arazzi.

Sicurezza, libertà, mantenimento, esperienza: sono queste alcune delle parole chiave per comprendere il lavoro di Andrea Zittel, che si firma A-Z Administrative Service Zittel e il cui percorso si è svolto originariamente in California, dove è nata e ha compiuto i primi studi, poi a Brooklyn e infine nuovamente in California, dove si è stabilita con il figlio nel deserto di Joshua Tree. Qui Andrea Zittel prosegue la sua ricerca artistica applicata al quotidiano: i materiali, i limiti e i significati degli spazi abitativi, degli abiti e degli oggetti domestici, la resistenza del corpo in situazioni dove il tempo non è misurabile, le procedure in base alle quali definiamo e valutiamo le qualità. Una scelta di radicale disciplina personale e un’esplorazione psicologica e biologica della nostra esistenza.

La mostra è promossa dall’Osservatorio Arti Contemporanee di Ente Cassa di Risparmio di Firenze (OAC) e dalla Fondazione Pitti Discovery, con il supporto del Polo Museale Fiorentino e la collaborazione delle gallerie Andrea Rosen di New York, Massimo De Carlo di Milano e Sadie Coles di Londra.

 

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Base

6 proposte

27.5.2010

6 proposte (una scultura sociale) è una mostra di Erwin Wurm che riflette sull’incomunicabilità nell’era della comunicazione attraverso un cortocircuito tra affermazioni in contesti discordanti.

La nostra, oramai, è definita l’epoca della 'modernità liquida' proprio perché è caratterizzata da una forte carica di accessibilità a tutte le informazioni in tutto il mondo, di qualsiasi tipo e in tempo reale. Tale potenzialità porta il singolo fruitore a parcellizzare le informazioni e a renderle inutili poiché tolte dal loro contesto perdono di significato, fino addirittura ad acquisire una forte vena di assurdità.

Come accade spesso per le opere di Wurm anche in questo caso il progetto 6 proposte (una scultura sociale) porta alle estreme conseguenze una semplice constatazione che in questo caso riguarda la grande facilità di diffondere messaggi a tutti. Le frasi che si trovano iscritte sui muri di BASE / Progetti per l'Arte sono state scelte dall'artista in forte relazione all'attuale situazione politica italiana. Queste affermazioni derivano da un archivio di 44 testi raccolti da varie persone tutti riguardanti i pregiudizi più comuni della nostra società.

Questo lavoro è stato realizzato con il giornale tedesco Die Zeit che ha pubblicato il 27 novembre 2008 tutte le dichiarazioni su nove pagine inserendole nel suo normale impaginato.

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Villa Romana

Pulp Machineries

13.5.2010

La mostra Pulp Machineries, allestita da Klaas Kloosterboer a Villa Romana, si presenta come un dramma da camera suddiviso in tre atti. In ogni ambiente, Kloosterboer declina l’atto artistico come un sistema di regole e norme da un diverso 'impetus'. In Regole e la vergine (con riferimento a Duchamp) troviamo un costume femminile, mentre sul 'campo da gioco' pende un abito maschile. In Sala macchine si tratta della produzione dello Archiemen (figura di un fumetto olandese) e della pasta di legno necessaria a produrre la carta. 

Kloosterboer, classe 1959, formatosi alla Rijksakademie di Amsterdam, spruzza il colore su tele enormi, le taglia a pezzi e le perfora; scaglia il colore sul supporto, stende a terra, come un rivestimento, dipinti di grande formato, oppure li cuce insieme fino a formare dei costumi di enormi dimensioni. La pittura annulla la parola, la supera, cancellandone il significato. La pittura non è univoca, e nell’opera di Kloosterboer è un atto oppositivo e resistente, un gesto burlesco.

 

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Base

Copie di studio

26.3.2010

Copie di studio è un progetto di Stefano Arienti pensato per BASE / Progetti per l'Arte: differenti nuclei di disegni, nelle dimensioni, nel tipo di carta e nei soggetti, sono esposti come installazione/fregio, come quadreria o sotto forma di libri, trasformando così lo spazio e  facendo emergere una particolare dimensione di intimità.

La particolarità del progetto di Stefano Arienti risiede nella natura e nella motivazione che hanno portato alla realizzazione di questi disegni. Si tratta di immagini prodotte per un uso totalmente privato da parte dell’artista, con cui voleva documentare i disegni e le immagini che poi si disperdevano nel mondo entrando in collezioni private e pubbliche. Queste opere rappresentano un’interpretazione dei disegni da cui provengono in quanto sono ottenute attraverso l’uso della macchina fotocopiatrice ingrandendo o inquadrando un dato particolare dai disegni originali.

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Museo Marino Marini

Corpi da musica

17.2.2010

Con la mostra Corpi da musica. Vita e teatro di Sylvano Bussotti, a cura di Luca Scarlini, il Museo Marino Marini celebra il grande compositore fiorentino, uno dei maggiori del secondo dopoguerra, proponendo per l’occasione, nella sua città natale, un mese di eventi a lui dedicati.

La mostra ha proposto una vasta selezione dell’opera grafica dell’artista, tutte opere rare o rarissime, molte presentate al pubblico per la prima volta. La ricognizione parte dagli anni '40, dai primi ritratti, che catturano istanti di un’esistenza nomade e passa poi attraverso progetti per spettacoli mai realizzati e iconografie di lavori che hanno avuto vasta risonanza, in una miscela di arte e vita. Un itinerario visivo notevole, che è emerso solo in alcune occasioni nel corso del tempo, a partire da alcune celebri esposizioni connesse alle attività del gruppo 63, sotto la cui egida, nel 1965, si svolse il debutto palermitano di Bussotti con La passion selon Sade, messa nerissima in nome del divin marchese, che raccontava un teatro da camera d’eros e sogni.

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Base

ZZ

18.12.2009

Nuove opere, una scultura, un wall painting e una fotografia, sono gli elementi per stabilire una relazione inedita all’interno dello spazio di Base, e con i quali Olivier Mosset apre una riflessione sull’esigenza e natura dei luoghi d’arte oggi. Come afferma l’artista stesso, 'il wall painting è un lavoro che ho presentato più volte ed è per me sempre un’esperienza nuova, visto che è realizzato in ambienti e contesti diversi. Per me la pittura in generale è una sorta d’illustrazione o un tipo di decorazione e con la mia parete monocroma voglio realizzare un esempio più radicale di decorazione. La fotografia, invece, è un’immagine serigrafata di una motocicletta Harley Davidson. Anche se è una foto, per me si costituisce come una 'scultura' perchè nasce da una personalizzazione di questo stesso oggetto. La scultura ZZ si ispira per titolo e forma ad un progetto di Barnet Newman per una sinagoga, presentato nel 1963 al 'Recent American Synagogue Architecture' del Jewish Museum di New York. I

l titolo Zim Zum, che deriva da un termine ebreo (Tzim Tzum), rimanda all’idea di riduzione e concentrazione, ma Tzum è anche lo spazio attraverso il quale il potere creativo di Dio si manifesta e porta le cose ad essere. La mia scultura ZZ, come scrive Vincent Pécoil, aspira a una forma di trascendenza, ma installata nello spazio e posta sul suolo suggerisce un’ambizione più materialista. Il mio non è un gesto iconoclasta ma una forma di empatia…'

Il progetto per BASE nasce da 'oggetti che non sono', siano essi pitture, fotografie o sculture, e che nel loro rifiuto di parlare non smettono di ossessionarci per la loro presenza vivida e reale. Inoltre si apre una nuova questione sulla natura di quel dato contenitore che li contiene, BASE, e la città in cui si trova, ovvero Firenze.

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Lo schermo dell'arte

Film Festival 2009

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Evento inserito nella rassegna 50 Giorni di Cinema 2009

29.10.2009

Per la seconda edizione de Lo schermo dell'arte,  curata da Silvia Lucchesi, il programma annovera film realizzati da artisti che hanno scelto il cinema come mezzo d’espressione, quali Mark Lewis e Alfredo Jaar, entrambi presenti alle proiezioni.  Molte le prime italiane come il documentario del regista e critico d'arte Ben Lewis, che racconta i segreti del mercato dell’arte contemporanea; Martin Scorsese, che narra come il cinema abbia influenzato l’opera dei due maestri del Cubismo, Picasso e Braque; l’artista svizzera Pipilotti Rist, ripresa sul set del suo primo film Pepperminta presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Infine un omaggio a Luciano Emmer, recentemente scomparso, del quale si ripropone la riedizione (2000) del suo Picasso del 1954, e molti film dove protagonisti sono artisti quali Cindy Sherman, Jean-Michel Basquiat, Georges Rousse. 


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Base

Progetto per BASE

25.9.2009

BASE / Progetti per l’arte presenta il progetto inedito di Pierre Bismuth dal titolo Oggetti che avrebbero dovuto cambiare la tua vita appositamente concepito per lo spazio. Per questo progetto l'artista ha invitato il pubblico fiorentino a partecipare donando, prestando o vendendo oggetti acquistati un tempo con la speranza che questi potessero cambiare la propria vita. La mostra è così una collezione di beni di consumo che non hanno mantenuto la loro promessa di cambiamento restando, in molti casi, inutilizzati e dimenticati. E' un'affermazione di disincanto, quella di Bismuth, con la quale non intende rivelare alcuna verità lasciando l'opera e il pubblico liberi di attribuire (ed immaginare) un altro tipo di 'promessa' individuale ad oggetti che fanno parte della nostra quotidianità. Nel progetto di Pierre Bismuth gli oggetti non sono soltanto delle merci. Contrariamente a quanto accade nei readymade, in quest'installazione di Bismuth non avviene una trasformazione della merce in opera d'arte attraverso il semplice travaso da un contesto ad un altro. L'oggetto acquista il potenziale di opera d'arte ancor prima che l'artista lo collochi all'interno dello spazio espositivo, attraverso la testimonianza di una promessa tradita. Questi beni di consumo hanno già perso la loro possibilità di utilizzo come merci: la loro apparenza (estetica) ha fallito e il loro utilizzo è stato così rifiutato. Paradossalmente è soltanto attraverso questo processo di trasformazione in arte, che possono di nuovo riconquistare il loro valore di merci, acquisendo così un nuovo valore d'utilizzo (inutilizzabile).

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Base

Divide Bertocchi

23.4.2009

BASE / Progetti per l’arte ha presentato un nuovo progetto di Davide Bertocchi che l'artista descrive così: 'Il titolo Divide Bertocchi, invece di Davide (dall'inglese 'divide' - dividere) manifesta sin dall'inizio che l'intento principale del mio progetto per Base è quello di proporre una frammentazione e dispersione in progress (entropia) non soltanto fisica, degli oggetti, ma anche esistenziale. Non voglio creare un centro, ma vari interventi indipendenti: é come se io ponessi me stesso come identitá frammentata e ramificata'.
Il primo lavoro é un video che si intitola Exhaust ('marmitta' in inglese ma anche stanchezza, spossatezza..). In particolare si tratta di un montaggio di videoscaricati da YouTube: sono tutti brevissimi video amatoriali realizzati da fanatici di tubi di scarico e marmitte e relativo suono. In ogni sequenza si vede e si sente solo il rumore di un motore che romba. Infatti sono tutte prove di marmitte tra le quali un'omonima marca giapponese che si chiama appunto Bertocchi Mufflers.

Questo aspetto, pseudo biografico, si concretizza in realtà in un'azione totalmente inutile e fine a se stessa. Nell'altra sala sostano varie sculture tra le quali Le Régime che in francese vuol dire anche dieta; infatti l'opera ha un doppio riferimento ad una forma di regime personale ma anche ai regimi politici di forma subdola-mediatica. Poi ancora una scultura di acciaio inox cromato dal titolo Alpha and Omega (chicken-or-egg problem), forma ibrida tra un uovo, citazione della Sacra Conversazione di Piero della Francesca, e un disco d’acciaio. Le fattezze sono quelle di un 33 giri, anch’esso simbolo di un progresso ormai obsoleto o disco volante o semplicemente tautologia sul famoso dilemma filosofico: se é nato prima l'uovo o la gallina?

Altra scultura é una grande palla in ceramica nera appoggiata sulla base e la cui superficie sembra quella di un pianeta abbandonato o bruciato. In realtá si tratta di una copia esatta di una palla a specchi da discoteca ma dalla quale sono stati pazientementi strappati uno ad uno tutti gli specchietti (dei quali vediamo ancora le tracce sulla palla) riducendola ad una specie di scheltro inerme.

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Base

Settecentonovantatre

13.2.2009

Settecentonovantatre sono alcune delle immagini che Armin Linke ha raccolto in 20 anni come fotografo girando il mondo per lavoro producendo all’incirca trentamila provini. Il suo è un archivio delle trasformazioni a cui l’uomo sottopone il contesto in cui va ad insediarsi o a percorrere anche momentaneamente: dalle nuove città asiatiche costruite all’alba del 2000 al recente insediamento a Dubai, dalle fila di persone che si riuniscono al fiume Gange per l’annuale rituale sacro alle foto della distese ghiacciate inesplorate del polo nord viste da un elicottero, dai ritratti alla documentazione di performance musicali o delle arti visive.

All’interno di Base queste immagini saranno presentate in quanto quadreria, come un video (Flocking)*, e come un grande index su tutta una parete in cui il concetto di associazione e narrazione per immagini avrà il sopravvento sulla singola foto. Settecentonovantatre non è l’esposizione dell’archivio di foto dell’artista, ma un modo per riflettere sulla sua ragion d’essere che coincide anche con l’utilizzo da parte del pubblico.Settecentonovantatreè una riflessione su come possono essere interpretate e quindi presentate, fruite e associate tra di loro queste immagini. Il materiale è lo stesso ma mutando l’organizzazione muta anche in un certo senso il materiale stesso.

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XING

Flora 2008

05.12.2008

Nel dicembre 2008, negli spazi di CangoXING presenta la seconda edizione di Flora, un festival nazionale, nato dall'esperienza di Netmage e dedicato a nuovi progetti di cooperazione interdisciplinare commissionati a personalità italiane maturate nel settore delle arti elettroniche (video/film-makers, artisti visivi, fotografi, musicisti).

Una serie di progetti multi-schermo, affiancati da una camera oscura e da un 'teatro' oggettuale, costituiscono l'ossatura di un programma che oscilla tra evocazioni fantasmatiche, immagine documentaria e neo-concretismo. Una selezione di live media che attraverso sette opere commissionate appositamente o riprese, mette in luce una generazione di artisti cresciuti tra l'Italia e altri paesi europei nell'ultimo decennio come Luciano Maggiore, Narice (Virgilio Villoresi/Dominique Vaccaro), Federico Pepe/Wang Inc., Ephemeroptera (Francesca Cogni/Pietro Lembi/Giuseppe Ielasi), Francesco Fei/Steve Piccolo, Massimiliano Nazzi/Emanuele Martina, Pietro Riparbelli/K11. 
Flora è un progetto curato da Daniele Gasparetti e Andrea Lissoni.

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Bardini Contemporanea

Cythère

29.11.2008

Esistono enigmatiche ambivalenze nei rapporti tra mente e mondo, architettura e natura. Costruiamo narrazioni di natura nel cuore stesso delle città. Quali sono gli usi politici e sociali della natura? Quale il desiderio che sospinge le finzioni 'biofile'? Nel riflettere sulle pratiche di conservazione e archiviazione, Cythère - la mostra di Michele Dantini e curata da Alberto Salvadori negli ambienti di Villa Bardini - allude nel titolo al celebre quadro di Watteau e all’isola dimora di Afrodite, al tempo stesso meta di pellegrinaggio e premio d’amore.

Il progetto, realizzato attraverso estensive campagne di ricerca e fotografiche in istituzioni museali dedicate al contemporaneo e contesti spesso poco noti o non accessibili al pubblico, è una sorta di inchiesta selettiva e frammentaria sulla mente umana, un tentativo di saggio di antropologia dell’immateriale condotto attraverso l'attenzione alle finzioni di distanza, spostamento, splendore; ai dispositivi, le segnaletiche, le linee di consolidamento o frattura dell'illusione e gli artifici che l'hanno sorretta e generata.

In mostra, negli ambienti della villa, una serie completa di fotografie di grande formato e un’installazione di disegni sul tema del viaggio e dell’isola.

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Base

Fantasia

20.11.2008

BASE / Progetti per l’arte ha concluso il suo decimo anno di attività presentando una nuova installazione video di Grazia Toderi dal titolo Fantasia. Per tutta la durata della mostra, lo spazio è stato trasformato in uno scrigno prezioso e inaspettato diventando un punto di vista inedito e avvolgente, consentendo di percepire in maniera diversa lo spazio stesso ed il contesto attorno ad esso: la città e l’idea che si ha di Firenze come cittadini o turisti.

I video di Grazia Toderi - dall’alto e sulle città - nascono dalla lettura delle Città invisibili di Calvino, dal voler creare un rapporto tra la terra (e le sue luci) e il cielo che la contiene. In Fantasia abbiamo a che fare con un miraggio o anche con una sorta di Atlantide inabissata e osservata attraverso lo specchio d’acqua o forse siamo noi spettatori che osserviamo questa realtà da sotto la superficie dell’acqua. La domanda è quale dei due lati o dei due punti di vista è quello giusto. Entrambi e nessuno, visto che una delle costanti del lavoro di Grazia Toderi è la volontà di annullare la forza di gravità e posizionarci come su un altro pianeta.

La verità sta nel tempo della materializzazione di questi due orizzonti e panorami. Qui il video non rappresenta né la mappa della città né il suo panorama, ma vuol concretizzare il tempo della sua materializzazione di fronte ai nostri occhi. Il momento è quello di una trasformazione in atto. E’ una danza. È un miraggio. È una fantasia. Questa fantasia però non è fuga dalla realtà, visto che per l’artista la realtà non esiste, ma solo colui che la vuole scoprire.

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Krypton/Teatro Studio

Zoom Arte/ Dehors

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16.11.2008

Dehors è un progetto di Pietro Gaglianò con il coinvolgimento di Cristian Chironi, Giovanni Ozzola, Maria Pecchioli con Caterina Poggesi e Enrico Vezzi 

Le città hanno bisogno di essere raccontate e di trovare, grazie allo sguardo di osservatori ispirati, il mito di se stesse. Scandicci, in linea con la propria vocazione alla contemporaneità, trova nel lavoro degli artisti lo specchio della propria anima nascosta che qui viene declinata in visioni, azioni e percorsi. Quattro artisti vengono chiamati a interpretare lo spazio urbano, scegliendo per la collocazione dei propri lavori spazi della città che appartengono a chi la attraversa quotidianamente: zone di transito, strade, luoghi di incontro. Quattro opere site specific lanciano segnali di richiamo in un dialogo aperto con Scandicci e con le sue luci.

Questa edizione di Zoom Teatro, nel segno di una pratica che contraddistingue le attività del Teatro Studio, allarga l’orizzonte verso operazioni esterne alla scena, o appena sul confine, sempre più labile, che separa le arti tradizionalmente definite sceniche dagli altri linguaggi della visualità contemporanea. 

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Studio Marangoni

Interpretare il territorio

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25.10.2008

Interpretare il territorio è una mostra fotografica realizzata dagli studenti del Liceo Artistico Alberti e del liceo Scientifico Castelnuovo.

L'esposizione è il risultato di un progetto di indagine fotografica sul territorio fiorentino durante il corso di fotografia tenuto dagli insegnanti della Fondazione Studio Marangoni Simone Bacci e Gianluca Maver.

Hanno esposto i propri lavori: Andrea Amico, Camilla Blasi, Angela Busato, Filippo Cosi, Pietro Daviddi, Costanza De Biase, Giacomo Fantechi, Niccolò Ferragamo, Martina Foggi, Alessandro Gentili, Caterina Giovannetti, Francesca Isoldi, Caterina Lotti, Lorenzo Luzzi, Filippo Moraldi, Chiara Moretti, Giulia Puliti, Diana Quercioli, Eleonora Vannuzzi, Lorenzo Vilani.

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Tusciaelecta

Mario Airò

20.9.2008

Per Tusciaelecta 2008, Mario Airò ha pensato un'installazione permanente per il ponte pedonale che collega Piazza Ferrante Mori e Piazzetta delle Cantine a Greve in Chianti. 

L’installazione viene 'attivata' dalla presenza dei passanti: un articolato sistema di sensori e leds luminosi segnala il passaggio dei pedoni, generando una variazione cromatica direttamente legata ai loro spostamenti. 

Mediante un uso sapiente della luce artificiale e della tecnologia l’artista ha creato un’opera che esplicita i significati del passaggio e attraverso la stimolazione percettiva, porta all’attenzione dello spettatore-attore le sue molte possibili implicazioni, donando a questo ponte (originariamente piuttosto anonimo) un’inedita possibilità di sguardo e di accompagnamento per coloro che lo frequentano.

Il progetto di Mario Airò è a cura di Arabella Natalini. 

Filtri: Tusciaelecta, Arti visive, 2008

Base

Untitled (curious016)

10.9.2008

Nico Dockx e Kris Delacourt presentano a BASE il progetto audio Untitled (curious016), un’installazione sonora/ambientale pensata appositamente per lo spazio di Firenze.

In occasione di questa mostra è stato prodotto e presentato anche il cd con gli interventi sonori raccolti durante il processo di realizzazione dell’idea. Il progetto curios016 è nato in seguito ad un workshop di una settimana al Land Foundation and Chiang Mai University Art Museum a Chiang Mai, Tailandia, in collaborazione con Building Transmissions e il Freq_out group. Quest’ultimo è stato ideato da Carl Michael von Hausswolff, curatore e artista svedese, coinvolgendo 13 altri autori scelti tra architetti, compositori, produttori, scultori e matematici per realizzare lavori sonori che utilizzano una specifica frequenza per poi comporre un unico e collettivo sound space.

Filtri: Base, Arti visive, 2008

Base

Instead of...

24.7.2008

BASE/ Progetti per l'arte ha presentato un nuovo progetto di Tino Sehgal pensato come omaggio all’attività del collettivo di artisti che hanno sempre invitato altri artisti a realizzare progetti legati alla riflessione sullo spazio o sul linguaggio dell’arte.

'Instead of allowing some thing to rise up to your face dancing bruce and dan and other things'.

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Bardini Contemporanea

Luis Molina-Pantin

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25.6.2008

Per la prima volta a Firenze vengono esposte le fotografie dell’artista venezuelano Luis Molina- Pantin.

A Villa Bardini una selezione di lavori - New landscapes, Chelsea Galleries e Studio informale sull’architettura ibrida, Vol. I. La Narco-Architettura e i suoi apporti alla comunità (Calì-Bogotá, Colombia) 2004-2005  - ripercorre la ricerca di Pantin dalla fine degli anni ‘90 fino ad oggi.

La ricerca che emerge dall’insieme dei lavori esposti rimanda ad un’idea di paesaggio immaginifico, metafisico, legato al ricordo, all’idea di souvenir, mettendoci di fronte alla presenza dell’assenza di un luogo, di un oggetto, di una terribile storia di sfruttamento e arricchimento tramutata in una grottesca allegoria architettonica.
Pantin ci porta a riflettere sulla scomparsa, sulla trasmutazione, partendo dalla teoria di origine hegeliana della sovrapposizione tra soggetto ed oggetto, arrivando a Deleuze e alle sue riflessioni tra differenza e ripetizione, approdando infine a Bourriad e alla sua estetica della post produzione. La sparizione, la dissolvenza dell’oggetto, dell’opera, dell’architettura come soggetti e la loro nuova connotazione sono alla base della fotografia e della ricerca di Pantin, assieme allo spirito archivistico, creatore di campionari che suppliscono alla reale esperienza, denudando l’incapacità e l’immobilismo umano di fronte alla seduzione dell’inganno scenico.

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Base

Tutti Frutti

23.5.2008

BASE / Progetti per l'arte festeggia il suo decimo anno di attività presentando un progetto speciale di Franz West pensato appositamente per l'occasione. Tutti Frutti è una mostra collettiva pensata da West, con West, è un concerto, è un presentare opere che accolgono altre opere d'arte.

Tutti Frutti è una riflessione sul ruolo dell'artista rispetto all'attuale società e una destrutturazione del concetto di autore, di opera d'arte e di contenitore così come sono comunemente accettati, per mettere in evidenza la possibilità di creare relazioni e connessioni inaspettate.
L'artista descrive così il suo intervento: 'la mostra non é realizzata da me, ma attraverso e a partire dai contributi degli artisti con cui sono da sempre in contatto. La strategia dell'intervento é quella di esprimere un'interpersonale ed effettiva materializzazione di legami di natura spirituale, non conformandosi a quella della normale autorialità dell'opera d'arte. Originariamente volevo diventare un gallerista, ma alla fine degli anni sessanta a Vienna, a causa di una serie di motivi economici non mi è stato possibile. La mia galleria avrebbe avuto l'aspetto di questa mostra, e quindi é una comprensione tardiva e artificiale del mio desiderio. Naturalmente nessun oggetto è in vendita. Tutto questo vuole lasciarsi liberamente interpretare e se questo atteggiamento verrà capito il progetto avrá adempiuto al suo scopo'.

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Museo Marino Marini

La coda della balena...

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31.3.2008

Claudia Losi. la coda della balena e altri progetti 1995-2008 è una mostra a cura di a.titolo e Alberto Salvadori, prodotta dal Museo Marino Marini in collaborazione con Pitti Discovery

Il percorso espositivo, che si sviluppa negli spazi della cripta del museo fiorentino, si snoda lungo una selezione di venti opere che documentano temi portanti della ricerca di Claudia Losi: il disegno e l’esperienza della geografia, intesi come rapporto complesso e in progress con gli spazi aperti e i segni che li compongono, dagli elementi naturali, alla fauna, dai mutamenti del paesaggio a quelli della comunità che lo abita. Aspetti questi che trovano due incipit nella raffinatezza della serie delle Tavole vegetali (dal 1995), diverse tipologie di licheni ricamati su stoffa e nella luminosità dei dieci elementi che danno corpo alla serie dei Celacanti: ricami e disegni riprodotti su tessuto imbottito, paesaggi fantastici nei quali i profili stilizzati di questi fossili viventi, nuotano osservati da figure maschili e femminili, poste in diverse prospettive.

In mostra anche la testimonianza di quasi sei anni lavoro, seguendo il viaggio della balena, durante i quali hanno preso vita molti incontri e diversi tipi di collaborazioni. Attraverso questo “andare”, l’artista ha creato, con il saper fare di comunità di donne, ceramisti e videomaker, un “patrimonio di senso” che compone oggi una parte importante di Balenaproject: otto documentari che testimoniano un viaggio reale di un oggetto dell’immaginario.

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Tusciaelecta

The end of second act

01.12.2007

Invitati per TusciaElecta a realizzare un’opera permanente per il Comune di San Casciano, Perino & Vele hanno progettato per le mura del Teatro Niccolini un’installazione sospesa, una 'seconda pelle' dalle sembianze animali che interrompe la monumentalità dello spazio architettonico inducendo nell’osservatore un sottile senso di straniamento.

A questo si aggiunge poi il senso di incertezza percettiva indotta dall’indeterminatezza del materiale: attraverso il rinnovato impiego della cartapesta, utilizzata dal duo campano fin dal suo esordio per plasmare forme singolari, morbide e sinuose, gli artisti sfidano la solidità tipica della scultura tradizionale invitando a un nuovo sguardo. The end of second act mette così in atto una 'narratività inconsueta', capace di mutare condizioni e consistenza del quotidiano per dar vita a relazioni e paesaggi straordinari. 

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Base

Zone

22.11.2007

La mostra Zone è appositamente concepita da Carsten Nicolai per lo spazio di BASE. Il titolo deriva da un termine slang usato dai berlinesi per indicare un tedesco della ex DDR. Nicolai è un tedesco dell’est. La Zona però è anche il luogo in cui si svolge la ricerca della stanza in cui si realizzano i desideri nel film Stalker del 1979 di Andrej Tarkovskij. Il regista russo ha vissuto gli ultimi anni della sua vita proprio in Via San Niccolò a Firenze e la mostra così si configura come un dialogo ipotetico tra lo spazio mentale-fisico di attesa in cui faceva immergere ed agire i suoi personaggi, quello reale conosciuto dal regista e quello reale da cui noi, in quanto spettatori, facciamo questa nuova esperienza.
Nicolai, attraverso un’installazione sonora e altri piccoli oggetti avvolti di mistero, crea all’interno dello spazio apparentemente vuoto di BASE un luogo nuovo che stimolerà lo spettatore sia a livello fisico che psichico facendolo interrogare sulle sue reazioni e presenza lì in quel dato istante spazio-temporale. L’intento dell’artista, come sin dall’inizio del suo percorso artistico, è quello di superare la scissione fra i diversi livelli della percezione, lasciando esperire fenomeni fisici come le frequenze luminose e sonore in uguale misura.

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Studio Marangoni

Googlegrams

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08.11.2007

Sembrano i pixel del computer le minuscole immagini che osservate da lontano, ingannano l’occhio componendo un’unica foto. È Joan Fontcuberta che ci sorprenderà con le sue opere in trompe-l’oeil tratte da Googlegrams, in esposizione alla Fondazione Studio Marangoni Gallery.

Queste foto sono frutto di un lavoro elaborato, che vede protagonista il famoso motore di ricerca su internet, qui trasformato nella sorgente che origina i tasselli di ognuno di questi mosaici. Le immagini sono state selezionate da Google attraverso precise chiavi di ricerca, per poi essere riunite in un'immagine più grande che mette in evidenza - spesso in maniera provocatoria - le relazioni tra le parole e le immagini. Come sottolinea l'artista, internet stesso è 'la suprema espressione di una cultura che dà per scontato che registrazioni, classificazioni, interpretazioni, archiviazioni e narrazioni per immagini siano inerenti a una completa gamma di azioni umane, da quelle più private e personali a quelle più scoperte e pubbliche'

Nel mirino alcuni dei temi che hanno scosso l’opinione pubblica: famosa, della serie Googlegrams, la grande immagine dei prigionieri torturati ad Abu Ghraib generata con immagini degli stessi pubblici ufficiali coinvolti nello scandalo. Joan Fortcuberta usa infatti le sue foto come strumento di denuncia, col quale puntare il dito con forza su alcune scottanti notizie di cronaca e di attualità.

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XING

Flora 2007

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19.10.2007

Negli spazi di Cango, XING presenta Flora, un progetto nato dall'esperienza di Netmage festival e realizzato per l'Osservatorio per le arti contemporanee dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. 

Il programma si apre con Bissera, opera multi-schermo creata dagli artisti multimediali Invernomuto e la fotografa Moira Ricci. Segue Circo Togni Home Movies, un insieme di rari film in 8mm della famiglia Togni, restaurati da Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia e La Camera ottica, e rimontati su quattro schermi dal film-maker Mirco Santi, Paolo Santi e Giulio Bursi accompagnati dal contrappunto di chitarre, oggetti ed elettronica di Andrea Belfi e Stefano Pilia. 

Altro registro per il progetto Hells & Bells del duo OLYVETTY, composto dall'artista visivo e musicista Riccardo Benassi e del musicista Claudio Rocchetti. Un ritorno su toni più delicatamente cinematici è rappresentato dalla nuova produzione All the way alive (Air Trees Water Animal) nata dall'inedita collaborazione tra l'artista multimediale Andrea Dojmi e il musicista Flushingdevice. Quasi sinfonico, infine, il teso confronto di For It Happens Alike With Man and Beast; As The Beast Dies, So Man Dies, Too, con le immagini create dal filmmaker inglese Andrew L. Hooker, 'orchestrato' dal trio elettroacustico 3/4HadBeenEliminated.

 

 

 

 

 

 

 

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Base

Peter Kogler

10.10.2007

L'intervento di Peter Kogler per BASE consiste in un complesso disegno su fondo bianco - generato al computer - che costituisce la pelle temporanea del pavimento dello spazio di Base.

Le immagini stereotipate di un cervello e di una mappa del mondo interferiscono soprammettendosi a due fasce decorative, l'una di colore rosso e l'altra di colore verde, che si stendono in un movimento ripetitivo all'interno dello spazio mettendo in connessione le due stanze. Le vetrate dello spazio di Base, che lo separano dall'esterno, sono inoltre dei filtri alternati di colore monocromo trasparente verde e rosso.

In questo lavoro Kogler analizza l'interazione tra la struttura geometrica e la luce facendo riflettere lo spettatore sui pre-requisiti della percezione. Guardando il lavoro da fuori attraverso le finestre colorate, infatti, questo viene modificato: a seconda del colore attraverso cui guardiamo l'interno dello spazio, una parte del disegno sul pavimento sparisce. Una volta entrati dentro lo spazio invece il lavoro è percepibile nella sua interezza, come se improvvisamente ci venisse rivelato un aspetto invisibile fino al quel momento della nostra percezione. Questa è un'opera sulla percezione, sull'inganno e sulla meraviglia della visione, ma che rivela allo stesso tempo e in maniera molto sottile delle analogie con i sistemi di comunicazione dei network globali.

Filtri: Base, Arti visive, 2007

Tusciaelecta

Beadeker

18.5.2007

In occasione della mostra Bardini Boboli Project, Michele Dantini ha affiancato la presentazione di Baedeker, libro d’artista concepito per Tusciaelecta 2007.

Baedeker è una raccolta di progetti site-specific prodotti per Tusciaelecta e insieme l’esemplificazione di un’attitudine di lavoro: la diversità dei progetti corrisponde alle molteplici narrazioni che attraversano un territorio, in forme di volta in volta palesi, latenti, ironiche, spettrali e al differente coinvolgimento che ognuna di esse sollecita.

Il testo che dà nome al volume è un diario di viaggio molto conversato, un travelogue; intreccia ricerche di documenti, frequentazione di archivi, dialoghi e frammenti di inchiesta, biografie, manipolazioni di cartoline vintage, peregrinazioni. Adotta il nome della più diffusa guida turistica ottocentesca, il breviario laico delle vacanze inglesi, svizzere o tedesche in Italia ma si propone ambiziosamente di aggirare (l’ufficialità di) mirabilia e monumenti. Collocato tra progetti visivi, sperimenta interferenze tra immagini e parole, attitudini comuni, reciproche o distinte, collaborazioni possibili, congenialità, silenzi. Interpreta la scrittura come pratica relazionale.

Artista, critico, curatore, Michele Dantini è interessato a progetti che connettano arte, ecologia politica e riflessione sulla 'sfera pubblica'. 

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